Comportamento

Bitcoin mining: quanto costa, in termini energetici?

Il valore della criptovaluta non è l'unica cosa ad aver subito un'impennata negli ultimi mesi: anche l'energia necessaria ad estrarli è salita a livelli ecologicamente non più sostenibili.

Il valore dei BitCoin, arrivato quasi fino a 10 mila dollari (il doppio rispetto ad ottobre) non è l'unica caratteristica della valuta virtuale ad essere lievitata nel 2017. Anche l'energia utilizzata per generare questa criptomoneta (cioè quella spesa per le attività di mining) ha raggiunto nuove vette: secondo una ricerca condotta dalla piattaforma britannica di comparazione delle tariffe energetiche PowerCompare, la quantità media di elettricità usata quest'anno per minare BitCoin ha sorpassato i consumi energetici annuali medi di ben 159 nazioni, e in particolare quelli dell'Irlanda e della maggior parte degli stati africani.

In arancione, le nazioni che vantano consumi energetici annui inferiori a quelli delle attività di BitCoin mining. © Powercompare.co.uk/bitcoin

In base ai dati dello studio, forniti da Digiconomist, in un anno vengono spesi, per minare (cioè generare) BitCoin, 30,14 terawattora (TWh) di elettricità. Il consumo energetico annuale medio dell'Irlanda è di 25 appena. Numeri che fanno impressione, ma che sono in linea con le recenti stime del consumo medio di una singola transazione di BitCoin, che richiede, in termini energetici, l'equivalente del fabbisogno mensile di una famiglia.

Calcoli onerosi. A rendere l'attività di mining un buco nero, in termini energetici, è la potenza di calcolo necessaria per processare la complessa crittografia che garantisce la sicurezza delle transazioni in BitCoin. Semplificando, ogni volta che viene creato un nuovo BitCoin è necesseario che questo sia controllato, validato e crittografato. E per fare questo occorre compiere una serie di complessi calcoli matematici. La potenza di calcolo - e dunque anche l'energia elettrica consumata - è il costo fisico per la produzione di BitCoin.

Fuori misura. Maggiori sono il numero di BitCoin prodotti e di miner operativi, più i calcoli e i problemi proposti diventano difficili (e la crittografia dei BitCoin più complessa e difficile da violare); e per operazioni più complesse servono elaboratori più potenti.

Mentre fino a qualche anno fa anche un buon computer era in grado di produrre (minare) BitCoin, oggi è necessario utilizzare migliaia di processori: le miniere di BitCoin sono enormi server farm dove migliaia di computer lavorano in insieme. Si trovano soprattutto nelle zone rurali della Cina, dove l'energia elettrica costa meno (sebbene, come racconta Quartz, ne serva davvero tanta e i costi energetici di una miniera di criptomonete possono arrivare a quasi 39.000 dollari al giorno).

Per il mining sono stati messi a punto processori appositi chiamati ASIC (application-specific integrated circuits) che però risucchiano quantità esorbitanti di energia, e che pongono problemi di tipo ambientale: ad oggi la maggior parte di energia elettrica è prodotta con combustibili fossili. In altre parole, i BitCoin stanno contribuendo al riscaldamento globale.

Una possibile soluzione potrebbe essere ricorrere a forme di verifica più ecofriendly che non si basino sulla complessità di calcolo, ma su forme più sostenibili di validazione.

29 novembre 2017 Elisabetta Intini
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