Fare impresa con gli incubatori di idee e le startup

Volete sviluppare un progetto innovativo? O un servizio per il pubblico o per le aziende, o un prodotto che ancora non c'è? Avete un'idea vincente? Gli incubatori possono farvela realizzare.

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Gli incubatori di idee sono botteghe rinascimentali in chiave moderna, ambienti attivi e dinamici dove è possibile mettere alla prova un'idea che abbia prima passato una preselezione: se poi funziona e se ha le chance per diventare qualcosa di più di un test, può avere inizio (in inglese startup) un'impresa, un'attività imprenditoriale. Gli incubatori sono perciò opportunità sia per i giovani di talento sia per gli investitori. In queste pagine, attraverso tre esempi raccontiamo altrettante tipologie di incubatori: privato (come H-Farm, in Veneto), pubblico (come PolitHub, della Fondazione Politecnico di Milano) e misto privato/pubblico (come TechPeaks, a Trento). Ecco che cosa sono e come funzionano.
 
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Imprenditori e mercato del lavoro sono in crisi, ma c'è chi riesce a emergere con una ricetta sempreverde: idee, competenza e "fiuto": «Ci vogliono visione e capacità imprenditoriali», afferma Riccardo Donadon, fondatore e amministratore delegato di H-Farm, incubatore che ha collezionato molti progetti di successo. A pochi chilometri dall'areoporto di Venezia, Donadon ha restaurato alcuni rustici in mezzo al verde e ci ha messo la sua creatura: «H-Farm l'ho fondata dopo aver venduto E-tree, la web company che realizzava portali "business" e che è diventata uno dei casi italiani della "new economy". Ceduta l'azienda, il mio obiettivo era dare una possibilità a chi avesse idee innovative e voglia di rischiare».

Idee per l'evoluzione. Oggi a H-Farm arrivano migliaia di proposte: l'azienda ne sceglie 10 ogni sei mesi. Scelto un progetto, i suoi ideatori possono realizzarlo stando ospiti tre mesi e con un budget di 70 mila euro, in parte in denaro e in parte in servizi. Il risultato viene infine presentato ai possibili imprenditori e investitori.
 
«Tra gli imprenditori e gli investitori interessati possiamo esserci anche noi», prosegue Donadon. «Da quando siamo nati sono state avviate 47 startup da progetti "incubati" qui. Tra queste, alcune hanno ottenuto ottimi risultati. Per esempio H-Art, una innovation agency, ossia una web-agency che lavora per ogni tipologia di strumento digitale oggi disponibile, e qui parliamo di e-commerce - vetrine di commercio elettronico rivolto a privati - così come di b2b, business to business, ossia prodotti e servizi orientati alle imprese.»
 
I criteri di scelta delle idee da incubare sono molti e vari, «ma per noi», conclude Donadon, «deve prima di tutto essere un'idea capace di innovare qualcosa sul web. Come Moku, che permette agli studenti di raccogliere e condividere documenti. O come Digital Accademia, che fa prodotti educativi per bambini. Come l'app Contabosco di Focus...».

Contabosco è una app nata da un'idea di Daniela Lucangeli, Digital Accademia e Focus.

L'acceleratore di impresa della Fondazione Politecnico, uno tra i primi incubatori universitari d'Europa, vuole diventare il riferimento in Italia delle startup tecnologiche (bioingegneria, tecnologie "verdi", design...). «Rispetto agli obiettivi del 2003, quando è nato PoliHub, da quest'anno ci siamo aperti anche a idee che possano trasformarsi in prodotti», spiega Matteo Bogana, direttore della Fondazione Politecnico. Come Ginko, che è sia un ombrello riciclabile al 100% sia una startup di PoliHub nel campo del design: «È stata tra i finalisti del premio internazionale James Dyson Award. L'idea vincente di Ginko è davvero semplice: considerato che ogni anno vengono persi o rotti almeno 900.000.000 di ombrelli, quanto può valere un modello del tutto riclicabile?»
 
I risultati di PoliHub sono notevoli: 75 aziende incubate in 10 anni, 600 posti di lavoro e oltre l'80% delle aziende create sono tuttora attive. Negli ultimi due anni ha raccolto investimenti per 4 milioni di euro: «Per giovani che si mettono in gioco in settori così specializzati come quelli che seguiamo, entrare nel mercato e sopravvivere non è facile. Perciò teniamo "protette" le startup fino a tre anni, per consolidare l'impresa dopo l'idea».

A Trento si parla da tempo di una nuova Silicon Valley nata attorno a TechPeaks, un acceleratore che "accoglie" sia chi ha progetti già confezionati sia persone con idee da sviluppare nell'ambito dell'information technology a livello internazionale. «Gli incubatori curano un'operazione per periodi che vanno da 3 mesi a 3 anni. Noi ce ne occupiamo per sei anni», spiega Paolo Lombardi, da un anno a capo della struttura finanziata dalla Provincia di Trento per favorire l'occupazione nel territorio. «Siamo uno strano esempio di acceleratore, per due motivi: perché "acceleriamo" anche persone e perché operiamo in ambito internazionale. Qui non arrivano infatti solo piccole società con una valida idea, ma anche singoli che hanno un'idea ma non hanno un team, così come altri senza neppure un'idea imprenditoriale ma che rendono disponibili le loro competenze.»
 
«Nei nostri primi sei mesi di vita», prosegue Lombardi, «sono arrivati qui circa 70 giovani imprenditori, dei quali 50 non italiani, dopo che abbiamo vagliato 619 candidature da tutto il mondo: abbiamo ricevuto domande da 53 paesi diversi. In testa alla classifica c'è l'Italia, poi la Russia, l'Ucraina, gli Stati Uniti e il Regno Unito. I partecipanti al bando, uscito nel gennaio 2013, erano di ogni età, dai diciannovenni neo-diplomati ai professionisti cinquantenni.»
 
«Le persone selezionate stanno nella provincia per sei mesi, durante i quali ricevono vitto, alloggio, cinquecento euro al mese di rimborso spese e corsi di formazione ad hoc - per esempio lezioni di marketing, analisi di mercato, gestione clienti e investitori. Chi ha già il progetto studia come metterlo sul mercato, chi ha solo l'idea, nel "Laboratorio delle idee" lo trasformerà in progetto.» Dopo i primi sei mesi c'è la ricerca dei finanziatori: «A dicembre avremo un demo-day dedicato ai possibili investitori, con l'obiettivo che tutto ciò resti in Trentino perché le startup diventino nuovi posti di lavoro e nuovi fronti di ricerca. Per ogni euro di finanziamento privato, TechPeaks finanzierà la stessa cifra fino a un tetto massimo di duecentomila euro». conclude Lombardi. La filosofia di TechPeaks è semplice: far nascere idee da finanziare e far crescere in regione, con ricadute dirette e indirette sul territorio in termini di lavoro, ricerca e sviluppo. Il prossimo bando è previsto per il 15 ottobre...

01 Ottobre 2013 | Sabina Berra