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Rubens contro Facebook: la battaglia dei nudi artistici

La piattaforma di Zuckerberg censura il 20% dei post di promozione dei musei d'arte fiamminghi, che chiedono che i nudi dei dipinti non siano trattati alla stregua di immagini pornografiche.

Le rotondità della Venere al bagno di Rubens in una mostra presso il Liechtenstein Museum di Vienna (Austria).|Herwig Prammer/Reuters

Le esuberanti figure femminili di Pieter Paul Rubens hanno ammaliato e anche scandalizzato per secoli, ma qualche giorno fa sono finite nelle maglie automatiche, poco dotate di senso del bello, degli algoritmi bacchettoni di Facebook. Il social network è cascato di nuovo nell'equivoco della censura di opere d'arte, e ha oscurato diversi post dell'Ente del Turismo delle Fiandre, che stava cercando di promuovere online le bellezze artistiche del suo territorio, incluse le opere del pittore fiammingo.

 

Troppo rigido. Non è la prima volta che succede, ma ora il blocco sulla piattaforma, che ha trattato i corpi dipinti da Rubens alla stregua di immagini pornografiche, è stato mal digerito da una dozzina tra i più importanti musei d'arte del Belgio, i cui rappresentanti hanno scritto a Zuckerberg una lettera di protesta. «Il 20% dei post su Facebook che abbiamo dedicato ai maestri dell'arte fiamminga non ha potuto raggiungere il nostro pubblico nel mondo», lamenta Tama d'Haen, portavoce dell'Ente del Turismo delle Fiandre. Se Rubens avesse avuto Facebook, dicono i firmatari, avrebbe avuto una pagina piena di fan.

Si sposti da lì! Per coronare il reclamo, l'ente ha scelto l'ironia: ha diffuso un video in cui alcuni finti agenti di una fantomatica "polizia social" invitano i visitatori di un museo belga a non sostare davanti ai dipinti di nudo, e li tutelano portandoli piuttosto davanti alle opere in cui sono tutti vestiti (il testo prosegue sotto al video).

 

 

Eccesso di zelo. La richiesta alla piattaforma di Zuckerberg è di elaborare algoritmi che sappiano distinguere tra i nudi pornografici e quelli dell'arte, fiamminga ma non solo. Nessuno dei visitatori dei musei, dice d'Haen, si è mai lamentato di un dipinto "inopportuno" o volgare.

 

Dal canto suo, Facebook fa sapere che comprende il problema, ma che le regole sono particolarmente restrittive per gli annunci sponsorizzati. In genere i nudi dei dipinti e delle statue non sono censurati, tuttavia gli annunci pubblicitari non devono includere contenuti che includano nudità, persone in atteggiamenti espliciti o allusivi, o in generale attività che alludano alla sfera sessuale.

 

Le parti si troveranno per discuterne, ma, nel frattempo, Facebook ha comunicato all'agenzia Associated Press che intende assicurarsi che i musei e altre istituzioni possano pubblicizzare i loro capolavori, e che l'approccio alla nudità nei dipinti negli annunci su Facebook potrebbe cambiare in senso meno restrittivo. Nei mesi scorsi, la piattaforma di Zuck aveva censurato tra le polemiche un'immagine della Venere di Willendorf, la più celebre statuetta di donna del Paleolitico.

 

03 Agosto 2018 | Elisabetta Intini
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