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Halo: la novità della Formula Uno 2018

Si chiama Halo, è stato introdotto per aumentare la sicurezza dei piloti di Formula Uno: debutta in questi giorni in pista. Ecco i suoi pregi e i suoi difetti.

L'Halo, la novità della Formula 1 per il 2018, sulla Ferrari di Sebastian Vettel.|ferrari

Chi seguirà il primo Gran Premio del Campionato del Mondo di Formula 1  del 2018 (in programma domenica 25 marzo a Melbourne, in Australia) noterà facilmente la principale novità tecnica introdotta su tutte l'auto per quest'anno: l’Halo. È un sistema di sicurezza voluto dalla Federazione Internazionale (FIA) per proteggere i piloti in caso di incidente: una staffa ricurva (che qualcuno ha interpretato come un'infradito formato XL!) in titanio, del peso di 9 chilogrammi, fissata sul telaio attorno alla testa del pilota.

 

L'Halo, la novità della Formula 1 per il 2018, sulla Ferrari di Sebastian Vettel. | ferrari

 

Halo e gli altri. L’introduzione dell’Halo ha fatto molto discutere, per motivi estetici, ma soprattutto ci si interroga sulla sua reale utilità: alcuni lo ritengono infatti insufficiente a garantire la sicurezza del pilota. L'idea di adottarlo fu presa dopo l’incidente che, nel 2015, in IndyCar (la Formula 1 americana), costò la vita al pilota Justin Wilson, colpito dal frammento di un'altra monoposto mentre correva sull’ovale di Pocono (Pennsylvania).

 

L’episodio fu peraltro l’ultimo di una lunga serie di incidenti analoghi. Per tre anni la FIA ha valutato quale potesse essere il sistema più efficace tra diversi candidati: si pensò a un cupolino integrale, bocciato per problemi di appannamento e visibilità in caso di pioggia; poi si valutò un parabrezza (aeroscreen) trasparente, scartato pure lui perché, bloccando il flusso d'aria, provocava il surriscaldamento dell’abitacolo. Alla fine a dare più garanzie fu proprio l'Halo, l'infradito metallico.

 

Tra le obiezioni dei tifosi: con l'Halo non si riconoscono i caschi dei piloti. | RedBull

E se la f1 si ribalta? Durante i test sono stati considerati tre scenari: collisione tra due veicoli; contatto tra veicolo e ambiente; collisione con detriti.

 

L’Halo è risultato particolarmente efficace soprattutto in quest’ultimo caso, garantendo nel complesso il 17% di probabilità in più di aver salva la vita in caso di incidente.

 

Alcuni hanno però suggerito come possa risultare persino dannoso in talune circostanze, come quelle che nel 2016, in Australia, coinvolsero Fernando Alonso. Il pilota spagnolo rotolò più volte con la sua monoposto, dalla quale riuscì infine a uscire nonostante fosse sottosopra. Ci sarebbe riuscito lo stesso con l’Halo? E cosa accadrebbe invece in caso di incendio, visto che i piloti con tale dispositivo impiegano almeno 10-15 secondi (cioè più che in passato) per uscire dall’abitacolo?

 

La FIA ha assicurato che all’interno del 17% citato ricadono anche tali casistiche, e che i commissari di pista saranno dotati di speciali cesoie idrauliche in grado di tranciare l’Halo in pochi secondi, in caso di necessità.

 

 

I soliti critici. C’è poi chi lamenta anche la scarsa riconoscibilità degli stessi piloti, di cui l’Halo nasconde parzialmente il casco, con tutte le conseguenze soprattutto per sponsor e tifosi. Soppesando però svantaggi e benefici, si è alla fine ritenuto che tale innovazione possa realmente aumentare la sicurezza.

 

A pensarla così è, tra gli altri, il tre volte campione del mondo Jackie Stewart, il quale ha ricordato come in passato si mossero obiezioni analoghe quando furono adottate le cinture di sicurezza. Questione di abitudine, dunque, con buona pace di chi pensa che ridurre il rischio vada contro lo “spirito” degli sport motoristici.

23 Marzo 2018 | Simone Valtieri
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