Focus

Tutti pazzi per la Terra

Contro i mali della Terra c'è chi vuole rimescolare il mare o cacciare i rifiuti nei vulcani. Ecco 13 idee bizzarre per toglierci dai guai del global warming... e perché sarebbe meglio lasciare perdere.

Contro i mali della Terra c'è chi vuole rimescolare il mare o cacciare i rifiuti nei vulcani. Ecco 13 idee bizzarre per toglierci dai guai del global warming... e perché sarebbe meglio lasciare perdere. (Susanna Trave e Raymond Zreick, 31 luglio 2008)

Le volpi di gomma cacciano galline plastiche?
Anche i polli nel loro piccolo inquinano. Solo negli Usa gli allevamenti di questi animali generano, ogni anno, oltre 400.000 tonnellate di penne e piume che vanno smaltite.

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Non stupisce, visti i numeri, che proprio dagli Stati Uniti arrivi una soluzione per gli scarti dell'industria avicola. Un gruppo di chimici dell'Ars (Agricultural research service), uno dei principali istituti di ricerca statunitensi, ha messo a punto un procedimento per ottenere plastica a partire dalle penne dei polli. Il nuovo materiale ha proprietà paragonabili a quelle del classico polietilene: è facilmente modellabile, è molto resistente e, in più, è anche biodegradabile.

Le galline diventano confezioni per le loro uova, e i polli sono i piatti in cui saranno mangiati.

Foto © miaki

Una spiaggia di sabbie colorate fotografata dagli aerei di Google o 60.000 schifezze? Suggerimento: gli americani ne ammucchiano tante così ogni cinque secondi... (per la soluzione clicca qui e stai a guardare).

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
San Francisco, New York e Londra sono già d'accordo, e adesso anche la Cina vuole liberarsi dal cosiddetto inquinamento bianco, ossia dai comuni sacchetti di plastica che inevitabilmente finiscono con l'intasare gli scolmatori di strade e corsi d'acqua. Decisione sensata (non è certo un'idea stravagante), ma i risultati non si vedono: pare sia uno dei classici esempi di "resistenza anche alle migliori idee". In Italia si parla di bando delle borse in plastica a partire dal 2010, ma nessuno si sta muovendo: «Nel 2007 non è stato fatto neppure un passo per rendere operativa questa scelta», denuncia Stefano Ciafani, coordinatore dell'ufficio scientifico di Legambiente.

Fin qui, insomma, nulla di nuovo. Adesso forse vuoi sapere che cosa puoi usare al posto della borsa in plastica? Vai alla prossima foto.


Foto © Chris Jordan: Plastic Bags 2007, dal progetto "Running the Numbers - An American Self-Portrait"

Sorpresa! Squilli di tromba e fuochi d'artificio per un grande ritorno: il borsone riutilizzabile di tela o di cotone. Piaccia oppure no, quello della foto è disegnato dalla stilista Anya Hindmarch. A sua parziale giustificazione possiamo dire che era pressoché sconosciuta al tempo dell'ideazione. 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Questa borsa, che recita "I'm not a plastic bag" (io non sono un sacchetto di plastica), era stata realizzata come alternativa ecologica alle classiche buste della spesa, che avrebbe dovuto sostituire negli oltre 270 negozi della catena Whole Foods Market in Usa, Canada e Regno Unito. Invece ha avuto tutt'altra carriera ed è diventata un accessorio di gran moda. E arriva sui mercati internazionali imballata in involucri di polietilene! Almeno, così è successo in un deposito di Hong Kong, dove ogni sporta ecologica era protetta da ben tre sacchetti di plastica.

La ciliegina sulla torta, infine: la moda, si sa, ha il suo prezzo e per questa splendida eco-idea devi sborsare a 40 euro.

Foto © diongillard

Drax (Yorkshire, UK) è la più grande centrale elettrica a carbone dell'Inghilterra: copre il 7% del fabbisogno del Paese, ma genera, ogni anno, circa 1,5 milioni di tonnellate di cenere e 22,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica. 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Mettere un freno alle emissioni globali di gas serra sembra una strada scientificamente praticabile, ma è una bella patata bollente per i politici! Rinnovare le centrali energetiche che emettono gas serra, o tassare selvaggiamente le emissioni, sicuramente ne abbasserebbe il livello. Molti paesi hanno "firmato" per adottare misure di questo genere, ma non tutti sono d'accordo. Gli Stati Uniti, in particolare, obiettano che questo porterebbe un danno non indifferente alla loro economia, mentre alcuni scienziati mettono in dubbio l'efficacia delle strategie di contenimento della CO2.

Al "mercato" l'ultima parola: i paesi capaci di ridurre i propri gas serra in misura maggiore di quanto richiesto dalle normative possono guadagnarci qualcosa vendondo crediti di emissioni ai paesi meno efficienti, e così la somma non cambia.

Foto © yorkshiregeek

Questa lampadina rischia di diventare un ricordo. Che cosa ha combinato? Ha centocinquantanni e ormai lavora poco e male. (Costa poco, però.) 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
È stata la California la prima a decidere di ridurre l'uso di lampadine a incandescenza, seguita dall'Australia. Poi anche l'Irlanda ha sposato l'idea e, nel dicembre 2007, l'Italia si è unita al gruppo: la messa al bando diventerà (o "dovrebbe diventare"?) esecutiva nel 2011. Altre nazioni europee stanno progettando di prendere, a breve, la stessa strada. A decretare la fine della vecchia lampadina a incandescenza è il suo scarso rendimento: trasforma in luce solamente il 5% circa dell'energia. Un niente rispetto alle nuove, decantate lampade fluorescenti compatte, che vantano rendimenti del 25-40%.

Col piccolo particolare che le fluorescenti compatte contengono mercurio e polveri fluorescenti (appunto): tutte sostanze tossiche da smaltire, prima o poi.


Foto © polifemus (out of order)

Finalmente liberi di dare della "spazzatura" all'arte senza paura di offendere nessuno! Anzi, gli artisti che hanno realizzato il drago-trash nel famoso Jardin des Plantes di Parigi ne sarebbero onorati, avendo creato la loro opera a partire da lattine, cartone, tappi e sacchetti di plastica, nell'ambito delle iniziative per la Giornata della Terra. 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Riciclare la spazzatura non è un'idea tanto nuova, ma ogni tanto qualcuno la elabora e ci tira fuori qualche cosa di originale. È il caso di un ingegnere dell'università di Leeds (UK), che ha realizzato un materiale da costruzione a partire dalla peggiore spazzatura (vetri rotti, ceneri derivate dagli inceneritori e scorie varie, pressate e aggregate grazie al bitume). Questi "bitubloks", come li ha chiamati, sembrano avere caratteristiche anche migliori dei classici mattoni, che non sono neppure di grande aiuto nello smaltimento dei rifiuti.

Questo è un altro tassello importante nella visione del nostro futuro di spazzatura: abiti, confezioni per alimenti, carta, materassi, mobili e via dicendo, e presto anche case dove, mattoni a parte, avremo anche tanti sacchetti di spazzatura. (P.S. Domanda: sai dire quando "spazzatura" si riferisce al componente e quando alla qualità?)

Foto © austinevan

Un'eruzione a base di magma e lapilli è uno spettacolo affascinante. Purtroppo, circa la metà dei vulcani in attività ha eruzioni esplosive, con nubi ardenti e colate di fango. 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Anche l'Italia ha le sue soluzioni per quanto riguarda i rifiuti. Una delle più fantasiose è stata riportata alla ribalta dai recenti problemi campani: sfruttare il magma dei vulcani come enorme inceneritore ecologico. Un'idea che viene spesso riproposta, forse perché sembra molto semplice. Ma non è così. Nella camera magmatica superficiale si trovano rocce fuse, dicchi e filoni magmatici che non lasciano spazio ad altro materiale (vedi Anatomia di un vulcano). Ma, anche se ci fosse il posto, la camera è collegata al cratere da condotti piuttosto stretti e sarebbe impossibile introdurre i rifiuti "contro" la pressione dai gas vulcanici. E se anche fosse tecnicamente possibile, la spazzatura verrebbe in parte vaporizzata, e in parte ci ricadrebbe sulla testa senza neppure regalare lo spettacolo di un'eruzione.

Focus-esperimento: stappa una bottiglia di champagne, ritappala col pollice e agita forte forte...

Quanto costa in anidride carbonica una centrale termoelettrica a carbone? Da 800 a 1.000 grammi per kW/h! Uno sproposito. Tutti d'accordo a farla finita col carbone? Sì. Anzi, no: costa poco ed è più o meno d'appertutto, non solamente in "quei paesi" (come il petrolio). 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Dopo un lungo periodo di indifferenza generale il carbone torna sulla bocca di politici, economisti e scienziati. Oggi copre già il 25% del fabbisogno mondiale di energia con circa 5.000 milioni di tonnellate di minerale estratto con una crescita prevista fino a 7.000 milioni di tonnellate l'anno in una ventina di anni, fino a soddisfare al 40% della fame mondiale di energia (fonte IEA, International Energy Agency). Impressionante. E preoccupante, se tradotto in termini di 1 kg di CO2 per kW/h. Arrivano (o arriveranno) però le centrali FutureGen, capaci di "sequestrare" l'anidride carbonica liberata dalla combustione del minerale: la CO2 verrebbe poi opportunamente inscatolata e stivata da qualche parte giù, nelle profondità della Terra.

Tutto a posto allora? Tutto a posto. A patto di non approfondire troppo il discorso dell'inscatolamento e anche quell'altro, quello del posto sicuro (geologicamente stabile) per sempre.

Foto © Arnold Paul: centrale termoelettrica a carbone (Datteln, Germania)

Camminare fa bene, anche alla Terra. E niente scuse! Piove? C'è la mantellina. 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Se gli americani camminassero di più si potrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica? Eccome! Uno scienziato ha calcolato che se tutti gli abitanti degli Stati Uniti, di età compresa tra i 10 e i 74 anni, camminassero mezz'ora al giorno anziché usare l'auto si ridurrebbero le emissioni annuali di CO2 di 64 milioni tonnellate. Con sicuro effetto benefico sulla salute dell'umanità e del pianeta.

Per smentire le solite voci («ma le ricerche più "interessanti" le fanno tutte in america?») aggiungiamo qui che ogni cittadino europeo produce in media 11 tonnellate l'anno di gas serra, a cui va aggiunto il contributo involontario di ogni capo di bestiame del continente (leggi Un vaccino contro rutti e flatulenze inquinanti).

C'è chi se li mangia, i vermi, chi se li coccola per fargli fare l'esca e chi vorrebbe mettere su un allevamento e farli lavorare. 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
I vermi sono capaci di ridurre in concime l'umido della nostra spazzatura. L'idea del vermicompost non è originale, ma è recentemente tornata alla ribalta in America e pare stia anche riscuotendo un discreto successo di pubblico. In California, per esempio, c'è chi se li porta in ufficio (chiusi in un secchiello) e dà loro in pasto gli avanzi del pranzo: una crosta di pane, due foglioline di insalata, la buccia della mela... Col tempo il rudo si trasforma in concime da riversare in giardino o nei vasi di casa, con grande risparmio dell'amministrazione comunale, che non deve più ritirare l'umido e trattarlo. Chi vuole provare?

Prima però leggete lo studio tedesco Worms are killing the planet (i vermi stanno uccidendo il pianeta): Jim Frederickson, ricercatore presso la Open University, denuncia la dissennata politica del governo tedesco, che incoraggia l'allevamento di vermi rossi per il compostaggio dei rifiuti umidi. «Posso capire che tutti amino questi piccoli vermi indifesi», afferma il ricercatore, «ma bisogna sapere anche che contribuiscono in modo significativo al riscaldamento globale, con emissioni 290 volte più dannose della CO2 e oltre 20 volte peggiori del metano!»

Anidride carbonica, monossido di carbonio, ossidi di zolfo, idrogeno solforato, cloro e fluoro: è la miscela che compone la nube densa che si sprigiona dai vulcani in eruzione, come nel caso fotografato sull'isola indonesiana di Krakatoa (clicca per vedere dov'è)

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
L'idea parte dall'osservazione di quanto è accaduto dopo l'eruzione del Pinatubo (1991), nelle Filippine, che ha causato l'emissione di tonnellate di zolfo nella stratosfera. Nei due anni successivi all'evento si è riscontrato, infatti, un abbassamento della temperatura media terrestre di circa 0,6 °C e Paul Crutzen, ex professore di oceanografia in California, è convinto che replicando gli effetti di una grande eruzione vulcanica si potrebbe fare fronte al riscaldamento globale. Propone perciò di lanciare centinaia di palloni aerostatici con una tonnellata di zolfo ciascuno, da liberare nella stratosfera.

A parte il piccolo dettaglio che questa stravagante cura per il gobal warming sarebbe da somministrare continuativamente, pena la ripresa del riscaldamento terrestre, c'è da aggiungere lo zolfo è noto per essere il responsabile, per esempio, delle piogge acide. Più al fresco, quindi, ma corrosi? Torneremo a parlare di progetti folli come quello per salvare il Partenone (vedi)?

Una fioritura di fitoplancton nel Baltico, vicino all'isola di Gotland (Svezia: vedi la mappa), ha reso visibili le correnti marine fornendo un'immagine di grande effetto. 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
L'ecologo e futurologo James Lovelock, ideatore dell'ipotesi Gaia, ha recentemente aggiunto una sua proposta alla lista dei rimedi per il riscaldamento globale. L'idea di Lovelock è quella di rimescolare l'acqua degli oceani portando in superficie quelle più fredde e ricche di nutrienti, per favorire la fioritura di fitoplancton. Il fitoplancton vive alla superficie degli oceani e ha molte qualità, come quella di "cibarsi" di CO2 estraendola dall'aria: una dieta molto vantaggiosa anche per noi. Quando muore, poi, affonda portando con sé quanto ha mangiato. Una proposta alternativa a quella di Lovelock (che non si perde in dettagli come l'energia necessaria ai suoi mescolatori) è quella di fertilizzare col ferro la superficie dell'oceano: questo metallo, infatti, stimola lo sviluppo del fitoplancton, e grandi "fioriture" di questi piccolissimi organismi marini aiuterebbero a eliminare un po' del gas eccedente dall'atmosfera.

Sarebbe comunque solamente un aiuto temporaneo, ammette lo stesso Lovelock, visto che la temperatura della Terra continuerà a crescere per un certo periodo di tempo anche se riuscissimo ad arrestare oggi stesso tutte le emissioni di gas serra. Altri scienziati prendono le distanze ancora più nettamente: un eccessivo prelievo di CO2 da parte del plancton renderebbe più acide le acque profonde, impoverendole di ossigeno e creando un ambiente difficilmente abitabile per molte specie.

Foto © RemusShepherd

Questi schermi trasparenti di circa 60 centimetri di diametro sono in grado di sfocare parte della luce solare e perciò di "smorzare" l'irraggiamento quanto basta per contrastare gli effetti del riscaldamento globale. 

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Se noi, durante i giorni di solleone, ci armiamo di occhiali e cappello per impedire al calore di cuocerci occhi e cervello, perché non fare altrettanto con la Terra? È quello che hanno proposto alcuni scienziati come misura contro il surriscaldamento terrestre: mettere in orbita intorno all'equatore un anello di particelle, o di micro-navette spaziali, che disperdano la luce. L'idea è di ridurre la quantità di radiazione solare che arriva fino alla superficie terrestre e controllare così l'aumento della temperatura causato dai gas serra.

Una soluzione dettata dall'esperienza di tutti i giorni... da realizzare con i soldi degli altri! La cintura anti solleone per la Terra costerebbe... trilioni dei dollari!

Foto © Roger Angel, University of Arizona, Steward Observatory.

Contro i mali della Terra c'è chi vuole rimescolare il mare o cacciare i rifiuti nei vulcani. Ecco 13 idee bizzarre per toglierci dai guai del global warming... e perché sarebbe meglio lasciare perdere. (Susanna Trave e Raymond Zreick, 31 luglio 2008)

Le volpi di gomma cacciano galline plastiche?
Anche i polli nel loro piccolo inquinano. Solo negli Usa gli allevamenti di questi animali generano, ogni anno, oltre 400.000 tonnellate di penne e piume che vanno smaltite.

LA CURA È PEGGIORE DEL MALE?
Non stupisce, visti i numeri, che proprio dagli Stati Uniti arrivi una soluzione per gli scarti dell'industria avicola. Un gruppo di chimici dell'Ars (Agricultural research service), uno dei principali istituti di ricerca statunitensi, ha messo a punto un procedimento per ottenere plastica a partire dalle penne dei polli. Il nuovo materiale ha proprietà paragonabili a quelle del classico polietilene: è facilmente modellabile, è molto resistente e, in più, è anche biodegradabile.

Le galline diventano confezioni per le loro uova, e i polli sono i piatti in cui saranno mangiati.

Foto © miaki