Economia

Festa del Lavoro: la sua storia

Breve e curiosa storia di una festa (quasi) internazionale, con una riflessione sui diritti (mai) acquisiti per sempre e il punto sulla bandiera delle prime rivendicazioni dei lavoratori: le ore lavorate.

In 82 Paesi del mondo la Festa del Lavoro (International Workers' Day), il 1° maggio, è una giornata di festa nazionale ufficiale. In alcuni Paesi, anche in Europa (per esempio Paesi Bassi e Danimarca) non è una festa nazionale, ma vi si tengono comunque diverse iniziative.

Negli Usa il 1° maggio è una festività dedicata alla primavera e alla "lealtà verso gli Stati Uniti" (Loyalty Day), un significato fortemente voluto nel 1958 dal presidente Eisenhower che, in piena Guerra Fredda, impose questa formula per evitare che la Festa del Lavoro diventasse per davvero "universale" unendo i lavoratori (evidentemente "socialisti e comunisti") di ogni continente.

La cosa curiosa è che la Festa del Lavoro ha radici americane: è stata infatti istituita (1889-90) anche in ricordo dei sanguinosi scontri del 1886 a Chicago (Usa) tra la polizia e i manifestanti, che chiedevano maggiori diritti e, soprattutto, la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore (a fronte persino di 16 lavorate al giorno): alcuni manifestanti arrestati, giudicati "anarchici", furono poi condannati a morte. L'episodio (non il primo, negli Stati Uniti) è passato alla storia come la rivolta di Haymarket (vedi su focus.it) - dal nome della piazza dove si teneva il mercato delle macchine agricole, teatro degli scontri.

Negli Usa e in pochi altri Paesi si celebra invece un Labor Day (una festa del lavoro) il primo lunedì di settembre: questa occasione richiama le rivendicazioni dei lavoratori canadesi (negli anni attorno al 1870) per la tutela delle attività sindacali e la riduzione della giornata lavorativa a 9 ore.

Quante sono, oggi, le ore lavorate? Dal XIX secolo a oggi molto è cambiato: la cultura, le Leggi, il lavoro, i diritti, la consapevolezza... Ogni "progresso" e ogni passo in avanti sul fronte dei diritti dei lavoratori è costato caro, e la lezione generale della Storia è che "nulla è mai acquisito per sempre". In un'economia che cambia velocemente regole e strumenti, ogni diritto delle fasce più deboli, i lavoratori, quelli precari, quelli che dipendono da uno stipendio a fine mese e quelli che un lavoro non ce l'hanno, va "presidiato" e anche difeso, se necessario.

Tra le bandiere delle prime rivendicazioni, a molti potrebbe sembrare che "la battaglia delle ore di lavoro" sia vinta definitivamente, salvo poi riflettere sulle infinite varianti del lavoro atipico o sulla pratica diffusa degli straordinari non retribuiti.

L'edizione 2019 del rapporto sugli scenari di lavoro a cura dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'OECD Employment Outlook, propone una serie quadri del mondo del lavoro (alcuni sorprendenti, per chi si pensa nel XXI secolo), basato sugli ultimi dati disponibili forniti dai singoli Paesi.

Tra i vari quadri - tutti consultabili anche online a partire dalla pagina OECD Data - per onorare la bandiera storica del 1° maggio abbiamo scelto il confronto sulle ore annue lavorate, di cui proponiamo qui sotto una sintesi grafica. Nel confronto, considerate il dato "Italia" nella media composto sulla base di una giornata lavorativa di 8 ore su cinque giorni alla settimana, con 20-21 giornate lavorative al mese e 11 mesi lavorati.

1° maggio 2019, Festa dei Lavoratori, Festa del Lavoro, International Workers' Day
Ore annue lavorate nel 2017: una sintesi dall'OECD Employment Outlook 2019 su 15 dei 37 Paesi aderenti all'OECD. Per la Francia, l'asterisco indica che i dati più recenti sono del 2016. © OECD, via Statista.com
30 aprile 2020 Raymond Zreick
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