Il sale della Terra

La produzione di sale è una delle attività minerarie più antiche della storia: un libro fotografico celebra questo alimento indispensabile per la conservazione del cibo.

salz_01salz_04salz_05salz_06salz_08salz_coverApprofondimenti
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Salar de Uyuni. Che cos'è questo cerchio, nel cuore di una distesa di un bianco abbacinante? Siamo nella più grande piana salata del mondo: il Salar de Uyuni, in Bolivia, su di un altopiano delle Ande. Un deserto grande più di diecimila km quadrati, coperto da una spessa crosta di sale, che nasconde acque sature di sali e ricche di minerali come il litio. Questo ambiente lunare è ciò che resta di un antico lago. La curiosa formazione circolare è una "minera": in alcune parti del Salar, infatti, i lavoratori rompono la crosta di sale e ne fanno una sorta di mattoni regolari. Alcuni preferiscono creare aree di estrazione tonde - come questa - altri quadrate. Quella boliviana è una delle tappe del viaggio che Mikel Landa e Luke Duggleby hanno compiuto nei luoghi di estrazione del sale: le hanno documentate con foto ora riunite nel libro Salz der Erde, pubblicato in tedesco per l'editore Mare.

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Assal. Una carovana del sale, in Etiopia. Così avviene il trasporto dell'oro bianco estratto dalla zona del lago di Assal: un basso lago salato in una depressione a 155 metri sotto il livello del mare, a Gibuti, al confine con l'Etiopia. Grandi lastre sono tagliate nella distesa di sale che circonda il lago: queste sono poi lavorate in blocchi regolari pesanti anche 7 kg. E tutto è fatto a mano, con attrezzi artigianali. Poi c'è il trasporto in carovana: si impiegano due giorni per percorrere la distanza tra la zone di estrazione vicina al villaggio di Hammadilla e il deposito di Berahle, superando un dislivello di 900 metri in salita. Ogni giorno, centinaia di carovane sono in marcia: in genere, sono piccoli gruppi di quattro o sei cammelli e asini.

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Mirzaladi. Con maschere per proteggersi dal sole, si lavora per ricavare il sale dal Mirzaladi, un lago salato in Azerbaigian. Il sale è ammucchiato in grossi cumuli sulle rive, dove si asciuga per qualche giorno: poi viene caricato su camion (molti ancora di epoca sovietica) e trasportato alla fabbrica dove è lavorato. Sono però rimasti anche alcuni carri trainati da cavalli, che essendo leggeri si muovono senza sprofondare nella zona del lago. Dal Mirzaladi si ricavano 20.000 tonnellate all'anno di oro bianco, che è consumato per il 90% direttamente in Azerbaigian e per il resto esportato in Georgia.


# Vedi anche: # Un cubo di sale

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Sawu. L'abitante di un villaggio in Indonesia rimpie con acqua di mare le "ceste del sale" della sua famiglia. Ogni due giorni fa una sorta di rabbocco e in circa una settimana, con l'evaporazione, si deposita abbastanza sale, che è quindi raccolto. Siamo sull'isola di Sawu, dove da generazioni in alcuni villaggi costieri si ottiene sale in questo modo particolare. L'acqua di mare è trasportata, in contenitori fatti con foglie di palma intrecciate, fino alla ceste, in cui è travasata. Questa produzione avviene nella stagione secca, da aprile a dicembre. Una famiglia in una stagione può produrre circa 300 kg di sale, che è venduto in un vicino mercato per l'equivalente di 50 centesimi al kg, o al doppio in una più lontana città.


# Vedi anche: # Perché l'acqua marina è così ricca di sale?

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Guérande. Dall'alto, le saline di Guérande sembrano una tavolozza di diversi toni di verde e rossiccio: un sistema di canali e bacini in cui le acque marine, entrate con l'alta marea, finiscono per evaporare. La penisola di Guérande, nel dipartimento francese della Loira Atlantica, è nota per le sue saline: la tradizione è vecchia di secoli, e ancora oggi vi lavorano circa 300 "paludiers". Producono, per esempio, il rinomato fleur de sel: è uno strato di cristalli che si forma sulla superficie dell'acqua, in particolari condizioni atmosferiche, e che è raccolto a mano usando un attrezzo chiamato "lousse", una sorta di schiumarola rettangolare all'estremità di un bastone.

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La copertina del libro fotografico Salz der Erde (in tedesco, "il sale della Terra"), dell'editore Mare. Mikel Landa e Luke Duggleby hanno riunito le foto scattate in 25 Paesi di tutti i continenti, nelle località in cui il sale è ancora raccolto o estratto secondo antiche tradizioni. Da Trapani al Gujarat, in India.

Salar de Uyuni. Che cos'è questo cerchio, nel cuore di una distesa di un bianco abbacinante? Siamo nella più grande piana salata del mondo: il Salar de Uyuni, in Bolivia, su di un altopiano delle Ande. Un deserto grande più di diecimila km quadrati, coperto da una spessa crosta di sale, che nasconde acque sature di sali e ricche di minerali come il litio. Questo ambiente lunare è ciò che resta di un antico lago. La curiosa formazione circolare è una "minera": in alcune parti del Salar, infatti, i lavoratori rompono la crosta di sale e ne fanno una sorta di mattoni regolari. Alcuni preferiscono creare aree di estrazione tonde - come questa - altri quadrate. Quella boliviana è una delle tappe del viaggio che Mikel Landa e Luke Duggleby hanno compiuto nei luoghi di estrazione del sale: le hanno documentate con foto ora riunite nel libro Salz der Erde, pubblicato in tedesco per l'editore Mare.