Natura

L'organismo più grande del mondo è una posidonia che si auto-clona

In 4.500 anni una posidonia dell'Australia ha diffuso copie esatte di sé per 180 km: è il clone più esteso mai osservato sulla Terra.

La Shark Bay, una famosa baia ricca di vita marina nella parte più occidentale dell'Australia, è tappezzata di posidonia, una pianta acquatica con tanto di radici, fusto e foglie a forma di nastro. In queste praterie acquatiche mosse dalle correnti non è raro scorgere i dugonghi, mammiferi marini parenti dei lamantini che brucano posidonia come fosse erba. Ebbene immaginate la sorpresa degli scienziati nel constatare che la maggior parte dei prati di posidonia nella Shark Bay è formata in realtà da un organismo soltanto: una singola pianta che si è clonata moltissime volte fino a tappezzare un'area lunga 180 km.

Lenta conquista. Elizabeth Sinclair, biologa dell'University of Western Australia, l'ha scoperto sequenziando il Dna della pianta (una Posidonia australis) in 10 diverse località della Shark Bay; in 9 di queste ha trovato praterie con lo stesso identico corredo genetico. Calcolando il ritmo di crescita della posidonia gli scienziati sono risaliti alla sua probabile età: la pianta - spiegano in un articolo pubblicato su Proceedings of the Royal Society B - continua imperterrita a clonarsi in quelle acque da 4.500 anni. Probabilmente si è espansa così tanto perché ha trovato un habitat pressoché indisturbato.

Il segreto del successo. La prateria di posidonia australiana è di gran lunga l'organismo più esteso mai osservato sulla Terra: più di Pando, la foresta con migliaia di pioppi identici nello Utah, più di fungo-mostro dei boschi di Crystal Falls nel Michigan e anche più del più lungo animale marino (un organismo coloniale lungo 45 metri scoperto anch'esso in Australia).

Oltretutto è ben equipaggiata per difendere il suo record: di solito le piante che si riproducono per clonazione sono meno resilienti di quelle capaci di riproduzione sessuata, per via della minore diversità genetica che rende più difficile adattarsi alle sollecitazioni climatiche. Ma la posidonia ha trovato uno stratagemma: oltre ad essere un clone è anche un ibrido, con metà dei geni appartenenti alla P. australis e metà a una specie ancora da identificare. Nel suo Dna sono presenti infatti 40 cromosomi anziché i soliti 20.

Superpoteri. Da un lato la clonazione avrebbe facilitato la riproduzione della pianta che non deve preoccuparsi di trovare un compagno. Dall'altra, la diversità genetica ha permesso alla posidonia di adattarsi alle condizioni ambientali estreme della baia australiana, intensamente illuminata dal Sole e soggetta a importanti fluttuazioni di temperatura e salinità. Una combinazione particolarmente vincente in epoca di cambiamenti climatici.

9 giugno 2022 Elisabetta Intini
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