La vita sulla Terra: esisteva 4 miliardi di anni fa?

Tra riconoscimenti e critiche, un nuovo studio sposta ancora più indietro nel tempo l'esistenza di prime forme di vita sulla Terra, quando il nostro pianeta aveva appena 500 milioni di anni.

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Così doveva apparire la Terra nel periodo dell'intenso bombardamento tardivo (vedi testo).|NASA

In Labrador, nel nord del Canada, ci sono alcune delle più antiche rocce della Terra, con un’età stimata in circa 4 miliardi di anni. Sono pochi i luoghi del pianeta dove si sono preservate rocce così primitive (di estremo interesse sono anche il Sudafrica e alcune regioni dell'Australia) perché gli eventi geologici che si sono succeduti nel tempo, in particolare la tettonica delle placche, ha trasformato se non cancellato ogni traccia del passato.

 

Sembra che nelle rocce canadesi ci sia una nuova risposta alla domanda che da sempre si fanno biologi, paleontologi e molti altri... quando è nata la vita sulla Terra?

 

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Cianobatteri (alghe azzurre): furono tra i primi arganismi viventi, ma in Labrador dovevano esserci i loro progenitori.

Prima di 3,95 miliardi di anni fa, afferma una nuova ricerca - che non ha mancato di raccogliere plausi (uno per tutti: Dominic Papineau, geochimico dell'University College London) e critiche (uno per tutti: Martin Whitehouse, geologo dello Swedish Museum of Natural History di Stoccolma).

 

Le premesse. Sappiamo che i primi organismi apparsi sulla Terra non possono essersi conservati in forme fossili, perché estremamente delicati e piccoli, perciò, per cercare una risposta alla famosa domanda, si cerca piuttosto ciò che forme di vita molto semplici possono aver lasciato dietro sé, come ad esempio sostanze prodotte dalla loro attività.

 

Seguendo questa pista si era trovato che la vita esisteva sulla Terra 3,7 miliardi di anni fa. L'idea era che fosse quella la risposta, un tempo limite, visto che il pianeta ha circa 4,5 miliardi di anni e che più o meno 3,9 miliardi di anni fa venne sottoposto a un massiccio bombardamento di asteroidi e comete, il cosiddetto intenso bombardamento tardivo.

 

Adesso però la ricerca dell’Università di Tokyo su alcuni minerali canadesi, riportata (e commentata) in questo articolo di Nature (inglese), sposta l'esistenza di forme di vita più indietro, a 3,95 miliardi di anni fa. E si parla di esistenza, non di origine, per di più su di una Terra per noi irriconoscibile, ricoperta da mari di lave sotto l'incessante pioggia di asteroidi. Lo studio di Tsuyoshi Komiya e Yuji Sano è focalizzato sulla grafite (lo stesso materiale delle matite) incorporata nelle rocce canadesi.

 

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Da uno studio pubblicato nel 2017: sezione di un frammento di roccia di 3,48 miliardi di anni fa, rinvenuto nella Dresser Formation (Pilbara, Australia occidentale). Le aree biancastre sarebbero tracce di stromatoliti. | UNSW

Il metodo. La grafite è carbonio, ossia l’elemento base della vita, e qualunque laboratorio adeguatamente attrezzato può stabilire se un campione di carbonio è stato prodotto da organismi viventi (e dunque è biogenico) o da comuni processi geologici. L'analisi viene eseguita sugli isotopi dell’elemento, ossia sugli atomi che pur avendo uguale numero di protoni hanno un diverso numero di neutroni. Di solito, il carbonio biogenico ha un maggior contenuto di isotopi con minor numero di neutroni. In effetti è un processo di ricerca non semplice, ma è ben collaudato, ed è il metodo che usiamo per cercare tracce di vita su altri pianeti, a partire da Marte.

 

Prove certe? Dallo studio sulla grafite canadese Komiya e Sano hanno stabilito che quel carbonio di 3,95 miliardi di anni fa è di origine organica. Dunque, in quel periodo esisteva già vita sulla Terra...

 

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Primi anni 2000: tubi di ematite rinvenuti in alcune rocce nella formazione geologica della Groenlandia detta Nuvvuagittuq. Uno studio pubblicato nel 2017 li interpreta come resti di antichissimi batteri. | Matthew Dodd

Studi precedenti avevano individuato tracce di vita organica che potevano risalire a 3,85 miliardi di anni fa, ma in tutte le occasioni le prove erano state fortemente contestate da molti ricercatori. «In questo caso», afferma Komiyra, «sono invece certissime. Al momento non possiamo dire "quale organismo" può avere prodotto tale tipo di grafite, perciò adesso analizzeremo isotopi di altri elementi come l’azoto, lo zolfo e il ferro, e forse questo ci permetterà anche di identificarli.»

 

Le polemiche sui risultati non si sono fatte attendere: il metodo e le deduzioni sono al vaglio di ricercatori indipendenti (non coinvolti nella ricerca) che si sono già confrontati in passato con ricerche analoghe: se le prove non convinceranno la comunità scientifica bisognerà accettare il fatto che non c'è una nuova risposta, oppure che se anche ci fosse non siamo in grado di trovarla.

 

29 Settembre 2017 | Luigi Bignami