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Come si separano tra loro le tante plastiche dopo la raccolta differenziata?

Stiamo soffocando nella plastica: le discariche, il mare, la catena alimentare... Ma la tecnologia ci viene in aiuto.

Nel mondo vengono prodotte 335 milioni di tonnellate di plastica l'anno.|Shutterstock

Come possiamo salvarci da un mondo di plastica? Tanto per cominciare, usandone di meno, scegliendo - quando è possibile - confezioni di plastica biodegradabile, riutilizzandola (finché è possibile) e, infine, smaltendola correttamente per avviarla al riciclo - un processo che serve a trasformare alcune plastiche in materia prima seconda, ossia in un prodotto che servirà a produrre nuova plastica. Smaltirla correttamente però non è facile, anzi, piuttosto è facile sbagliare: così, quando infine la plastica della raccolta differenziata arriva nei centri di lavorazione, è indispensabile poter separare i vari materiali. Per la separazione, il metodo più diffuso è il decanter, che in buona sostanza è una centrifuga.

 

Come funziona la centrifuga. Dopo essere stata raccolta, la plastica deve dunque essere separata nelle sue varie tipologie: Pet, polipropilene e altri polimeri che seguono trattamenti diversi. Il decanter è una centrifuga che utilizza un fluido che ha un peso specifico intermedio tra quelli delle varie plastiche da separare. In estrema sintesi, tra il fluido e la rotazione della centrifuga, si riescono a separare le varie plastiche per peso specifico e per tipologia.

Qui sotto, un elenco delle tante e diverse plastiche e del loro uso aiuta a capire perché la separazione è un'operazione importante e complessa.

 

PET. Il polietilene tereftalato è quello delle bottiglie, delle pellicole di cucina, dei contenitori per uso alimentare. È il tipo di plastica più facile da riconoscere e da riciclare.

 

HDPE. Il polietilene ad alta densità, anche questo facile da trattare, si usa per i giocattoli, per oggetti di arredamento e per i sacchetti di plastica, ma anche per tubazioni, serbatoi e altri componenti industriali.

 

PVC. Il cloruro di polivinile è storicamente noto come materiale per i dischi musicali (di vinile, appunto): oggi è usato per tubi, carte di credito e, filato, anche per capi di abbigliamento.

 

LDPE. Il polietilene a bassa densità è la varietà usata per sacchetti, pellicole e imballaggi (come quelli per tenere insieme le lattine a gruppi di 6) e contenitori per la pulizia della casa o prodotti da bagno.

 

Nel nuovo numero di Focus in edicola le idee più promettenti per risolvere i problemi dell'uso della plastica. | Focus

PP. Il polipropilene è un materiale più difficile da riciclare, usato per cannucce alimentari, pannolini, contenitori, tessuti. E i tappi delle bottiglie in PET.

 

PS. Il polistirene è quello dei contenitori per le uova, o altri usi alimentari; si trova anche nei bicchieri, in molti tessuti elastici, nelle grucce per appendere i vestiti, negli scafi delle barche e altro ancora.

 

Altro... Il resto include le applicazioni più disparate, dai collant alle tende in nylon, ai contenitori per medicinali e biberon.

 

Del grave problema della plastica che, male smaltita, finisce nella catena alimentare degli animali marini, e di come la tecnologia stia cercando delle soluzioni alternative, si tratta in maniera approfondita in Liberiamoci dalla plastica nel nuovo Focus in edicola.

 

 

24 Agosto 2018 | Focus.it
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