Tifone Haiyan: la colpa è dell’uomo?

Diverse ricerche sembrano confermarlo: il surriscaldamento globale e le attività umane amplificherebbero la forza degli eventi meteorologici, dai tifoni alle ondate di calore.

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Una città costiera delle Filippine dopo il passaggio di Haiyan. Ed è anche colpa nostra, la scienza lo conferma (© REUTERS/Erik De Castro ) |

Esiste un nesso tra i cambiamenti climatici e la violenza del Tifone Haiyan che ha così duramente colpito le Filippine lo scorso 9 novembre? Secondo gli esperti sì.

Anche se in linea generale non sarebbe corretto imputare un singolo fenomeno meteorologico ad un evento di portata globale, diversi scienziati sono concordi nel sostenere che l’aumento delle temperature abbia contribuito ad amplificare la forza di questa drammatica tempesta.

Global warming e tifoni
Will Steffen, docente alla Australian National University, sottolinea in un’intervista di qualche giorno fa al quotidiano inglese Guardian come l’inequivocabile aumento della temperatura dei mari contribuisca a rafforzare le tempeste tropicali: la differenza di temperatura tra la superficie del mare e la parte più alta della perturbazione è infatti il “motore” che alimenta la formazione di uragani e tifoni.

In questo senso i cambiamenti climatici, pur non essendo la causa scatenante di questi eventi, li rafforzano e li rendono più distruttivi.

Pochi ma sempre più forti
La questione non è comunque delle più semplici perché se da un lato non esistono prove che mettano in relazione l’aumento delle temperature con una maggior probabilità di formazione di tifoni, dall'altra ci sono numerose evidenze che testimoniano un sempre maggior numero di tempeste particolarmente violente.

Questa tesi è sostenuta dal professor Myles Allen dell’Università di Oxford ed è pubblicata in uno studio apparso su Nature nel 2010, nel quale si evidenzia come i cambiamenti climatici stiano progressivamente aumentando la forza media dei tifoni ma ne stiano contemporaneamente riducendo il numero complessivo.

La teoria è stata recentemente confermata Kerry Emmanuel del MIT, secondo il quale le zone più colpite dai tifoni particolarmente violenti - quelli compresi tra le classi 3 e 5 - sarebbero proprio quelle del Pacifico Settentrionale, dove ha colpito Haiyan.

Non solo: una ricerca del 2011 presentata dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) conclude che le velocità medie dei venti durante i tifoni, nei prossimi anni, sono destinate ad aumentare, così come l’incidenza delle piogge torrenziali.

Gli strumenti a disposizione della scienza

Per calcolare quanta parte di questi disastri sia direttamente imputabile al riscaldamento globale, gli scienziati utilizzano speciali software di simulazione attraverso i quali ricostruiscono l’evento da esaminare (un tifone, un’inondazione, un’ondata di calore) eliminando però l’aumento di temperatura dovuto all'emissione di gas serra e quindi alle attività umane. La differenza tra gli effetti reali e quelli ottenuti dalla simulazione è ascrivibile ai nostri comportamenti.

Uno studio di Allen di qualche anno fa condotto con questi strumenti ha evidenziato come le inondazioni che colpirono nel 2000 il Regno Unito furono amplificate di due volte dal surriscaldamento globale, così come l’ondata di calore che nel 2010 causò migliaia di morti in Russia.

«Gli effetti dei cambiamenti climatici su Haiyan possono essere calcolati» ha confermato lo scienziato al Guardian, «È un errore diffuso pensare che il surriscaldamento globale colpisca tutti allo stesso modo: alcuni, ma non sappiamo chi, ne sono colpiti molto più di altri» conclude lo scienziato.

 

Il tifone Hayan dallo spazio
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13 novembre 2013 | Rebecca Mantovani