Natura

Tornado in Oklahoma, la scienza dietro al vortice che ha azzerato Moore

Eventi come quelli che hanno raso al suolo la cittadina americana sono particolarmente frequenti negli USA. Perché? Stanno aumentando? Potrebbero presentarsi con la stessa carica distruttrice anche in Italia?

Un devastante tornado ha raso al suolo ieri notte la città di Moore, un centro di 55 mila abitanti in Oklahoma, già noto per il tragico, terribile tornado del 3 maggio 1999. Il vortice d'aria ha sollevato e scagliato via come proiettili tetti, auto e alberi, abbattuto case di legno e in muratura, distrutto una scuola, lasciando dietro di sé una scia di morte che conta un bilancio provvisorio di oltre 90 morti, 20 dei quali bambini, 200 feriti e decine di persone ancora sotto le macerie.

Abbiamo radunato le più comuni domande e risposte scientifiche sui tornado, per provare a capire cosa è successo.

Che cosa sono, e come nascono i tornado?

La Scala Fujita misura l'intensità di un tornado dai danni che questo ha apportato alle strutture costruite dall'uomo. È utilizzabile, quindi, solo dopo il passaggio del tornado e va da un minimo F0 (danni leggeri, rami caduti e cartelli stradali divelti, a un massimo di F5 (dani gravissimi, case sollevate dalle fondamenta, auto sollevate e scagliate lontane come missili).

Questo tipo di misurazione solleva alcune problematicità: i danni inflitti dal vento, per esempio, sono legati al tipo di costruzioni presenti nella zona. Il tornado che ha appena colpito Moore avrebbe avuto, secondo le prime stime, venti a 320 chilometri orari, ma gran parte degli edifici della cittadina erano in legno.

Altri parametri da considerare sono l'ampiezza del tornado (in questo caso si parla di oltre 1,5 chilometri) e la durata della sua permanenza al suolo: 40 minuti, nel caso di quello di ieri, mentre gran parte dei tornado dura pochi minuti. Questi parametri fanno credere si sia trattato di un tornado F4, ma molti pensano che una stima più precisa dei danni lo porterà facilmente al grado F5 (solo il 2% di tutti i tornado raggiunge gli ultimi due gradi).

Un impressionante video in time-lapse del tornado di ieri:

No, secondo il National Weather Service americano. La lieve crescita che si riscontra nella frequenza di tornado negli ultimi 55 anni sarebbe legata ai più avanzati sistemi di monitoraggio operati dai radar della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) che registrano i danni inflitti dai tornado anche nel caso di eventi minori che non vengono documentati altrimenti. Un tempo questi strumenti non c'erano: il trend al rialzo potrebbe spiegarsi semplicemente così.

Il 75% di tutti i tornado della Terra colpisce il Nord America. In particolare quella che i media hanno ribattezzato "Tornado Alley" (corridoio dei tornado), una macroregione centro e sud orientale degli Stati Uniti che comprende Oklahoma, Kansas, Arkansas, Missouri, Iowa, Texas e il Colorado orientali, ma anche il nord della Louisiana, il centro e il sud di Minnesota e Sud Dakota, Mississippi, parte di Illinois, l'Indiana, Nebraska, Tennessee, Kentucky e Wisconsin.

La ragione è da cercare nella posizione geografica dell'area: l'aria calda e umida proveniente dal Golfo del Messico rimane intrappolata tra due fronti opposti, l'aria calda e asciutta continentale e quella fredda e secca proveniente dalla Montagne Rocciose. Quando queste masse d'aria collidono, possono generare le cosiddette supercelle, fenomeni temporaleschi particolarmente violenti che possono evolvere in tornado. Negli USA, l'Oklahoma è al quarto posto per numero di tornado dopo Texas, Kansas e Florida. Negli Stati Uniti si verificano ogni anno in media 1253 tornado all'anno.

I tornado che hanno colpito gli USA dal 1950 al 2006

Tornado e tromba d'aria sono la stessa cosa (la prima è una denominazione che abbiamo mutuato dagli USA): entrambi i termini si riferiscono a quel mulinello scuro che si vede scendere dalle nuvole e che, pochi istanti dopo, scatenerà la sua furia distruttrice. Bisogna distinguere, invece, tra tornado di origine mesociclonica o non mesociclonica.

Il primo è un vortice d'aria che discende da un grosso cumulonembo che presenta un moto vorticoso al suo interno (la supercella) che ruota intorno a un'area di bassa pressione e in cui direzione e velocità dei venti cambiano con l'altezza; gran parte dei tornado che si verificano nella "Tornado Alley" hanno questa origine. I tornado di natura non mesociclonica sono invece più deboli e si dissolvono in pochi minuti.

Che differenza c'è invece tra ciclone, uragano e tornado?
Il decalogo per difendersi da una tromba d'aria

In molte regioni italiane i tornado sono fenomeni frequenti, anche se non raggiungono la stessa intensità che hanno negli Stati Uniti. Regioni come la Lombardia, l'Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Puglia e la Sicilia sono da considerarsi più a rischio di tornado violenti, anche se ad essere maggiormente colpite sono le coste tirreniche dello Stivale.

I colpevoli sono anche in questo caso la morfologia del territorio (le grandi pianure sono più soggette a questi fenomeni) e gli scontri tra correnti d'aria calda e d'aria fredda di diversa provenienza (per esempio, l'arco alpino per l'aria fredda in Emilia e Lombardia, l'Africa per le correnti d'aria calda in Sicilia e Puglia). Non abbiamo, comunque, le sterminate pianure del centro degli Stati Uniti, dove la differenza di temperature tra le correnti d'aria è molto maggiore che nel nostro Paese.

Per approfondire: perché in Italia sono così frequenti le trombe d'aria?

21 maggio 2013 Elisabetta Intini
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