Apple accusata di evasione dal New York Times

L'accusa arriva dal New York Times.

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Il New York Times ha accusato Apple di evadere miliardi di dollari in tasse attraverso la creazione di società controllate in Paesi con un regime fiscale estremamente agevolato. In pratica i cosiddetti paradisi fiscali. Solo che stavolta c’è di mezzo la più grande azienda al mondo.

"Il solito gioco delle scatole cinesi?"
Dalla California, al Nevada - Apple, come sappiamo tutti, ha la sua sede ufficiale a Cupertino nello stato della California, ma utilizza un piccolo ufficio in Nevada - Stato in cui può permettersi di pagare meno tasse - per gestire e investire i suoi profitti. Come mai questo “trucchetto”? Semplice, perché così può permettersi di evitare il pagamento dell’8,84% come imposta sulla società, come previsto dalle leggi della California. Questi metodi sono ampiamente conosciuti e usati da moltissime multinazionali.

Un’azienda che potrebbe comprarsi uno Stato - L’evasione fiscale da parte delle grosse società, negli Stati Uniti, è un fenomeno che entro certi limiti viene quasi “tollerato”, ma il problema è nato dopo che Apple ha dichiarato i suoi utili, in aumento del 94%. Con un giro di affari che sfiora i 600 miliardi di capitalizzazione e supera i 650 dollari per azione, in un momento di crisi economica globale, che bisogno ha Apple di fare tutti questi giochetti?

Apple dice che... - Pronta la risposta di Cupertino, secondo cui «Apple paga una quantità enorme di tasse, che aiutano i nostri governi locali, statali e federali. Nella prima metà dell’anno fiscale 2012, le nostre operazioni negli Stati Uniti hanno generato quasi 5 miliardi di dollari, in imposte sul reddito sia federali che statali, comprese le imposte sul reddito trattenute sui guadagni dei dipendenti. Tutto questo ci rende tra i maggiori contribuenti degli Stati Uniti». (sp)

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