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La California sperimenta il reddito universale (o reddito di cittadinanza)

Negli Usa primo test di erogazione del reddito universale, un sostegno economico senza vincoli, per chi ne usufruisce, sulla durata o sull'impegno di cercarsi un lavoro. Le differenze e i vantaggi  rispetto ai "normali" sussidi.

Il reddito per tutti è davvero una buona idea? Sì, ma praticamente irrealizzabile|Pixabay

La cittadina di Stockton, in California, sarà una delle prime realtà al mondo a sperimentare l’erogazione di un reddito universale ai suoi cittadini così da poterne studiare gli effetti sociali e sul mondo del lavoro.

Ormai da diversi anni Stockton è costretta a combattere contro povertà e disoccupazione crescenti. Per questo motivo il sindaco Michael Tubbs ha deciso di effettuare un test che permetterà a 100 famiglie scelte dall’amministrazione comunale di ricevere un assegno mensile per i prossimi due anni.

Le regole del gioco. Gli importi saranno erogati a fondo perduto, non dovranno cioè essere rimborsati, e le persone che li riceveranno non avranno alcun obbligo, nemmeno quello di cercare lavoro.

Con queste somme le persone coinvolte nel test potranno rimborsare mutui e prestiti, potranno curarsi, tornare a scuola e mangiare meglio. Obiettivo dell’esperimento è quindi quello di migliorare le condizioni di vita delle persone senza chiedere nulla in cambio.
 

Un esperimento simile era stato condotto in Finlandia nel 2017, ma la pressione dell’opinione pubblica aveva costretto il governo ad imporre la ricerca attiva di un lavoro a chi riceveva l’assegno.

 


C’è reddito e reddito. Il reddito universale, o reddito di cittadinanza, è stato teorizzato per la prima volta nel 1797 dal filosofo inglese Thomas Paine.


È molto diverso, dal punto di vista concettuale, dalle altre misure a sostegno della povertà previste nei diversi Paesi. Queste ultime - a differenza del reddito di cittadinanza, che non prevede alcun obbligo se non quello di essere cittadini o anche solo residenti regolari - sono infatti limitate nel tempo e richiedono a chi ne beneficia di cercare un lavoro. E spesso limitano il numero di offerte di impiego che possono essere rifiutate.

Secondo i suoi sostenitori, rispetto alle misure di sostegno comunemente elargite che sono legate sia alla ricchezza del ricevente sia alla sua disponibilità a cercare lavoro, presenta numerosi vantaggi tra cui la la semplificazione amministrativa e il miglioramento della flessibilità del mercato del lavoro.

Sapere di avere un reddito certo rende infatti più facile accettare contratti di lavoro flessibili o lanciarsi in imprese imprenditoriali innovative.

 

 

Mantenuti di stato? Non solo, il reddito universale, a differenza dei sussidi, permette di evitare la trappola della povertà: se lo Stato fornisce a un disoccupato un sussidio pari a una certa cifra, che si riduce quando la persona inizia a trovare lavoretti saltuari, al momento in cui questa dovesse ottenere un lavoro stabile, si troverà a guadagnare all'incirca la stessa somma, ma dovendo lavorare 8 ore al giorno. Lo scambio non appare così vantaggioso…


Il punto debole del reddito universale è il costo: per essere sostenibile occorrerebbe una tassazione molto più alta di quella attuale, che dovrebbe superare il 50% del prodotto interno lordo.

A chi non piace. L’esperimento di Stockton sta sollevando numerose critiche: il sindaco della città è stato accusato di derive socialiste da parte dei più conservatori, mentre i rappresentanti della sinistra tecnologica la ritengono una misura che non aiuterà i disoccupati a riqualificarsi con nuove professionalità.

Il sindaco non demorde: in un’intervista a Vox spiega che, dopo aver sperimentato la povertà sulla propria pelle, si è convinto che molte persone abbiano solo bisogno di una mano per uscire dalla spirale in cui sono cadute.

 

E, secondo lui, è proprio questo lo scopo del reddito universale.

12 Giugno 2018 | Rebecca Mantovani
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