Tsunami, cos'è successo al largo dell'Indonesia

Cause e dinamiche del maremoto che ha devastato le coste del Sud-Est asiatico. E il perché un simile evento, anche se di proporzioni meno catastrofiche, potrebbe accadere anche in Italia.

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Tsunami, cos'è successo al largo dell'Indonesia
Cause e dinamiche del maremoto che ha devastato le coste del Sud-Est asiatico. E il perché un simile evento, anche se di proporzioni meno catastrofiche, potrebbe accadere anche in Italia.

 

Un fotogramma della ricostruzione dello tsunami fatta dal servizio oceanografico statunitense. © NOAA.
Un fotogramma della ricostruzione dello tsunami fatta dal servizio oceanografico statunitense. © NOAA.

 

Cos'è successo al largo di Sumatra il 26 dicembre 2004 alle 7 e 58 (ora locale)? Lo tsunami era prevedibile? Ci si può attendere una simile tragedia anche in Italia? Il sisma ha spostato l'asse terrestre? E tale spostamento potrà avere influenze sul clima?
In questo servizio, insieme ad alcune ricostruzioni multimediali, cercheremo di spiegare da un punto di vista scientifico le cause e le dinamiche del maremoto che ha devastato le coste del Sud-Est asiatico.

La scossa che ha dato vita allo tsunami è avvenuta a circa 10 chilometri di profondità in una zona ad alta attività sismica, in un punto di contatto tra quattro placche tettoniche (vedi mappa):


Come si è formata e come si è mossa lungo l'oceano l'onda devastatrice.

Il movimento dell'onda assassina: in sei ore ha raggiunto le coste africane. Ecco la ricostruzione computerizzata.
© NOAA

la zolla indiana e quella australiana che premono verso la piccola zolla birmana, schiacciata a sua volta da quella euro-asiatica a nord e dalla quella delle isole Sonda a est.
In particolare, la zolla indiana scivola sotto quella birmana a una velocità di circa 5-6 centimetri all'anno, un meccanismo noto come subduzione (vedi disegno e multimedia sulle placche tettoniche).
Il fondo marino si alza. Il terremoto ha rotto l'equilibrio precario tra le placche, accelerando la subduzione: la zolla indiana è scivolata repentinamente sotto quella birmana, sollevando il fondo marino di diversi metri (da 15 a 30, secondo le diverse stime dei geologi di tutto il mondo).
Secondo le prime stime si è messa in movimento una sezione di circa mille chilometri di lunghezza lungo la zona di contatto tra le due zolle. E a qualche giorno di distanza, anche i satelliti della Nasa hanno registrato lo sconvolgimento geologico provocato dal sisma: Sumatra e alcune piccole isole dell'arcipelago si sarebbero spostate di qualche metro.
Nasce l'onda assassina. L'innalzamento del fondo ha creato un'enorme colonna d'acqua verso l'alto che una volta giunta in superficie ha generato l'onda dello tsunami.
Solitamente - ed è quello che è avvenuto a largo di Sumatra - poco dopo il terremoto l'onda si divide: il cosiddetto tsunami lontano che viaggia verso l'oceano aperto; e lo tsunami locale che si dirige verso le coste più vicine. L'altezza dell'onda rispetto al livello dell'oceano è circa la metà dello tsunami iniziale, ma la velocità delle onde può essere variabile e dipende dalla profondità del mare.
Come valutare la velocità. La formula per calcolarla è molto semplice: la radice quadrata della costante di gravità, 9,81 (approssimata a 10) moltiplicata per la profondità. Per esempio, con 4000 metri di profondità (tipica dell'oceano) la velocità dell'onda è radice quadrata di 10x4000 = 200 m/sec = 720 km/ora. In 4 ore si può stimare che l'onda arrivi a quasi 3000 km di distanza.
Man mano che si avvicina alle coste e il fondale si alza, lo tsunami rallenta. Ma la sua potenza è costante: l'onda aumenta d'altezza e la lunghezza d'onda diminuisce. Nel maremoto asiatico le onde hanno viaggiato tra i 400 e gli 800 km/h. Verso riva - si stima - hanno rallentato fino a 45 km/h, ma hanno raggiunto anche i 15 metri di altezza.
Marea istantanea. Contrariamente a molte rappresentazioni, gran parte degli tsunami non si trasformano in enormi onde frangenti, ma assomigliano a un'enorme e rapidissima marea che si abbatte sulla costa. È più o meno quanto avvenuto per esempio alle Maldive, in parte protette dallo tsunami dalle coste dello Sri Lanka: l'arcipelago è la parte emersa di una antica dorsale vulcanica. Il fondo marino scende a picco immediatamente dopo la riva e per questo motivo l'onda, arrivando sotto costa, non ha avuto modo di alzarsi.
Lungo la costa indiana, dove i fondali sono più bassi, lo tsunami ha perso velocità, ma è cresciuto di altezza con effetti più devastanti.
Si sposta l'asse terrestre. Ai geologi è risaputo che i terremoti più violenti possono modificare l'assetto delle placche, muovere anche di metri la crosta terrestre e spostare l'asse terrestre. Tutto questo è avvenuto col sisma di Sumatra. I primi dati sono stati confermati da diversi studiosi in tutto il mondo: l'asse terrestre si sarebbe spostato di 2 millesimi di secondo d'arco, più o meno la distanza tra un lato e l'altro di una moneta di 1 euro "vista" alla distanza di 2 mila km, corrispondenti a uno spostamento lineare di 5-6 centimetri. Lo spostamento è avvenuto proprio lungo la direzione dell'epicentro del terremoto, quasi all'equatore. Quindi non si è modificata l'angolazione dell'asse (che è di circa 23 gradi e mezzo), ma la direzione laterale verso cui punta l'asse nello spazio.
Potrebbe accadere anche in Italia? La nostra penisola è a rischio tsunami. Nel Tirreno si trova il Marsili che con un diametro superiore ai 45 km, è il vulcano sottomarino più grande d'Europa (vedi multimedia sui vulcani italiani).
Un piccolo terremoto o l'inizio di un'attività eruttiva potrebbe provocare lo smottamento di una serie di frane non stabilizzate che si trovano lungo i suoi pendii. E questo genererebbe uno tsunami.
Un'altra fonte di preoccupazione è un vulcano sottomarino recentemente scoperto al largo dell'Isola Ferdinandea. Nel marzo 2004 un terremoto del terzo grado della scala Richter avvenuto nei suoi pressi ha generato uno tsunami di piccole dimensioni che ha raggiunto le coste della Sicilia.

(Notizia aggiornata al 30 dicembre 2004)

 

29 dicembre 2004