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Le branchie stampate in 3D per respirare sott'acqua

Si chiama AMPHIBIO l'equipaggiamento ideato da un designer giapponese per consentire di respirare sott'acqua proprio come fanno i pesci. Per ora è un progetto di design, ma in un futuro distopico di mondi allagati, ci permetterebbe di sopravvivere.

Un rendering di AMPHIBIO, così come è stato immaginato dal designer Jun Kamei.|Photography by Jun Kamei

Avete mai desiderato, nel corso di un'immersione estiva, di avere un super potere che permetta di respirare sott'acqua? In un futuro climatico a tinte fosche in cui l'innalzamento del livello dei mari toccherà da vicino buona parte della popolazione mondiale, saper sopravvivere in habitat meno asciutti potrebbe diventare una necessità.

 

Forse con questo scenario nella mente, Jun Kamei - designer e scienziato dei materiali del Royal College of Art - ha ideato AMPHIBIO, un equipaggiamento per immersioni che trasforma l'uomo in una creatura acquatica dotata di branchie. Indossabile come una sciarpa, più leggero di un classico equipaggiamento da sub, AMPHIBIO è formato da uno speciale materiale poroso e idrofobico, che supporta la respirazione subacquea attingendo ossigeno dall'acqua circostante e dissipando all'esterno l'anidride carbonica accumulata nel sistema.

 

Il prototipo funzionante durante i test in laboratorio. | Photography by Jun Kamei

Biomimetica. La tecnologia si ispira alla capacità di alcuni insetti acquatici di formare attorno a sé una sottile bolla d'aria intrappolata da uno strato di peli idrofobici, e consente di usare questa sorta di maschera da sub come camera per respirare. Il materiale progettato in collaborazione con il RCA-IIS Tokyo Design Lab, sarà stampabile in 3D e disponibile in varie configurazioni: per permettere a un uomo adulto di respirare sott'acqua, servirebbero branchie extralarge, con una superficie di scambio ossigeno-CO2 di 32 metri quadrati.

 

Per ora gli esperimenti in laboratorio di un prototipo non indossabile sembrano funzionare: le branchie traggono piccole quantità progressive di ossigeno dall'acqua e riescono a dissipare la CO2 immessa artificialmente al loro interno.

 

23 Agosto 2018 | Elisabetta Intini
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