Natura

Sequenziato il genoma del girasole

Le informazioni genetiche aiuteranno i ricercatori a migliorare la resistenza e l'adattabilità ai diversi climi di una delle principali piante oleifere.

I suoi fiori hanno ispirato alcuni dei quadri più celebri di Van Gogh, e dai suoi semi si ricava un olio che muove un’industria da 20 miliardi di dollari. Ultima tra le principali piante da cui si ricava olio, dopo soia, colza, palma da olio, anche il genoma del girasole è stato sequenziato.

Un’impresa particolarmente difficile, come riportano su Nature i ricercatori del consorzio internazionale che ha portato a termine il progetto, anche perché il genoma della pianta, poco più ampio di quello dell’uomo, è fatto di moltissime lunghe sequenze ripetute, “leggibili” solo con tecniche particolari.

Vegetale globale. Il girasole, il cui nome scientifico è Helianthus annuss è una pianta coltivata in tantissimi climi e latitudini. Resiste bene alla siccità, e per questo si pensa che possa adattarsi bene ai cambiamenti climatici, ed essere una pianta da olio su cui puntare per il futuro.

Appartiene alla famiglia delle asteracee, vastissima, caratterizzata dalle infiorescenze a capolino: quello che comunemente chiamiamo fiore è in realtà formato da tanti piccolissimi fiori.

Dall'America all'Europa. Addomesticato dai nativi americani, coltivato alcuni millenni prima di Cristo, era ritenuto dagli Inca l’immagine del dio del sole. Fu importato anche in Europa dagli esploratori spagnoli e migliorato come specie di interesse agricolo con gli incroci. Poiché la parola “girasole” e miti legati alla pianta esistono anche nella mitologia greca, ben prima che fosse importato, è probabile che si riferissero all’eliotropio, pianta erbacea che fa fiori bianchi o violetti. Il suo eliotropismo, cioè la capacità della pianta di orientarsi in direzione del sole, riguarda in realtà i boccioli, mentre quando il girasole è fiorito le corolle puntano in una direzione fissa, di solito verso est.

In cucina. Quelli che comunemente vengono chiamati semi e sono commestibili, usati come aggiunta in tante ricette di pani o nelle insalate, mangiati salati e tostati come snack, sono in realtà i suoi frutti. L’olio, ricavato spremendo i semi, e usato soprattutto per friggere, viene oggi prodotto in quasi 18 milioni di tonnellate. I maggiori produttori sono Russia e Ucraina.

Adatti a tutti i climi. Mappando il genoma, i ricercatori hanno individuato i geni più importanti coinvolti in due tratti di interesse per l’agricoltura, i tempi di fioritura e il metabolismo dell’olio. Da queste informazioni, e dagli incroci con piante parenti, pensano di poter varietà capaci di resistere in ambienti ancora più estremi.

23 maggio 2017 Chiara Palmerini
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