Indonesia, di notte il vulcano si tinge di blu

Affascinante e pericoloso: è lo spettacolo offerto dal vulcano Kawah Ijen, sull'isola di Giava, noto per le esalazioni di zolfo che gli conferiscono il caratteristico colore bluastro, ma anche per le condizioni di lavoro disumane dei minatori che faticano alle sue pendici.

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Non è un faro e nemmeno un esperimento di laboratorio, ma il cratere di un vulcano, quello che emana questi strani bagliori blu. Siamo in Indonesia e questo è il famigerato Kawah Ijen, uno stratovulcano particolarmente attivo situato nella parte orientale dell'isola di Giava. Quello che per gli occhi è un puro spettacolo, per la salute e la sicurezza personale rappresenta un pericolo: il colore blu elettrico visibile nella zona, è dovuto, infatti, alle emissioni di zolfo provenienti dalla montagna.

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Il vulcano infatti emette, insieme alla lava, esalazioni di zolfo a oltre 500 °C, che rendono l'aria intorno ad esso irrespirabile e tossica. A contatto con l'aria, il gas brucia formando fiamme di colore blu che si ergono anche per 4 metri in altezza. Parte del gas condensa invece in zolfo liquido che si riversa lungo le pareti del vulcano dando origine a un vero spettacolo naturale.

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I fotografi e gli appassionati di geologia che si avvicinano a questo luogo, devono farlo indossando maschere antigas e altre adeguate protezioni per evitare di esporsi ai fumi del vulcano. Ma non tutti coloro che si spingono fino a qui sono altrettanto fortunati.

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Nella caldera del vulcano si estende un lago turchese, con acque ricche di acido solforico, sulle cui rive ferve l'attività estrattiva dello zolfo, ad opera della manodopera locale.

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Cercando di evitare le acque mortali del lago, che ucciderebbero all'instante qualunque essere vivente vi cadesse dentro, le persone che abitano nei pressi del vulcano sfidano le esalazioni tossiche per raccogliere lo zolfo depositatosi sul fondo e ai margini del cratere.

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Spezzate le incrostazioni di zolfo, i minatori del luogo le caricano in gerle di bambù e le trasportano per 3 chilometri fino alla base del vulcano, dove il carico - che può arrivare ad 80 chili - viene pesato per rilasciare i relativi compensi.

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Oltre al peso eccessivo che grava sul corpo, ci sono le esalazioni a gravare sulla salute: i fumi di zolfo infiammano occhi e polmoni, restringono le vie aeree dei circa 200 minatori che lavorano, nella maggior parte dei casi, senza alcuna protezione, indossando solamente jeans e maglietta.

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Ogni carico viene pagato circa 4 euro. In una giornata se ne riescono a trasportare due, in certi casi 3, per un compenso diurno che non supera i 12 euro. Un prezzo che i minatori sono disposti a pagare per mantenere le proprie famiglie, a costo di un'aspettativa di vita che raramente supera i 50 anni.

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Qui, uno dei pochi minatori provvisti di tuta accanto alle tubature in cui viene incanalato il gas che esce dal cratere vulcanico: le emissioni vengono fatte condensare in zolfo liquido che cola a terra e, una volta raffreddato, viene raccolto e portato fino alle fabbriche vicine.

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Il processo estrattivo permette di ricavare 14 tonnellate di minerale al giorno, il 20% circa di quanto il vulcano quotidianamente deposita. I fumi eruttati dal vulcano possono danneggiare le lenti delle videocamere: capita sovente che i fotografi che si avventurano fino a qui debbano sostituirle. Non è difficile immaginare quindi, gli effetti che provocano sul corpo umano, e le condizioni di disperazione che spingono gli abitanti della zona a rischiare la vita per pochi dollari al giorno.

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Non è un faro e nemmeno un esperimento di laboratorio, ma il cratere di un vulcano, quello che emana questi strani bagliori blu. Siamo in Indonesia e questo è il famigerato Kawah Ijen, uno stratovulcano particolarmente attivo situato nella parte orientale dell'isola di Giava. Quello che per gli occhi è un puro spettacolo, per la salute e la sicurezza personale rappresenta un pericolo: il colore blu elettrico visibile nella zona, è dovuto, infatti, alle emissioni di zolfo provenienti dalla montagna.

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