Vulcani nel mondo

Pensate che i vulcani siano tutti uguali? Date un'occhiata a questa galleria di immagini di vulcani e cambierete idea. Dalla Sicilia al Cile, passando per la Russia, l'Indonesia, le Hawaii e l'Ecuador. Un viaggio tra i vulcani più grandi del mondo. E le loro spettacolari eruzioni. Scoprirete anche qualche curiosità e che effetto fanno da satellite...
 

Mai nome fu più azzeccato. In lingua Mapuche “Llaima” – così si chiama il vulcano che vedete – significa “vene di sangue”. E in effetti questa lingua di lava incandescente che scivola sulla neve può ricordare una ferita aperta.
Forse è proprio questa l’immagine che meglio descrive l’attività di questo vulcano alto oltre 3000 metri situato a quasi 700 chilometri a sud di Santiago del Cile, che erutta spesso – 60 le eruzioni documentate fino ad oggi – anche se con moderata intensità.
Ma la prudenza, in casi come questo, non è mai troppa e una quarantina di persone residenti nel raggio di 15 chilometri attorno al cratere sono state evacuate.

Altro che crateri: le 10 voragini più grandi del nostro pianeta (guarda)

Scatti di fuoco: un viaggio tra i vulcani più spettacolari della Terra

[E. I.]

Una colonna di fumo e cenere si alza nel cielo azzurro. Siamo in Cile e questa nube grigiastra è il prodotto dell’attività del vulcano Chaiten, in pieno fermento.
Il 2 maggio scorso infatti, dopo un “letargo” durato 9 mila anni, Chaiten si è risvegliato e ha cominciato ad eruttare lava, gas e materiali piroclastici (i "detriti" vulcanici che poi si trasformano in rocce, come per esempio il tufo).
Naturalmente i villaggi vicini sono stati evucuati ma il peggio doveva ancora venire. Sopra al cratere si è formato un “muro” di ceneri e fumo alto quasi 20 chilometri, che è stato spinto dai venti fino al vicino confine argentino. Ora gli esperti temono che la nube di fumo possa diventare molto più densa e diffondersi a dismisura nel territorio circostante, diventando pericolosa per l'ambiente e gli abitanti della zona.
Esplora i vulcani più irrequieti del mondo nelle fotogallery “Scatti di fuoco” e “Scatti di fuoco II”.

[E. I.]

A prima vista quella all'interno della caldera del vulcano Maly Semiachik, in Russia, potrebbe sembrare una piscina. In realtà è un lago caldo che deve il colore celeste delle sue acque ad una specifica composizione chimica a base di acido sulfureo.
L'ultima sua eruzione - non particolarmente violenta - risale al 1952, ma ad incuriosire gli scienziati è piuttosto l'acqua del laghetto, che continua a cambiare temperatura (dai 25 ai 66°C) e composizione chimica. Tutta colpa delle fumarole, emanazioni subacquee di vapore e gas vulcanici, che determinano queste continue oscillazioni.
Guarda le spettacolari immagini dei punti più caldi del pianeta. Vedi anche come si forma una caldera e rifatti gli occhi con questa fotogallery sui vulcani di tutto il mondo.

Nella lingua degli abitanti delle Ande il suo nome - Cotopaxi - significa Collo della Luna. Poiché di notte il "faccione" pallido del nostro satellite sembra posarsi proprio sulla sua cima. Visto invece in questa foto da satellite il vulcano ecuadoriano somiglia più che altro a un "brufolo" sulla superficie rugosa della Terra.
In realtà è una montagna di quasi 5.897 metri d’altezza ed è il terzo vulcano più alto del mondo, ancora attivo. Il Cotopaxi, infatti, non è molto pacifico: negli ultimi due secoli ha eruttato oltre 50 volte, distruggendo città e campi circostanti. Le sue armi più micidiali sono le bollenti "valanghe" di fango e cenere capaci di causare danni anche a 300 chilometri di distanza.

Una spettacolare eruzione fotografata da satellite
Gli scatti più belli dei vulcani di tutto il mondo (guarda)

[E. I.]

Foto: © German Remote Sensing Data Center

A volte succede che cielo e terra eruttino. Più raramente questi due eventi sono contemporanei.
È successo nel 1991 in Islanda, quando il vulcano Hekla si è risvegliato nello stesso momento in cui appariva sul cielo una straordinaria aurora. Questo, che è uno dei vulcani più famosi al mondo, ha causato morte e distruzione nel passato millennio: l'ultima eruzione invece è del 26 febbraio 2000 e i danni sono stati pochi.
Lo scatto ha colto fortuitamente anche la banda verde di un'aurora 100 chilometri sopra il cratere scoppiettante. Foto: © Sigurdur H. Stefnisson

Fra i vulcani attivi, oltre all'Etna, il Vesuvio è quello che fa più paura. È inattivo dal 1944 e la camera magmatica, posta almeno a cinque chilometri di profondità, sta probabilmente accumulando grandi quantità di magma (in Focus, "I vulcani d'Italia cambiano così", n.110 - 15/12/2001). Caratteristica del Vesuvio è proprio il fatto di essere circondato da una zona altamente popolata, come pochi altri vulcani al mondo (il Popocatepetl, a sud di Mexico City, e il Monte Fuji, a ridosso di Tokyo). A offrirci gli spettacoli più mozzafiato è in questi anni il vulcano siciliano dell'Etna.
© NASA/GSFC/MITI/ERSDAC/JAROS

Oggi esce Focus n.165 con un lungo articolo dedicato ai vulcani killer: nelle ultime settimane infatti alcuni tra i più pericolosi vulcani del mondo hanno cominciato a risvegliarsi.
Quello sul quale sono puntati gli occhi di tutto il mondo è il Derapi, sull'isola di Java, in Indonesia, dai sobborghi del quale continua l'evacuazione di migliaia di persone. E dall'altra parte del globo borbotta anche il St. Helens (USA), ricordato per la terribile esplosione del 1980 che ne decapitò la sommità. La coincidenza con altre eruzioni però sarebbe secondo gli esperti del tutto casuale.
Nella foto, una bolla di gas sul vulcano fangoso presso un villaggio a nord est di Bucarest (Romania).

Esiste da qualche parte sulla Terra una montagna alta 17 chilometri? In un certo senso sì. Il Mauna Loa – il più importante vulcano delle Hawaii, qui visto da satellite – si innalza per più di 4 mila metri sopra il livello del mare.
Ma la parte che noi non vediamo, quella sommersa, si estende per altri 5 mila metri circa, prima di toccare il fondo dell’oceano. Il quale, a sua volta, subisce una depressione di 8 mila metri, a causa della massa del vulcano. Ecco che i conti tornano. In confronto, il vulcano della scorsa settimana (guarda) è un pivellino!
Il principale cratere della “grande montagna”(questo vuol dire Mauna Loa in lingua hawaiana) è ben visibile a centro. In bianco e giallo sono indicate le zone originate da lava più densa e viscosa, in rosso quelle formate da lava più liquida e liscia.

Vulcani, geyser, fumarole... scopri come funzionano i punti caldi della Terra
Altre foto di vulcani

[E. I.]

Un'eruzione vulcanica è sempre uno spettacolo suggestivo. Ma questo è anche raro.
La piccola macchia scura che appare sulla foto è il pennacchio di fumo del vulcano Shiveluch (nella Penisola di Kamchatka, federazione Russa), che ha eruttato lo scorso marzo, catturato da un satellite della Nasa. La particolarità della foto sta nel fatto che il satellite si trovava a passare sopra il vulcano proprio nel momento preciso dell'eruzione. Mentre di solito le foto dal satellite sono fatte nei momenti successivi all'eruzione e non sono così chiare e nitide.
Anche se vista così non si direbbe la colonna di fumo è alta circa 9.750 metri.

Un'eruzione del settembre 2004. La lava esce discretamente da una frattura che si è aperta a quota 2620 per poi dividersi in due grossi bracci. La sua corsa viene rallentata dal veloce raffreddamento, ma in alcuni tratti accelera a causa dei cosiddetti "ingrottamenti": la lava trova un canale "interno" alla colata e emerge più a valle da "bocche effimere", cioè piccoli e falsi crateri.

Sorvegliato speciale è in questi ultimi giorni il vulcano St. Helens, nello stato di Washington (U.S.A.), che lo scorso 2 ottobre, dopo 24 anni di inattività, è tornato a eruttare fumo e vapore, preceduto da numerose scosse di terremoto. Ancora negli occhi degli americani l'ultima eruzione che nel 1980 distrusse in pochi minuti oltre 700 chilometri quadrati di foresta, creando una colonna di fumo di 24.000 metri e causando la morte di 57 persone. Foto: © Nasa

Le rocce che formano un vulcano iniziano a frantumarsi, collassano su se stesse e crollano sotto il proprio peso. Quello che rimane è una cavità di forma circolare. Spiegato con semplicità questo è il meccanismo con cui si forma una caldera, termine spagnolo che significa caldaia e che viene usato per indicare le depressioni che talvolta si formano sugli apparati vulcanici.
Il lago della foto è la caldera, riempita poi dalla pioggia, del Cerro Azul, uno dei vulcani più alti dell’isola Isabela (1689 metri) – la più grande dell’arcipelago delle Galapagos.
Alla caldera del vulcano Azul, larga circa 3 chilometri, non spetta però nessun primato. Quella più grande al mondo è infatti la caldera di Yellowstone, una depressione di più di 70 chilometri di diametro.

Se immaginiamo il vulcano Arenal, in Costa Rica, come un enorme pentolone di lava bollente, allora questa nuvola che aleggia sopra alla sua cima è il "coperchio". Quella che vedete è una nube lenticolare, una massa di condensa a forma di lente o piattino che si forma ad alta quota, spesso in corrispondenza di rilievi e catene montuose, perpendicolarmente alla direzione del vento. Pericolose per gli aeroplani (possono generare turbolenza), queste formazioni vengono invece ricercate dai piloti di alianti, che le usano come ascensori. Mentre alcune persone più suggestionabili le scambiano puntualmente per navicelle aliene.
Guarda anche lo slideshow dedicato alle nuvole

[E. I.]

La chiamano "anello di fuoco": è la zona geologica su cui si estende l'Indonesia, caratterizzata da un'attività vulcanica particolarmente vivace. Si contano infatti più di 100 vulcani attivi. Tra questi, quello del monte Bromo e del monte Semeru, che sbuffano dopo la violenta eruzione dell'11 giugno del 2004 che ha ucciso due persone (vedi ingrandimento). Qui accanto, il particolare "segnale di fumo" del vulcano Bromo che assomiglia a un gigantesco punto di domanda.
Tutto sui vulcani nel nostro Focus File, con un multimedia dedicato alla loro anatomia.

Abitare tra lava e lapilli non dev'essere il massimo della comodità. Eppure secondo il mito, l'Etna è la "casa" di molti illustri personaggi storici. O perlomeno dei loro fantasmi. Uno tra tutti, la regina d'Inghilterra Elisabetta I, la cui anima sarebbe rinchiusa da secoli nel vulcano siciliano. E tutto a causa di un patto che la sovrana stipulò col diavolo in cambio di aiuto per il suo regno. A farle compagnia nella pancia della montagna, ci sarebbe - in base ad alcune leggende medievali - niente meno che il grande Re Artù. Il quale, gravemente ferito in battaglia, si rifugiò dentro l'Etna, dove vive tuttora.

L’Etna visto dalla spazio (guarda)
I più bei vulcani dal mondo (slide show)

Nevicata fuori stagione? Sbagliato! Da queste parti, e precisamente nelle Filippine, la neve è una rarità. Quella che vedete è la coltre di cenere bianca che ricoprì nel 1991 le pendici del vulcano Pinatubo, quando nel corso di una violenta eruzione, dal cratere si alzò una colonna di ceneri alta quasi 35 mila metri. Le polveri salite nell’atmosfera, mischiandosi al vapore si trasformarono in una pioggia di fango. Una poltiglia molto più densa della neve, che fece crollare sotto al suo peso i tetti di centinaia di case.
Non perderti lo slideshow sui vulcani più belli del mondo
Guarda anche una colonna di ceneri in mezzo al mare

[E. I.]

Che cosa bolle in pentola? Per scoprirlo conviene dotarsi di una tuta spaziale o qualcosa di simile. Sì perché chi sbircia senza protezione nel cratere del vulcano Erta Ale, in Etiopia, rischia di finire "bollito". Al suo interno gorgoglia un "minestrone" di lava incandescente che sprigiona vapori sulfurei a 1.200 gradi.
Ma la cosa strana è che questo lago di lava non è frutto di una recente eruzione ma è permanente. A causa dell'emissione continua di caldissimi gas sotteranei, infatti, il magma non si solidifica (come avviene per altri vulcani), rimandendo allo stato liquido per diversi anni.
Nel mondo ci sono solo quattro vulcani di questo tipo, l'Erta Ale, il Kilauea nelle Hawai, l'Erebus in Antartide e il Nyragongo in Congo.
Le foto dei vulcani più irrequieti del mondo
Guarda anche un'eruzione in pieno oceano

[E. I.]

Ha sonnecchiato per 20 anni il vulcano sottomarino di Hunga Ha'Apai, nelle isole Tonga, nel Sud Pacifico. Ma non gli è bastato visto che lunedì scorso si è risvegliato di pessimo umore. Sbuffando per diversi giorni con pennacchi di fumo alti anche 7 mila metri (guarda l’eruzione ripresa dai satelliti della Nasa).
Gli esperti pensano che la grande quantità di cenere e di lapilli liberati da questo brontolone a 10 chilometri dalla costa, si siano già ammucchiati e che a breve si formerà un isolotto. Potrebbe essere uno in più che si aggiunge a queste 170 isole decisamente "irrequiete". Le Tonga fanno parte del famigerato "anello di fuoco" del Pacifico, una zona ad altissimo rischio sismico popolata da decine di vulcani subacquei (soltanto in quest’area se ne contano 36).
I vulcani più spettacolari del mondo

[E. I.]

Se andate in vacanza alle Hawaii, attenzione non esagerate con i souvenir. Sabbia, conghiglie e lapilli di lava staranno anche bene nel salotto, ma è meglio lasciarli dove sono, per evitare la iella.
Pele, la dea locale dei vulcani, è un tipetto un po’ permaloso e se la prende parecchio se qualche turista si porta a casa dei "pezzi" di isole. Tanto da far piombiare sul malcapitato una serie di sventure che termina solo quando il ladruncolo restituisce il maltolto.
A inventare questa leggenda sembra, fu un ranger del Parco nazionale dei Vulcani delle Hawaii, stufo dei continui furti di pietre, da parte dei turisti (nella foto, l'eruzione di un vulcano hawaiano).

Il vulcano dei famosi (guarda)
Scatti di fuoco e Scatti di fuoco II
Vulcani nel mondo (slideshow)

[E. I.]

Quando si dice trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Quello che vedete è lo spettacolo straordinario avvenuto proprio sotto al naso degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale il 12 giugno scorso. Una colonna di ceneri e vapore si solleva dal vulcano Sarychev nell’isola russa di Matua, nel corso di una colossale eruzione che secondo gli esperti, potrebbe avere importanti ripercussioni sul clima globale.
Polveri roventi (fino a 600 gradi) e piroclasti si sarebbero spinti per 10-13 chilometri nell’atmosfera, mostrandosi in tutta la loro potenza dopo aver "bucato" la coltre di nubi sovrastante. I vulcani più irrequieti del mondo in questo slideshow

[E. I.]

Non manca certo di fantasia questa montagna della Sicilia (anche chiamata "Mongibello"), famosa per aver prodotto in passato emissioni di fumo decisamente curiose. Nel febbraio del 2000 ad esempio, sopra a uno dei suoi crateri furono avvistati alcuni sbuffi ad anello, simili a quelli che ogni tanto si divertono a produrre i fumatori, ma molto più grandi. Con un diametro di circa 200 metri, rimasero nell’aria per una decina di minuti, prima di dissolversi completamente.

Scopri tante altre foto e curiosità sull’Etna
E non perderti lo slideshow dedicato ai vulcani

Quello che vedete nella foto potrebbe essere un "avanzo". Secondo un’antica leggenda cilena infatti, quando Dio creò il mondo, fece male i calcoli e gli rimasero una serie di vulcani, deserti, foreste, ghiacciai di troppo. Per non sprecare tutte queste meraviglie le sistemò in un unico luogo: il Cile. Ecco perché, secondo la leggenda, il territorio di quella sottile striscia di terra sarebbe così variegato. Vi si trovano quasi 200 vulcani, una cinquantina dei quali ancora attivi, circa 3500 ghiacciai e uno dei deserti più aridi del pianeta, l'Atacama.
Nella foto da satellite un pennacchio di fumo si alza dal vulcano Chaiten, nel sud del Cile. Non perderti lo slideshow sui vulcani 
E guarda anche le meraviglie del mondo viste da satellite

[E. I.]

Foto: © NASA/GSFC/METI/ERSDAC/JAROS and U.S./Japan ASTER Science Team

Gli antichi greci credevano che Eolo, il dio dei venti, custodisse le correnti d'aria sulle isole Eolie (e precisamente nella grotta di Eolo che si trova sull'isola di Stromboli).
E' forse stata una delle sue folate ad aver fatto sollevare le ceneri vulcaniche dello Stromboli in questo spettacolare nuvolone argentato. Il vulcano siciliano è uno dei più irrequieti del pianeta: erutta una o più volte all'ora, facendo rotolare i lapilli (enormi massi incandescenti) fino al mare, lungo la "Sciara del fuoco" (sciara dall'arabo "strada").
Ma nelle Eolie pare che ci sia anche un nuovo "nato", sarebbe il vulcano di Panarea che si pensava spento da tempo e che secondo alcuni recenti studi condotti dall'Istitituto di Geofisica e Vulcanologia sarebbe invece ancora attivo.

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[E. I.]

Risvegliarsi dopo 400 anni di sonno non dev’essere facile per nessuno. Figuriamoci poi, se il "dormiglione" in questione è un nervosissimo vulcano! Per oltre 4 secoli l’Arenal, 1670 metri di altezza nel nord ovest della Costa Rica, non ha dato segni di vita. Tanto che esperti e abitanti della zona, lo ritenevano ormai inattivo. A "scuoterlo" dal lungo letargo ci ha pensato nel luglio del 1968, un forte terremoto: subito dopo il sisma il vulcano ha ripreso a eruttare seppellendo con lava e piroclasti, la vicina cittadina di Tabacón e provocando la morte di almeno 80 persone. Da allora l'Arenal è considerato il vulcano più pericoloso della Costa Rica. La sua attività tra alti e bassi, continua ancora oggi.
Non perderti lo slideshow dedicato ai vulcani

[E. I.]

Dopo la violenta eruzione avvenuta il 12 giugno scorso, la prima conosciuta nella storia recente, il vulcano Nabro (2218 metri), in Eritrea, sembra aver rallentato la sua attività. Anche se, lo si vede nella foto del 29 giugno, un notevole flusso di lava continua a fuoriuscire dal suo cratere per riversarsi lungo le pendici, raffreddandosi progressivamente lungo il tragitto. Durante la prima fase eruttiva una densa e fittissima nube di vapore, ceneri e gas ha ricoperto la sommità del vulcano, occludendone la vista. Le immagini satellitari nella lunghezza d'onda dell'infrarosso, come questa, si sono rivelate preziose per determinare alcuni parametri importanti per la sicurezza, come la viscosità della lava, e la sua velocità di discesa a valle.
Altre spettacolari foto di vulcani (guarda)

Cenere, fumo e bagliori rossastri: il cielo sopra al vulcano Puyehue, in Cile, ha  l'aspetto sinistro di uno scenario da giudizio universale. La violenta eruzione del 5 giugno scorso, è avvenuta dopo circa 50 anni di quiete, e ha scagliato in atmosfera una colonna di materiale vulcanico alta 10 chilometri. Secondo gli esperti l'evento non sarebbe stato casuale ma legato, forse, a un altro fenomeno geologico che i Cileni ricordano bene: il terremoto dello scorso anno. Il Puyehue è alto 2240 metri e si trova nella Cordigliera delle Ande in una zona caratterizzata dalla presenza di fumarole e solfatare, esplorata come possibile fonte di energia geotermica.

No, non ci siamo sbagliati: la foto di oggi non appartiene al canale “spazio” e non viene dall’ultimo pianeta extrasolare appena scoperto. È l’immagine aerea di un lago nell'area di Veiovotn, in Islanda, una terra di fuoco e ghiaccio dove gli opposti sembrano attrarsi.
L’11% del suo territorio è infatti ricoperto da ghiacciai, che fanno da contorno a imponenti vulcani, molti dei quali ancora attivi. Tra questi Öraefajökull, il più alto del Paese con i suoi 2.119 metri, e Eyjafjallajökull che nell’aprile del 2010 eruttò nell’atmosfera una quantità di cenere e lapilli così imponente da costringere a terra oltre 17.000 voli di linea. 
L’Islanda è anche la terra dei geyser, potenti fenomeni vulcanici causati da sorgenti calde che eruttano, a intermittenza, getti di acqua e vapore. Il loro caratteristico spruzzo è provocato proprio dal contatto dell'acqua sotterranea con rocce o vapori riscaldati dal magma.

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Guarda anche la gallery dedicata alle meraviglie dei ghiacci artici che devono essere salvate

Questo sub si è appena immerso nella cenere, ma non per sport. Armato di maschera e boccaglio, sta ispezionando il Rio Limay, un importante fiume della Patagonia argentina rimasto coperto da uno spesso strato di materiale vulcanico eruttato dal monte Puyehue (in Cile) il 4 giugno scorso. Nonostante siano passati più di 100 giorni dal risveglio del vulcano cileno, gli effetti dell'evento sulla natura incontaminata della Patagonia si fanno ancora sentire. Secondo gli esperti della Facoltà di Agronomia dell'Università di Buenos Aires, la vegetazione nella zona sarebbe a rischio sopravvivenza: le ceneri, infatti, la ricoprono lasciando passare solo il 15% delle radiazioni solari necessarie alla sua crescita. Il materiale fuoriuscito dal Puyehue, inoltre, potrebbe erodere le zone vicine ai laghi e provocare, al momento del disgelo la prossima primavera, ondate di fango e frane.
Guarda anche le spettacolari foto dell'eruzione del Puyehue
Un mare di cenere: se non ci credi, ecco il video

Sono a pochi metri dalle fumate vulcaniche, nella caldera del Monte Bromo (a 2329 metri sopra il livello del mare, in Indonesia) ma questi devoti non sembrano particolarmente interessati a salvarsi la pelle. Le loro attenzioni si concentrano su un pennuto, un pollo ancora vivo, portato vicino al cratere come offerta alle divinità della montagna. Siamo nel pieno delle celebrazioni della festività induista dello Yadnya Kasada, ad agosto, quando alcune popolazioni della provincia di Giava recano al vulcano ogni bene in loro possesso, frutta, riso, verdura, fiori e animali d'allevamento in un rito pericolosissimo - il vulcano è attivo - che si pensa possa recare buona sorte e prosperità.
Le foto delle più spettacolari eruzioni vulcaniche
Gli scatti che documentano il risveglio del vulcano cileno Puyehue-Cordón Caulle

Meglio non avvicinarsi alla bocca infuocata di questo tunnel che si snoda all’interno del Kilauea, il più giovane e irrequieto vulcano della Grande Isola di Hawaii. Ha iniziato a eruttare nel 1983, e da allora non si è più fermato: la sua attività – caratterizzata da colate di lava molto fluida, che si solidifica a contatto con l’acqua del mare – continua ancora oggi a modificare il paesaggio circostante.

Un tunnel di lava è una specie di “tubo” vuoto scavato dal passaggio di un magma basaltico particolarmente fluido. Così, durante le eruzioni successive, la lava può scorrere in questa nuova galleria, formando un “fiume” sotterraneo e incandescente. Una volta terminato l’evento effusivo, il tunnel gradualmente si svuota, e risulta percorribile dagli speleologi più coraggiosi. Assisti al risveglio di un minaccioso vulcanotuffati in un lago azzurro situato all’interno di una caldera. Scopri anche che cosa accade sotto terra prima di un’eruzione.

[E. I.]

L'ultima eruzione del vulcano cileno Puyehue-Cordón Caulle (giugno 2011) resterà nella storia non solo per le migliaia di persone evacuate, i voli aerei cancellati, gli innumerevoli disagi provocati in tutto il Sud America e persino in Australia e Nuova Zelanda, ma anche per lo spettacolo senza precedenti di fulmini e luci generati all'interno della gigantesca nube di cenere alta oltre 10 km, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo.
I fulmini vulcanici non sono una novità, ma quelli delle recenti eruzioni del vulcano cileno, dell'islandese Eyafjallayokull e del Redoubt in Alaska (2009) hanno qualcosa di diverso: la loro osservazione, resa possibile dalle moderne attrezzature video, ha permesso di studiarne attentamente le dinamiche e di sviluppare diverse teorie scientifiche sulle cause che li generano. Si parla di collisioni tra particelle di cenere sospese nell'atmosfera che produrrebbero cariche elettrostatiche in grado di generare i fulmini, ma anche di anidride silicica (un componente del magma) caricata elettricamente che interagirebbe con l'atmosfera.
In realtà, però, ancora non si conosce a fondo la loro natura e restano avvolti in un alone di  mistero.

Nel suo cratere "bolle" una distesa di lava ampia oltre 200 metri e profonda diversi chilometri. Un lago incandescente pronto a strabordare da un momento all'altro (in epoca recente è già successo due volte). Ecco perché il Nyiragongo (3470 metri), un vulcano della Repubblica Democratica del Congo, è considerato tra i più pericolosi al mondo. Negli ultimi 150 anni ha eruttato circa 50 volte e in caso di nuovi risvegli, a farne le spese sarebbe ancora una volta la vicina città di Goma, a soli 20 chilometri di distanza, troppo pochi consideando la velocità di scorrimento della lava che può raggiungere i 100 chilometri orari. Nella foto è ben visibile il lago infuocato situato all'interno del cratere maggiore.
Tutte le più belle foto di vulcani

[E. I.]

Non si quieta neanche di notte l'attività del Merapi (550 chilometri da Giacarta) uno dei più attivi vulcani indonesiani. Il 26 ottobre scorso la "montagna di fuoco" - questo il significato del suo nome in lingua indonesiana - ha iniziato a eruttare ceneri e lava provocando la morte di almeno 190 persone e lo sgombero di circa 340 mila locali (il vulcano si trova infatti in una delle zone più densamente popolate del paese). La maggior parte delle eruzioni del Merapi sono costituite da flussi piroclastici, miscele di particelle solide e gas che si spingono anche per 13 chilometri dalla sommità (2968 metri) e possono raggiungere la velocità di 110 chilometri orari.
Le più belle foto di vulcani (guarda)
Tante altre curiosità sulle eruzioni

[E. I.]

Gli esperti dell'osservatorio meteorologico locale ne sono certi: era da 52 anni che il monte Shinmoedake, un picco di 1.421 metri appartenente al gruppo di vulcani Kirishima sull'isola di Kyushu (Giappone), non eruttava con questa potenza. A metà della scorsa settimana la montagna si è risvegliata e ha iniziato a scagliare colonne di cenere e fumo alte fino a 3 mila metri, sprigionando un'energia elettrostatica tale da provocare una serie di fulmini vulcanici
I collegamenti aerei nella zona sono stati interrotti e c'è da scommettere che il picco, famoso per aver fatto da ambientazione a un vecchio film di James Bond (Agente 007- Si vive solo due volte, 1967), sarà da oggi ricordato per queste spettacolari immagini (guarda altre foto di vulcani).
Ecco il video dell'eruzione:



[E. I.]

Quello di un vulcano in eruzione è uno spettacolo affascinante, ma pericoloso: niente di meglio quindi, di una serie di foto ad altissima definizione di una montagna infuocata da ingrandire e navigare con l'aiuto del mouse, senza spostarsi dalla scrivania.

Il vulcano Plosky Tolbachik si trova nella penisola russa della Kam?atka ed è alto 3100 metri. Giace accanto a un altro vulcano "gemello" ma ormai inattivo, l'Ostry Tolbachik, formando un complesso vulcanico vecchio 10 mila anni. Il 27 novembre il primo vulcano ha ricominciato ad eruttare, offrendo agli appassionati di geologia uno scenario davvero suggestivo.

Segui questo link per navigare nelle foto ad altissima definizione

I fotografi russi del progetto AirPano, specializzati in immagini panoramiche a 360°, ne hanno approfittato per scattare immagini ad altissima definizione del vulcano, corredate da scatti del "dietro le quinte" e informazioni sulle montagne in questione.

Guarda anche l'Everest in una foto navigabile


I vulcani più inquieti e affascinanti del mondo: le foto

Mai nome fu più azzeccato. In lingua Mapuche “Llaima” – così si chiama il vulcano che vedete – significa “vene di sangue”. E in effetti questa lingua di lava incandescente che scivola sulla neve può ricordare una ferita aperta.
Forse è proprio questa l’immagine che meglio descrive l’attività di questo vulcano alto oltre 3000 metri situato a quasi 700 chilometri a sud di Santiago del Cile, che erutta spesso – 60 le eruzioni documentate fino ad oggi – anche se con moderata intensità.
Ma la prudenza, in casi come questo, non è mai troppa e una quarantina di persone residenti nel raggio di 15 chilometri attorno al cratere sono state evacuate.

Altro che crateri: le 10 voragini più grandi del nostro pianeta (guarda)

Scatti di fuoco: un viaggio tra i vulcani più spettacolari della Terra

[E. I.]