Focus

Nel regno dei Tuareg, tra le meraviglie del Tassili

Rocce scolpite dal vento, arte rupestre “cubista”, capolavori di idraulica antica… ecco le meraviglie del deserto algerino del Tassili dell'Hoggar.

Rocce scolpite dal vento, arte rupestre “cubista”, capolavori di idraulica antica… ecco le meraviglie del deserto del Tassili dell’Hoggar, un massiccio montuoso del Sahara, situato nel sud est dell'Algeria quasi al confine con la Libia. Si estende per circa 500 chilometri formando un enorme altipiano.

In questa foto, l’erosione del vento e dell’acqua ha creato queste strutture a forma di canne d’organo.

El Ghousour (“Il castello” in lingua tuareg) è un’area rocciosa a sud-est di Tamanrasset, nel Tassili dell’Hoggar. La parte sud del deserto algerino è il regno dei Tuareg, gli “uomini blu”, un popolo nomade. E i nomi delle località sono in lingua locale: Tassili, per esempio, vuol dire “altopiano”.

Luna piena a Tahagart, nel Tassili dell’Hoggar. Questa zona di arenarie (da non confondere con il vicino Hoggar, di origine vulcanica) poggia su un antichissimo zoccolo di granito.

Arte rupestre nella “Mouflon Cave”, una grotta nel Tadrat, al confine con la Libia. Questa zona fu popolata dall’uomo a partire da circa 10 mila anni fa, quando il Sahara era più verde e umido.

La “vacca che piange”, un’incisione rupestre vicino a Djanet, è uno dei capolavori dell’arte rupestre sahariana.
Purtroppo non sappiamo nulla sull’artista che l’ha composta, presumibilmente prima di 5 mila anni fa. E non sappiamo se si tratti di una raffigurazione realistica, simbolica o emotiva: di certo sembra un’opera cubista, ed emoziona i visitatori che giungono da tutto il mondo per guardarla.

Le rocce di arenaria scolpite dal vento hanno assunto nei millenni questa conformazione simile a canne d'organo che spuntano dalla sabbia del deserto.
Gran parte della catena montuosa, compresi i siti archeologici, è protetta all'interno di un Parco nazionale; inoltre il sito inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

La catena montuosa del Tassili  è composta in gran parte di arenaria. L'erosione dell'area ha fatto sì che si formassero circa 300 archi di roccia, oltre a numerose altre formazioni rocciose.

Due rocce di arenaria a Inakashaker, nel Tassili dell’Hoggar, modellate dall’erosione degli agenti atmosferici.

Inakashaker è una delle località più belle del Tassili dove è possibile ammirare questo genere di "sculture" naturali.
Inakashaker, nella lingua dei Tuareg, indica il mirto del Sahara.
A causa dell'altitudine e delle proprietà dell'arenaria, la vegetazione nel Tassili dell'Hoggar è molto ricca, al contrario di ciò che succede nel deserto circostante. Essa comprende, nella metà orientale e più alta della catena, una vastissima varietà di flora, tra cui spiccano le specie endemiche e rarissime del cipresso del Sahara e del mirto sahariano.

Una volta il Sahara era verde e bagnato dall’acqua. I letti degli antichi fiumi, oggi asciutti (si riempiono in occasione delle sporadiche piogge), si chiamano “uadi”. In questa foto, l'argilla screpolata e la sabbia rossa si mescolano nel letto asciutto dello uadi di Tin Merzouga, un anno dopo una rara pioggia torrenziale. Le piante continuano a fiorire durante il freddo inverno e sono cibo per piccoli mammiferi roditori come i topi delle piramidi.

Una vista aerea tomba preislamica (parzialmente invasa da una duna) nell’Erg D’Amer, vicino a Iharane. Nel deserto ci sono tracce umane risalenti a periodi storici diversi, ma è difficile datarle.

Un altro scorcio di El Ghousour, il “castello”. La sabbia è, al tempo stesso, sia la causa, sia il risultato dell’erosione delle rocce.

Un blocco di arenaria nella zona di Inakashaker a 5 ore di strada da Tamanrasset. Raggiungerla è un'impresa, ma ne vale la pena.

I 30 km che dividono l'aeroporto dall'oasi di Djanet sono una lingua d'asfalto spolverato di sabbia che attraversa il deserto di dune e granito che circonda la città algerina. Man mano che ci si avvicina il canyon si restringe e s’infittiscono le palme da dattero. Ed è più facile imbattersi in strani incontri con la popolazione locale.

La visita all'oasi di Djanet è molto veloce: il teatro principale (foto), un piccolo mercato, il museo dove si esplicano le formalità di ingresso al parco nazionale del Tassili, qualche negozio di souvenirs sulla strada principale dove si trovano anche le agenzie turistiche.
La città - inizialmente abitata soltanto dai Tuareg - si è ingrandita e popolata dopo una forte immigrazione dal nord dell'Algeria.

Scende la notte su una spedizione nei pressi di Tin Merzouga, una zona remota del deserto del Sahara algerino, a cavallo dei confini con Libia e Niger.
L'intenso colore arancione delle dune di sabbia della zona è causato dall'ossidazione dei minerali di ferro. Più la sabbia è vecchia, più è colorata di arancione dall'ossidazione causata da millenni di esposizione ad acqua e sole.

Le dune nell’Erg D’Amer, vicino a Iharane.

Questo è il regno dei Tuareg, gli “uomini blu”, un popolo berbero che nomade nel Sahara (soprattutto Mali e Niger ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso e perfino nel Ciad e nel Sudan dove sono chiamati Kinnin).

Rocce scolpite dal vento, arte rupestre “cubista”, capolavori di idraulica antica… ecco le meraviglie del deserto del Tassili dell’Hoggar, un massiccio montuoso del Sahara, situato nel sud est dell'Algeria quasi al confine con la Libia. Si estende per circa 500 chilometri formando un enorme altipiano.

In questa foto, l’erosione del vento e dell’acqua ha creato queste strutture a forma di canne d’organo.