A casa del diavolo

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Armosfera da anticamera degli inferi alla Solfatara di Pozzuoli, un antico cratere appartenente al supervulcano dei Campi Flegrei.|Samuel Zuder/Laif
Dappertutto si respira il suo inconfondibile odore, tra fumi che oscurano il cielo, fanghi che ribollono nei calderoni, gas bollenti che spruzzano fuori dagli anfratti di roccia, antiche grotte trasudanti umori caldissimi. Se il diavolo esiste, questa potrebbe essere l'anticamera della sua dimora. È la Solfatara di Pozzuoli, un antico cratere vulcanico ancora attivo ma in stato quiescente, senza dubbio il più interessante dei 40 vulcani che costituiscono i Campi Flegrei.
Con le sue numerose fumarole di anidride solforosa alte fino al cielo, i laghi di fango in ebollizione e le altissime temperature del suolo rappresenta un'importante valvola di sfogo dei gas sotterranei prodotti dal magma che ribolle sotto ai “Campi Ardenti”, grazie alla quale è possibile tenere sotto controllo questa immensa pentola a pressione.
Del classico aspetto di un vulcano in realtà la Solfatara ha davvero poco: nessuna montagna spuntata dalla cima fumante, ma soltanto una distesa ovale di terra molto calda del perimetro di circa 2 km, all'interno della quale si trovano il pozzo d'acqua minerale (la cui falda varia in base alle precipitazioni e sotto l'effetto del bradisismo, il fenomeno vulcanico che consiste in un periodico innalzamento e abbassamento del livello del suolo), la fangaia (un calderone di fango termale che bolle a 140°C), le cave di pietra trachite (da cui fino agli anni '50 si estraevano, oltre alla pietra alchitrachite, anche allume e bianchetto), la bocca grande (la fumarola principale dal caratteristico odore di zolfo, con vapori che raggiungono i 160°C) e le stufe antiche (due grotte naturali, chiamate Purgatorio e Inferno, che nell'Ottocento venivano utilizzate a fini termali sfruttando i vapori delle fumarole).

Per spiegare il rapporto tra i Campi Flegrei e il Vesuvio, una guida turistica locale è solita dire che è come un padre che dorme mentre il bambino piccolo gioca. Se il Vesuvio da sempre fa paura per un suo possibile risveglio, i Campi Flegrei costituiscono un'area ad altissimo rischio, monitorata continuamente dall'Osservatorio Vesuviano. Qualora questo supervulcano di casa nostra dovesse eruttare come 40.000 anni fa, le conseguenze sarebbero catastrofiche per il mondo intero.

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03 Agosto 2012 | Rebecca Mantovani

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