Le acque delle Galápagos sono infestate di specie aliene

Intorno alle due isole principali ne sono state trovate 53: si tratta di una quantità 10 volte più grande di quella inizialmente stimata. Potrebbero minacciare le specie endemiche di una delle riserve marine più importanti del mondo.

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Un'iguana marina delle Galápagos si riscalda al sole. Per ridurre al minimo il rischio di invasione di specie aliene, le imbarcazioni internazionali che entrano nella riserva marina vengono ispezionate da sub e rispedite indietro per una decontaminazione, se il loro scafo è popolato di intrusi.|Shutterstock

Nelle acque che circondano le Galápagos, uno scrigno di biodiversità a un migliaio di km dalle coste dell'Ecuador, nuotano dieci volte più specie aliene di quanto si credesse. Un nuovo studio dello Smithsonian Environmental Research Center, del Williams College e della Charles Darwin Foundation, ne ha individuate 53: 48 in più rispetto alle 5 finora conosciute.

 

La punta dell'iceberg? Il ritrovamento in queste acque di specie invasive, provenienti cioè da habitat molto distanti e introdotte accidentalmente dall'uomo, desta particolare preoccupazione: le isole Galápagos fanno parte di una delle riserve marine più grandi e importanti al mondo, già protetta da stringenti misure di sicurezza per scongiurare contaminazioni, che evidentemente non hanno funzionato. Oltretutto la ricerca è stata effettuata solo attorno alle due isole principali, Santa Cruz e Baltra: il numero effettivo di animali esotici potrebbe essere molto più alto, addirittura doppio.

Come ci sono arrivati. La maggior parte degli "intrusi" inconsapevoli è costituita da ascidie (un invertebrato marino), mitili, vermi marini e briozoi, piccoli invertebrati acquatici che formano colonie simili a muschi sui fondali. Quasi tutti sono giunti alle Galápagos prendendo un passaggio da navi provenienti da mari tropicali. Quelli che destano maggiori preoccupazioni sono un briozoo che danneggia le foreste di posidonie, l'Amathia verticillata, e un bivalve, il Leiosolenus aristatus, che sembra forare i coralli.

 

Tuttavia la recente espansione del Canale di Panama potrebbe portare fino alle isole il temuto pesce scorpione (Pterois miles o Pterois volitans), uno dei più aggressivi e voraci predatori dei Caraibi, già partito alla conquista del Mediterraneo. Si teme anche l'impatto del corallo "fiocco di neve" Carijoa riisei, che ha ucciso molti coralli al largo delle coste del Sud America.

 

Una trentina delle nuove specie è completamente nuova per la scienza; le altre erano già note ma considerate tipiche del posto. Nelle isole rese famose da Charles Darwin abitavano, nel 1938, 700 persone. Oggi i residenti sono 25 mila, ai quali si sommano, ogni anno, 250 mila turisti.

 

03 Aprile 2019 | Elisabetta Intini