Le piante riconoscono il rumore dei morsi

Il suono della masticazione degli insetti è in grado di stimolare meccanismi di difesa a base di sostanze repellenti, per allontanare dalle foglie gli ospiti indesiderati.

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Il pasto del bruco di farfalla monarca.|Carolyn Conner, Flickr

Non dimenticatelo, al prossimo boccone di insalata: quando le masticate, le piante vi sentono. E si attrezzano di conseguenza. Almeno vale per l'arabetta comune (Arabidopsis thaliana), una piantina annuale della famiglia delle Brassicacee o Crucifere (la stessa di cavolo e verza), dal genoma relativamente semplice e per questo spesso studiata nelle scienze vegetali.

 

 

Uno scaltro adattamento. Che i suoni potessero influenzare la germinazione e la crescita delle piante era cosa nota, ma ancora non si sapeva se anche quello prodotto dalla masticazione di un insetto erbivoro potesse essere captato dai vegetali. Questo tipo di intelligenza è stata verificata in uno studio condotto dai ricercatori dell'Università del Missouri.

 

L'arabetta comune (Arabidopsis thaliana) è particolarmente sensibile al rumore del ruminio dei suoi aguzzini. | Nuuuuuuuuuuul, Flickr

Il rumore del nemico.

I ricercatori hanno usato come cavia una pianta non buona da mangiare, ma della stessa famiglia di ortaggi che spesso vediamo sui nostri piatti: l'Arabadopsis, imparentata con broccoli, cavolfiori e altre Crucifere.

 

Hanno quindi registrato il rumore delle vibrazioni che un bruco produce quando si nutre delle sue foglie (il caratteristico "chomp chomp" dei fumetti), ma anche quello di altri suoni naturali cui le piante sono avvezze, come il fruscìo del vento o il frinire di altri insetti.

 

Meccanismo di difesa. A questo punto hanno fatto ascoltare ad altre piantine di arabetta i suoni registrati, scoprendo che solo in presenza delle vibrazioni prodotte dalla masticazione dell'insetto le piante hanno prodotto olii essenziali mediamente tossici che hanno inviato alle foglie, la parte più vulnerabile ai morsi dei predatori. La stessa risposta non è avvenuta, o è avvenuta in misura minore, in presenza degli altri stimoli.

 

 

Possibili applicazioni. Il rumore delle vibrazioni va ad aggiungersi agli altri segnali utilizzati dalle piante per relazionarsi all'ambiente circostante (come quelli elettrici o odorosi). Non è noto se altre piante abbiano la stessa sensibilità, che si potrebbe sfruttare, per esempio, per far produrre ai raccolti il proprio, specifico repellente naturale. Riducendo così l'utilizzo di pesticidi.

 

 

27 Ottobre 2014 | Elisabetta Intini