Natura

Un nuovo fossile dei misteriosi denisoviani

Il dente di una bimba di 12 anni svela alcuni particolari dei nostri orscuri cugini siberiani.

L'uomo di Denisova è una specie estinta appartenente al nostro stesso genere, Homo. Tra i nostri parenti è forse il più misterioso, perché si sono scoperti e descritti nella letteratura scientifica pochi frammenti fossili: finora, un ossicino del mignolo e due denti. Ora è stato decodificato (l'articolo completo in inglese è qui) il Dna di un altro dente, che ha caratteristiche interessanti e chiarisce (in parte) alcuni particolari della biologia della specie.

Parentele intricate. Il nome di questa specie (uomo di Denisova) deriva da una grotta in Siberia dove sono stati trovati i resti: poiché sono pochissimi, non è possibile fare una ricostruzione del corpo di questo nostro cugino alla lontana, che quindi non ha neppure un nome scientifico.

I resti fossili sono però stati utili per determinare i suoi rapporti di parentela con altre specie del genere Homo, cui apparteniamo anche noi. Sembra che i denisoviani si siano separati dalla linea dei Neanderthal tra i 470.000 e i 190.000 anni fa, anche se tra le specie ci sono stati accoppiamenti (com'è accaduto anche tra noi e gli stessi Neanderthal). Ricordiamo che la nostra stessa specie (Homo sapiens) si è staccata circa 500.000 anni fa dalla linea che avrebbe portato ai Neanderthaliani e ai denisoviani.

Una lunga storia. Il Dna del dente fossile apparteneva a una ragazzina di 10-12 anni che visse molto prima degli altri individui, cioè tra 227.000 e 128.000 anni fa. I calcoli della velocità di cambiamento del Dna (le cosiddette mutazioni) fanno dire ai ricercatori che questo esemplare fosse vissuto da 50.000 a 100.000 anni prima degli altri. Questo significa che la popolazione dei denisoviani visse in quella zona per molto tempo e probabilmente venne in contatto con i Neanderthaliani (i cui resti sono stati trovati nella stessa grotta).

Tribù isolata. Il fatto però che il Dna della ragazzina non sia troppo diverso da quello degli individui successivi fa pensare che la popolazione che visse da quelle parti non fosse particolarmente grande: questo perché in una popolazione piccola la diversità genetica resta modesta, senza troppe mutazioni che la alimentino. Secondo Chris Stringer, del Museo di storia naturale di Londra, la nostra conoscenza dell'area di diffusione di questa specie è bassa e sono necessarie ben altre scoperte - probabilmente nell'Asia orientale - per chiarire dove abitassero e come vivessero questi nostri misteriosi cugini.

12 luglio 2017 Marco Ferrari
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