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Estinguiamo le zanzare Aedes aegypti

E se la strada per sconfiggere il virus Zika passasse per l'eradicazione definitiva dell'insetto che lo veicola (e che trasmette anche dengue e febbre gialla)? Quali sarebbero le conseguenze della scomparsa definitiva del parassita?

Un lavoratore incaricato dell'eradicazione delle zanzare Aedes in Honduras.|Jorge Cabrera/REUTERS

Abbiamo condotto animali all'estinzione per fame, ignoranza, smania di espanderci e costruire, per disinteresse. Che cosa accadrebbe se, per una volta, facessimo sparire una specie per "cause umanitarie"?

 

La candidata ideale sarebbe, in questo caso, la Aedes aegypti: già vettore di dengue e febbre gialla, la zanzara è ora incriminata per l'espansione del virus Zika. Potremmo decidere di farne a meno? Quali conseguenze avrebbe la sua scomparsa sull'ecosistema? Un articolo pubblicato sulla MIT Technology Review prova a esplorare questo scenario. 

 

Rapida conquista. La Aedes aegypti è il vettore ideale di virus pericolosi perché vive e si moltiplica in corrispondenza degli insediamenti umani e si nutre quasi esclusivamente del nostro sangue. Un tempo confinata in una piccola area dell'Africa subsahariana, in poche centinaia di anni ha invaso Americhe, Asia, Australia e Sud Pacifico, avanzando parallelamente all'attività umana.

 

La mappa della diffusione della Aedes aegypti nel continente europeo a gennaio 2016: come si nota, è praticamente assente. | European Centre for Disease Prevention and Control

Un'arma in canna. Una soluzione di eradicazione definitiva è già in fase di sviluppo: le tecniche di "gene drive" (che inducono il declino di una specie dannosa agendo direttamente sui suoi geni) consentirebbero di trasmettere modifiche genetiche "chiave" non solamente a metà della prole, come avviene in natura, ma alla totalità delle generazioni successive.

 

Si potrebbero così diffondere tratti capaci di annientare le zanzare, come geni che distruggono i cromosomi femminili, che impediscono alle femmine (i veri vettori delle infezioni) di volare, o che trasformano in maschi le zanzare femmine. Rimasti senza partner, i maschi di Aedes aegypti si estinguerebbero in poche settimane.

Cambiamento irreversibile. Studi di questo tipo sono già in atto sulle zanzare che veicolano la malaria, ma mentre questa infezione è trasmessa da più varietà di vettori, Zika, dengue e febbre gialla sembrano tutte riconducibili soprattutto alla Aedes aegypti. La tecnica sarebbe dunque potenzialmente molto efficace, ma prima di introdurre in natura mutazioni irreversibili, occorre analizzare le eventuali conseguenze.

 

Vite risparmiate. La sparizione di queste zanzare salverebbe ogni anno la vita di almeno 22 mila persone, per lo più bambini, che muoiono per le conseguenze della febbre dengue. Preverrebbe migliaia di casi di microcefalia correlata a febbre Zika, nonché la diffusione di altri virus tropicali come il chikungunya.

 

Pochi predatori. Se è vero che in linea di principio eliminare una specie, se pur odiosa, dall'ecosistema porta sempre conseguenze a catena, nel caso delle Aedes aegypti l'impatto non sortirebbe grandi effetti collaterali. Queste zanzare non si riproducono, infatti, in stagni o paludi, ma in grondaie, lattine abbandonate e riempite d'acqua, copertoni e altri rifiuti lasciati dall'uomo. Non se ne cibano rane o pesci (un altro motivo della diffusione di questi parassiti): non affameremmo, quindi, nessun'altra specie.

Operazione chirurgica. Oltretutto, stiamo già distruggendo gli ecosistemi in cui la zanzara si riproduce. Le attuali tecniche di eradicazione del parassita con insetticidi fanno piazza pulita di tutte le specie che abitano nel terreno di riproduzione dell'insetto; una tecnica di gene drive interverrebbe invece in modo mirato sulle sole Aedes aegypti.

 

Attesa nell'ombra. Non sembra poi che vi siano altri, più pericolosi parassiti vettori - come zecche o diverse specie di zanzare - pronti a sostituire la nicchia ecologica occupata dalle Aedes. La zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus), vettore meno efficace delle Aedes aegypti, è già riuscita finora a tenere alla larga queste ultime dal sud degli Stati Uniti, accoppiandosi con esse e rendendo sterili le femmine, in modo spontaneo e senza alcun intervento umano.

 

Il male minore. Potrebbe quindi continuare a conquistare terreno indipendentemente da come ci comportiamo con le Aedes aegypti. Data la situazione, fa forse più paura aspettare la prossima epidemia, che il prossimo parassita vettore.

 

15 Febbraio 2016 | Elisabetta Intini
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