Un mondo dove non si vedono più le stelle

L'Italia è il peggiore tra i paesi industrializzati per l'inquinamento luminoso. Lo rivela il nuovo atlante che mappa l'oscurità dei cieli di tutto il pianeta.

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La Via Lattea sopra il Dinosaur National Park, negli Stati Uniti.|Dan Duriscoe

“E quindi uscimmo a riveder le stelle…”. Magari. Tra tutti i paesi industrializzati, il nostro detiene il primato del cielo più inquinato dal punto di vista luminoso. Anche nelle zone “fortunate” del nostro Paese, il cielo notturno ormai non è più del nero inchiostro che ha permesso ai nostri antenati per millenni, e fino a pochi decenni fa, di scorgere nitidamente il brillante fiume di astri della Via Lattea.

 

In Europa e negli Stati Uniti, e in tutte le aree del mondo civilizzate, stelle e costellazioni sono oscurate agli occhi della quasi totalità della popolazione da una coltre di nebbia luminosa.

 

Non tutte le notti sono nere. È questo il quadro che emerge dal nuovo atlante dell’inquinamento luminoso (vedi foto qui sotto e video a fine pagina), realizzato da un gruppo di scienziati italiani insieme a colleghi di altri Paesi, che misura per ogni quadratino sulla mappa del mondo quanto il cielo è scuro.

Tecnicamente, viene definito “inquinato” un cielo con un livello di luminosità artificiale tale da oscurare le osservazioni astronomiche. Più dell’80 per cento del pianeta si trova ormai sotto un cielo che non è più completamente scuro. In alcuni luoghi, come Singapore, gli abitanti non fanno praticamente mai esperienza di una notte davvero buia, al punto che i loro occhi non hanno mai modo di adattarsi alla visione notturna.

 

In Italia siamo quelli messi peggio. «Di fatto non esistono zone in cui il cielo sia incontaminato – rappresentato in nero sulle mappe, o almeno in grigio scuro» spiega a Focus.it Fabio Falchi, principale autore dell’atlante, professore di fisica all'Istituto Superiore Galileo Galilei in provincia di Mantova, e volontario all’ISTIL (Istituto di scienza e tecnologia dell’inquinamento luminoso), dove si fa ricerca senza scopo di lucro sull’inquinamento luminoso.

 

I posti dove ancora si possono rivolgere gli occhi verso un cielo relativamente buio sono la Sardegna, l’Alto Adige e alcune zone in Maremma e sull’Appennino. «Ma anche i cieli più belli di oggi sono un pallido ricordo di come erano solo 30 o 40 anni fa».

Fabio Falchi, principale autore dell’atlante. Per realizzare quest'ultimo, i ricercatori hanno catalogato le immagini riprese da un satellite (il Suomi National Polar-orbiting Partnership) che ha a bordo uno strumento specifico per la misura dell’inquinamento luminoso. | Riccardo Furgoni

Gradazioni di buio. E comunque, anche nell’Europa ormai illuminata a giorno, ci sono differenze notevoli. Se gli ultimi rifugi dell’oscurità si trovano in poche zone in Scozia, Svezia e Norvegia, è vero anche che Monaco di Baviera è molto meno inquinata di Milano, nonostante il numero paragonabile di abitanti. E tra Roma e Berlino, con la stessa popolazione, la capitale tedesca ha cieli notturni più oscuri. «Il motivo è che usano meno luce rispetto a noi: le strade sono meno illuminate (anche se questo – come è stato dimostrato – non comporta livelli inferiori di sicurezza) e consumano meno» dice ancora Falchi.

Misure da satellite. Assieme a Pierantonio Cinzano e Chris Elvidge, Falchi aveva già contribuito a creare il primo catalogo dell’inquinamento luminoso, pubblicato nel 2001.  Nel corso del tempo, Falchi ha stabilito collaborazioni con ricercatori di vari paesi, dagli Stati Uniti alla Germania a Israele. E ora è uscita la nuova edizione che mostra in modo molto più dettagliato, grazie  a nuove tecnologie, la dimensione del problema, tanto da essersi guadagnata la pubblicazione su Science Advances.

 

Per realizzare l’atlante, i ricercatori hanno catalogato le immagini riprese da un satellite (il Suomi National Polar-orbiting Partnership) che ha a bordo uno strumento proprio per la misura dell’inquinamento luminoso. «Le immagini da satellite ci sono servite per capire quanta luce viene inviata dalla Terra verso l’alto. Poi un software sviluppato da ISTIL ha calcolato il contributo della luminosità del cielo stellato dovuto alle sorgenti nel raggio di 200 chilometri. E infine le mappe sono state calibrate con più di 30mila misure di luminosità del cielo notturno in giro per il mondo» spiega Falchi.

Inquinamento luminoso nel cielo del Joshua Tree National Park, negli Stati Uniti. | Dan Duriscoe

Una perdita per tutti. L’inquinamento luminoso dei cieli non è solo un problema per gli astronomi. Secondo gli esperti, l’eccesso di illuminazione artificiale potrebbe avere conseguenze sulla salute e sull’ambiente. L’esposizione alla luce durante le ore notturne farebbe calare la produzione di melatonina, e altera i ritmi del sonno. L’alternanza luce-buio è essenziale anche per la salute degli ecosistemi. Senza contare la perdita culturale senza precedenti già oggi e per le generazioni a venire.

L'inquinamento luminoso in tutto il mondo (1:11)

10 Giugno 2016 | Chiara Palmerini