Natura

Project Baseline: 5 milioni di semi ibernati pronti a risuscitare

Una macchina del tempo capace di arrestare per 50 anni l'evoluzione di una pianta permetterà di capire quanto siano irreversibili i cambiamenti che imponiamo alla flora.

Oltre 5 milioni di semi di 60 diverse specie di piante "riposano" a -18 °C in una cassaforte blindata a Fort Collins, in Colorado (Usa). Sono stati classificati e archiviati dagli scienziati di Project Baseline: nei prossimi 50 anni saranno riattivati progressivamente, nell'ambito di un esperimento su piante, evoluzione e cambiamenti climatici che sembra ispirato a un film di fantascienza.

Project Baseline è infatti un progetto di lungo respiro studiato per capire quanto pervasivi e irreversibili siano gli effetti del global warming sull'evoluzione della flora.

Una lunga raccolta. Negli ultimi 4 anni, un team di biologi ha girato per 250 località Usa a caccia di campioni di semi, variegati per tipologia (si va dal ravanello comune, Raphanus sativus, alla Yucca brevifolia o Joshua Tree) e habitat di provenienza. Ora la collezione è completa e ospitata in una banca dei semi del Dipartimento per l'Agricoltura degli Stati Uniti.

contingenti o inevitabili? Distinguere quali cambiamenti nella crescita e nel comportamento delle piante siano "scritti nell'evoluzione", e quali siano invece frutto della temporanea capacità delle piante di adattarsi all'ambiente in cui si trovano (plasticità) è al momento molto difficile.

Project Baseline è nato proprio per questo scopo: una volta scongelati, i semi saranno fatti crescere fianco a fianco a semi di piante lasciate evolvere in natura. A quel punto, qualunque differenza dovesse emergere, sarà senz'altro frutto dell'evoluzione (cioè dovuta alla selezione dell'uomo e ai cambiamenti climatici di origine antropica).

Uno sguardo in avanti. Finora ogni esperimento di questo tipo è stato frutto di ritrovamenti casuali di semi preservati nel permafrost. Project Baseline ricrea le stesse condizioni in un ambiente controllato, e si proietta nel futuro: purtroppo, possiamo dare per scontato che, da qui a 50 anni, gli habitat da cui i campioni sono stati prelevati avranno subito gli effetti del global warming.

Alcune risposte. Lo studio permetterà di capire, per esempio, se le fioriture precoci di molte siano ormai determinate dall'evoluzione o siano solo una risposta temporanea a temperature sempre più alte. O confermare l'ipotesi che vuole che l'evoluzione avvenga attraverso tanti, piccoli cambiamenti genetici e non per grandi rivoluzioni. I primi semi risuscitati potrebbero essere piantati nel 2020.

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11 marzo 2016 Elisabetta Intini
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