Natura

Madagascar: la prima carestia da riscaldamento globale

In Madagascar la siccità causata dai cambiamenti climatici sta causando una tremenda carestia.

Il riscaldamento globale, e i cambiamenti climatici che ne derivano, ha una peculiarità della quale non si parla: non sono democratici, e le loro conseguenze non colpiscono allo stesso modo in tutto il mondo. Anzi, i Paesi che meno contribuiscono alle emissioni globali di CO2 sono quelli che verranno colpiti per primi e più duramente da tutti quegli eventi estremi che si prevede che si intensificheranno nei prossimi anni.

Beati gli ultimi (anzi no). Prendete il Madagascar: pur essendo uno degli ultimi produttori di gas serra al mondo, con appena lo 0.01% delle emissioni globali, sta attraversando un periodo di carestia come non se n'erano mai visti prima nel Paese. Lo riporta Quartz Africa, che riprende e approfondisce un allarme lanciato dall'ONU all'inizio di quest'estate.

La carenza di cibo in Madagascar sta mettendo a rischio la possibilità di procurarsi il cibo di oltre un milione di persone: secondo il Programma alimentare mondiale (PAM), per 30.000 persone la situazione è quella di una carestia di livello cinque, il più alto possibile. Il resto della popolazione sta uno o due livelli più sotto, ma si trova comunque in uno stato di "food insecurity", l'insicurezza legata al cibo: una fetta di queste persone è già stata costretta a ricorrere a misure estreme per sfamarsi, per esempio mangiando locuste, o addirittura foglie.

Sempre peggio. La carestia è la conseguenza di una siccità che dura ormai da quattro anni, ed è la più grave che abbia colpito l'isola africana negli ultimi quarant'anni: secondo il PAM, riporta sempre Quartz, la siccità è stata causata dai cambiamenti climatici. La situazione è stata poi peggiorata da uno di quegli eventi meteorologici estremi che sono a loro volta conseguenza del riscaldamento globale: una serie di violente e inaspettate tempeste di sabbia che hanno sepolto i campi, rendendo impossibile la coltivazione.

La questione che più di tutte dovrebbe far arrabbiare gli abitanti del Madagascar, e sulla quale il resto del mondo dovrebbe riflettere, è quella accennata all'inizio: l'isola contribuisce solo per lo 0,01% alle emissioni globali di CO2, e se si calcola il periodo che va dal 1933 (cioè da quando è possibile fare questi calcoli) al 2019 il peso del Madagascar scende ancora, e va addirittura sotto lo 0,01%.

Una prima volta. Nonostante questo, il Paese è una delle prime vittime di una carestia causata dall'attività umana; e nei prossimi anni altri Paesi dell'Africa meridionale potrebbero unirsi al novero: l'Angola, per esempio, sta cominciando a sperimentare gli stessi problemi di carenza di cibo, e il Mozambico è sempre più di frequente colpito da cicloni che si formano nell'Oceano Indiano e colpiscono le coste del continente africano, generando ancora più "food insecurity". Tornando al Madagascar, la soluzione a breve termine è quella di migliorare la gestione dell'acqua da parte delle autorità locali; ma è chiaro che sul lungo periodo questo non basta, e bisogna trovare risposte più forti e durature a una situazione causata principalmente da "noi" ma che si sta ripercuotendo su di "loro". Ecco, forse una di queste risposte potrebbe essere quella di smettere di pensare in termini di "noi" e "loro".

14 settembre 2021 Gabriele Ferrari
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