Natura

L'isola brasiliana popolata di rospi ciechi

Un arcipelago da cartolina sotto la lente dei biologi: che cosa ha causato la malattia degli anfibi? E quali strategie di adattamento stanno sviluppando gli animali?

L'azzurro del mare, il verde della lussureggiante vegetazione: i colori vivaci sono uno dei fiori all'occhiello dell'isola principale di Fernando de Noronha, un arcipelago di origine vulcanica a 350 km dalle coste del Brasile. Ma non tutti i suoi abitanti possono apprezzarli.

Il paesaggio di Fernando de Noronha, in Brasile. © LAIF/contrasto

Qualcosa in comune. Questo paradiso terrestre è popolato da un nutrito numero di rospi cururu (Rhinella schneideri), molti dei quali parzialmente o completamente ciechi. Gli anfibi sono stati introdotti sull'isola diversi decenni fa - forse, dice la leggenda, da un sacerdote che li portò dal Brasile per controllare gli insetti che infestavano le sue terre - e hanno fatto di queste rocce bagnate dall'Atlantico la loro casa.

Quasi la metà dei rospi (e il 53% dei girini) presenta deformazioni ad arti, occhi e bocca; il 20% ha grossi problemi di vista.

Caccia alle cause. Il motivo della disabilità degli anfibi non è noto. Un team di biologi della Campinas State University di San Paolo (Brasile), insieme a ricercatori dello zoo di San Diego (California) sta indagando sull'origine delle anomalie, ascrivibile forse a un batterio, a un virus o a un parassita diffusi nella popolazione di rospi.

Un rospo cururu (Rhinella schneideri) sano. © Michael Hutchinson/Nature Picture Library/contrasto

L'ombra dell'uomo. Cecità e deformità potrebbero derivare anche dalla tendenza di questi animali, isolati dalla terraferma, a formare legami interfamiliari; o ancora, da sostanze inquinanti disperse nel suolo o nelle acque dell'isola.

A macchia d'olio. Questo scenario, verificatosi già su alcune popolazioni di rospi delle Bermuda, appare particolarmente inquietante. Fernando de Noronha fa parte di un parco marino protetto dall'Unesco, e le anomalie manifestate dai rospi potrebbero essere solo un primo campanello di allarme, per disagi che potrebbero colpire anche altre specie.

Posatevi qui! Intanto la popolazione di anfibi ha sviluppato peculiari tecniche di sopravvivenza che suscitano l'interesse dei biologi di tutto il mondo. Luıs Felipe Toledo, un ricercatore brasiliano che li studia da tempo, ha per esempio osservato che, se i rospi si affidano comunemente a segnali visivi per catturare le prede, i rospi ciechi aspettano che gli insetti si posino sulla loro pelle, per avventarsi sul bottino.

Questa strategia "rilassata" li rende più magri e meno fertili. Ma ciascuna femmina, per quanto deperita, depone comunque migliaia di uova ogni anno. E l'assenza di grossi predatori naturali fa sì che i rospi, più o meno debilitati, riescano a sopravvivere.

1 giugno 2015 Elisabetta Intini
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