Quello che il riscaldamento globale ci porta via

Fragole e vino, birretta in compagnia, viaggi di nozze alle Maldive, settimane bianche sugli sci, cene romantiche a base di pesce. In un futuro non molto lontano potremmo doverne fare a meno. Colpa del riscaldamento globale (e quindi nostra).

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Cominciate a fare scorta di caffè, perché tra non molto l'arabica, che costituisce il 70% circa della produzione globale di una delle nostre bevande preferite, potrebbe diventare una merce molto rara. Alcuni stimano addirittura che potrebbe scomparire entro il 2080. Il motivo è che questa varietà cresce nelle zone più alte della vegetazione delle montagne tropicali e con l'innalzamento progressivo delle temperature non avrà più un luogo fresco dove instaurarsi. Ne sono molto preoccupate le grandi aziende produttrici (tra cui il colosso Starbucks), ma anche tutti coloro che non riescono a fare a meno del profumo della moka appena svegli.
 
Vedi anche: Il riscaldamento globale farà scomparire il caffè

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Non solo il caffè, ma anche lo zucchero è in serio pericolo. A causa dell'aumento delle temperature medie, la produzione di canna da zucchero in Indonesia è diminuita di circa il 30 per cento tra il 2009 e il 2011, come dichiarato da un portavoce dei coltivatori indonesiani. In altre parti del mondo però, come in Brasile, le piantagioni di canna da zucchero, utilizzate per la produzione di bioetanolo, potrebbero a loro volta contribuire al riscaldamento globale.

Biocarburanti, trappola o soluzione?

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Cominciamo a inventarci un altro piatto nazionale, perché sembra che il grano duro per la pasta comincerà a scarseggiare dal 2020. Lo dice uno studio del Met Office, il servizio meteorologico britannico, che afferma: "le previsioni sui cambiamenti climatici in Italia, in particolare l'innalzamento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni, potrebbero compromettere gravemente i campi di grano duro".

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Se il vino è da sempre legato al territorio, questa caratteristica potrebbe rivelarsi un problema nel prossimo futuro, quando aree come quella del Bordeaux o dello Champagne non saranno più climaticamente adatte a quel tipo di uve. Se anni fa l'idea di produrre vino in Inghilterra poteva fare sorridere, oggi è sorprendente che qui vi siano circa 400 vigneti dove si produce vino all'altezza di quello francese o italiano. Che il concetto di vino d.o.c. sia da rivedere?

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Amanti del cioccolato, il vostro dolce preferito sta per diventare un lusso. Se per la disperazione volete tuffarvi nel cioccolato fatelo subito. Il Centro Internazionale per l'Agricoltura Tropicale avverte che le piantagioni di cacao del Ghana e della Costa d'Avorio, dove viene coltivata gran parte del cacao mondiale, sono in pericolo. Bisognerà inventarsi delle piante più resistenti al calore e alla siccità e trasferire le piantagioni in zone più adatte, nella speranza che questa delizia non diventi una vera rarità.

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Il riscaldamento globale non risparmia nemmeno le fragole. La Gran Bretagna sta già correndo ai ripari, cercando di sviluppare un tipo di fragole che possa resistere a temperature più alte e con meno acqua.

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Mentre i ghiacci artici scompaiono aprendo rotte di navigazione un tempo precluse, alcuni Stati sono in combutta per accaparrarsi il controllo delle rotte di navigazione e di estrazione dei minerali nella regione.

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La popolazione di trote e salmoni è diminuita notevolmente negli ultimi decenni. Il riscaldamento globale potrebbe peggiorare la situazione per questi pesci, abituati a vivere in acque piuttosto fredde. Già nel 2002 uno studio del Natural Resources Defense Council and Defenders of Wildlife avvertiva che "il riscaldamento globale rischia di provocare la scomparsa di trote e salmoni dal loro habitat naturale entro il 2090".
 


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Secondo uno studio del World Wildlife Fund, i cuccioli di orso polare stanno rimpicciolendo. Il fatto sarebbe collegato all'accorciamento della stagione invernale, che porterebbe le femmine a partorire precocemente. Al diminuire dei ghiacci, inoltre, gli orsi polari potrebbero avere molte difficoltà a recuperare il cibo, arrivando addirittura a episodi di cannibalismo già osservati da alcuni studiosi. Non si tratta comunque degli unici animali in via di "restringimento": alcuni studi evolutivi suggeriscono che a causa del riscaldamento globale sarebbero molti gli animali (tra cui mammiferi, pesci, rettili, anfibi e insetti) che stanno riducendo le proprie dimensioni, per disperdere meno calore e nutrirsi meno. Un fenomeno recentissimo, che sembra essere legato proprio al riscaldamento globale.

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La Germania, patria delle birre più buone d'Europa, potrebbe trovarsi costretta a diminuire la produzione della bevanda alcolica nazionale a causa dei cambiamenti climatici. Una buona birra si basa sulla qualità di acqua, orzo e luppolo utilizzati, ingredienti particolarmente vulnerabili e sensibili al clima. Inoltre, siccità o piogge intense possono rovinare interi raccolti. Attenzione a non berne troppa per il timore di rimanere senza.

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Le api spariscono e con loro anche il miele. Le ragioni sono tante: inquinamento, insetticidi, diminuzione delle piante. Inoltre, inverni umidi ed estati molto piovose rendono difficilissima la loro sopravvivenza e le rende più soggette a malattie.
 


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Colazione con pancakes, sciroppo d'acero e pane con burro di arachidi. Cosa c'è di meglio per un nordamericano? Purtroppo però la colazione più amata oltreoceano è in serio pericolo. La stagione di raccolta dello sciroppo d'acero si accorcia di anno in anno. Secondo uno studio della Cornell University in alcune zone degli Stati Uniti, come il sud della Pennsylvania, potrebbero smettere di produrne entro il 2100. Per quanto riguarda il celebre burro di arachidi, se le temperature continueranno a salire la produzione diminuirà, con un conseguente innalzamento dei prezzi, proprio come è successo negli ultimi due anni.

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Restiamo in tema USA e parliamo di vacanze. La Florida e la California, mete predilette per le vacanze al mare, sono a grave rischio di inondazioni. Il sud della Florida potrebbe subire le conseguenze di un innalzamento graduale del livello del mare. Se l'effetto serra non diminuirà, entro il 2100 il livello del mare potrebbe salire di un metro. In questa mappa potete vedere cosa succederebbe alle coste di questo stato all'aumentare del livello del mare. Lo stesso potrebbe accadere alla città di New York e in California.
 


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Preparatevi ad attaccare gli scarponi al chiodo. Uno degli effetti del riscaldamento globale, come è comprensibile, sarà la diminuzione delle nevicate, con conseguente riduzione della stagione invernale per gli impianti sciistici.

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Con l'innalzamento del livello del mare, l'esistenza stessa delle isole Maldive è messa a repentaglio. Simile destino per Kiribati, in Oceania, dove vivono oltre cento mila persone.
 


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Mai sentito parlare dell'acidificazione del mare? Gli oceani stanno assorbendo un quarto delle emissioni di CO2 del pianeta, con conseguente abbassamento del pH e ripercussioni sugli ecosistemi marini. In questo contesto, le barriere coralline in particolare sono messe a serio repentaglio.
 


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Parlando di ambiente e di Amazzonia viene subito in mente la deforestazione. Ma c'è un altro nemico del polmone verde del mondo, ed è il riscaldamento globale. Nei prossimi cento anni l'85 per cento della foresta pluviale potrebbe morire se i governi del mondo intero non si renderanno conto della necessità di mettere in campo soluzioni efficaci che vadano al di là delle necessità dei mercati.

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Un pacchetto di fazzoletti in tasca sarà indispensabile nei prossimi anni. Oltre all'aumento delle allergie per tipologie, numero delle persone affette e intensità, il riscaldamento dell'ambiente porterà al dilatarsi del cosiddetto periodo dei pollini. Inoltre, i cambiamenti climatici potrebbero legarsi a un aumento delle malattie, dovuto anche a movimenti migratori anomali dei volatili.

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Uno degli animali che soffrirà maggiormente a causa dell'aumento delle temperature è la renna, abituata a vivere in zone piuttosto fredde del pianeta. Vita dura anche per Babbo Natale quindi.

Cominciate a fare scorta di caffè, perché tra non molto l'arabica, che costituisce il 70% circa della produzione globale di una delle nostre bevande preferite, potrebbe diventare una merce molto rara. Alcuni stimano addirittura che potrebbe scomparire entro il 2080. Il motivo è che questa varietà cresce nelle zone più alte della vegetazione delle montagne tropicali e con l'innalzamento progressivo delle temperature non avrà più un luogo fresco dove instaurarsi. Ne sono molto preoccupate le grandi aziende produttrici (tra cui il colosso Starbucks), ma anche tutti coloro che non riescono a fare a meno del profumo della moka appena svegli.
 
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