Natura

Rischio tsunami di ghiaccio per i villaggi del Nepal

Riscaldamento globale e scioglimento dei ghiacci potrebbero causare improvvise e pericolose inondazioni dovute allo straripamento dei laghi glaciali.

L'innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai potrebbero costituire una pericolosa combinazione distruttiva per i villaggi che sorgono in Nepal, alle pendici dell'Himalaya. Entrambi sono tra le principali cause degli tsunami di ghiaccio (i cosiddetti GLOF, glacial-lake-outburst floods), improvvise inondazioni generate dallo straripamento dei laghi glaciali che fuoriescono dagli argini a causa dell'aumentata pressione dell'acqua.

Il riscaldamento globale accelera la fusione dei ghiacciai e la formazione di laghi glaciali. L'erosione, un evento sismico o semplicemente, un'eccessiva quantità d'acqua all'interno dell'alveo possono rompere le naturali sponde di ghiaccio o i depositi rocciosi che proteggono gli argini del lago. Ecco che si genera un GLOF: milioni di metri cubi d'acqua ghiacciata si riversano sulla montagna e raggiungono i più vicini villaggi, inghiottendo qualunque cosa si trovi sul loro percorso.

Nell'ultimo secolo alle pendici dell'Himalaya si sono registrati 50 tsunami di ghiaccio, secondo l'International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD), un centro di ricerca sui monti himalayani con sede a Kathmandu (Nepal). Ma il riscaldamento globale sta formando nuovi laghi glaciali e ingrossando quelli vecchi a ritmi mai osservati prima d'ora.

«In alcune zone dell'Himalaya, come nella regione di Dudh Koshi nel Nepal orientale lo scioglimento è particolarmente rapido» ha raccontato al Time Pradeep Mool, coordinatore dell'ICIMOD. «Quasi tutti i ghiacciai nella regione si stanno ritirando al ritmo di 10-59 metri all'anno, e negli ultimi 5 anni siamo passati a una media di 74 metri all'anno. Si sono creati 24 nuovi laghi glaciali nell'area, che ora in totale ne ha 34. Dieci sono da considerare a rischio». Colpa del termometro che continua a salire: dal 1992 ad oggi, gli inverni sull'Everest sono divenuti più caldi di 0,6 °C.

I terremoti rischiano di far precipitare la situazione. Per questo, secondo Mool, è necessario un più efficiente monitoraggio dei laghi più pericolosi.

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31 maggio 2013 Elisabetta Intini
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