Economia

È la festa internazionale della donna, ma l'equità di genere sul lavoro è rara

La possibilità di spostarsi, avviare un'impresa, avere figli, salire a posizioni manageriali, ricevere una pensione è data a donne e uomini senza distinzione solo in sei Paesi (l'Italia non è tra questi). Eppure sulle lavoratrici grava un numero maggiore di ore di lavoro, pagato e non, fuori e dentro casa.

Dieci anni fa nessun Paese al mondo garantiva pari trattamento economico e sociale alle lavoratrici rispetto ai colleghi maschi. Oggi la maggior parte delle economie mondiali si sta portando verso l'equità di genere, grazie a importanti interventi legislativi. Tuttavia, soltanto sei nazioni possono affermare di averla raggiunta, e l'Italia non è inclusa nella lista.

Belgio, Danimarca, Francia, Lettonia, Lussemburgo e Svezia hanno varato leggi che tutelano in ugual modo donne e uomini nel mondo del lavoro. Lo stabilisce un'analisi della Banca Mondiale, che valuta la discriminazione di genere in 187 economie, con un punteggio ottenuto a partire da 35 diversi indicatori (e altrettante domande).

Punti critici. Lo studio si concentra sulle leggi che garantiscono alle donne la possibilità di vivere e lavorare liberamente, prendendo in esame otto macro settori: la facilità di spostarsi, di iniziare un'attività, di ricevere un salario, di sposarsi o divorziare, avere figli, condurre un'impresa, gestire patrimoni e ricevere una pensione.

Per ogni Paese vengono valutate le risposte a domande come: "Una donna può richiedere liberamente un passaporto come un uomo?", "Può legalmente accedere a una professione?", "Esistono leggi sulle molestie sessuali su lavoro?", "La legge impone un'equa remunerazione per impieghi di uguale valore?", "Esiste una maternità retribuita di almeno 14 settimane?", "Esiste un congedo di paternità?", "Il licenziamento di lavoratrici incinte è proibito?", "Donne e uomini hanno uguali diritti sulle eredità e sui patrimoni immobiliari?".

Una strada ancora lunga. Da questi punteggi gli autori hanno ricavato un punteggio fino a 100. Se solo sei economie hanno "passato l'esame" con punteggio pieno, la media globale è di 74,71: la notizia amara nella Giornata internazionale della donna, è che in media c'è mancanza di equità di genere sul lavoro in un quarto delle aree esaminate.

L'Italia si trova al 22esimo posto, con un punteggio di 94,38, dopo Grecia, Portogallo, Spagna, Croazia, ma prima di Paesi Bassi, Norvegia, Germania, Stati Uniti. I Paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) hanno ottenuto i punteggi più alti, quelli di Medio Oriente e Nord Africa i più bassi.

Il secondo lavoro (e il terzo, il quarto...). Pur non godendo delle stesse tutele fondamentali, le donne lavorano complessivamente più degli uomini. Se è vero che gli uomini trascorrono più ore fuori casa, la quantità complessiva di lavoro, fuori e dentro casa, pagato e non pagato, è superiore per le donne, sulle quali grava una quantità non retribuita e non equamente spartita di attività di cura (di persone: anziani, bambini, persone con disabilità, adulti; della casa: preparazione dei pasti, pulizia, raccolta dell'acqua). È anche questo numero ingente di ore di cui nessuno sembra tener conto a far aumentare il monte ore di fatica femminile.

7 marzo 2019 Elisabetta Intini
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