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La cappa di smog che soffoca Pechino

La capitale della Cina è alle prese con uno dei picchi di inquinamento più gravi degli ultimi anni. La popolazione è stata invitata a rimanere in casa mentre le autorità prendono misure drastiche per cercare di ridurre la fitta nebbia di CO2 e altri inquinanti che avvolge la città. Le foto - anche satellitari - del fenomeno, e la spiegazione scientifica delle cause.

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"Restate a casa" è l'avvertimento più saggio che gli abitanti di Pechino si sono sentiti dare nell'ultima settimana: i residenti della capitale e di altre grandi città cinesi stanno affrontando uno dei picchi di smog più temibili degli ultimi anni.

La coltre densa e grigia che aleggia sopra la città è ben visibile anche dallo Spazio. Guardate questa foto, scattata il 14 gennaio 2013: grandi nuvole basse, miste a nebbia (in bianco) lasciano il posto a una pennellata grigiastra uniforme e impenetrabile che rende quasi impossibile vedere cosa c'è sotto.

Il giorno in cui è stato catturato questo scatto, i sensori a terra dell'Ambasciata degli Stati Uniti di Pechino hanno registrato livelli di PM2.5 di 291 microgrammi per metro cubo d'aria. Per PM2.5 si intende quelle particelle inquinanti di dimensioni inferiori a 2,5 micron (un trentesimo dello spessore di un capello), pericolose perché abbastanza piccole da penetrare facilmente nei polmoni. Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità l'aria è "sicura" e respirabile quando il PM2.5 è al di sotto dei 25 microgrammi al metro cubo d'aria.

Per fare un confronto guardate come appare il territorio in cui è situata Pechino il 3 gennaio 2013. Il suolo è in gran parte coperto di neve ma ancora non c'è traccia della cappa di inquinamento che a breve arriverà.

Il 12 gennaio, il giorno più nero per lo smog, l'indice di qualità dell'aria (air quality index, AQI) nella città era di  775. Un AQI di 300 è già considerato pericoloso per l'uomo, mentre l'ideale sarebbe un livello inferiore a 50.

Secondo le autorità sanitarie, negli ultimi giorni il numero di pazienti arrivati in ospedale con problemi respiratori è aumentato del 20-30%. Il governo cinese ha ordinato a molte fabbriche di ridimensionare le emissioni e molte scuole sono state invitate a sospendere le attività all'aria aperta.

Nella foto, la celebre sagoma del China Central Television building avvolta in un manto di nebbia e smog. La foschia in tutta l'area è tale che il 15 gennaio un vasto incendio ha inghiottito per tre ore una fabbrica di mobili, nella provincia di Zhejiang, nella contea di Anji, senza che nessuno si accorgesse di nulla. Nella stessa provincia lo smog e la poca visibilità hanno causato anche un maxi-tamponamento che ha coinvolto 20 auto. Molti voli su Pechino sono stati infine sospesi.

L'unico dato positivo (si fa per dire)? La cappa di smog è tale che anche i suoni risultano attutiti: almeno l'inquinamento acustico dei 5 milioni di auto che ogni giorno transitano per Pechino da qualche giorno sta dando meno fastidio.

L'alto numero di auto non è l'unico fattore che contribuisce all'inquinamento. Ci sono le fabbriche, e le rigide temperature che costringono le centrali per il riscaldamento a carbone a un lavoro extra. La conformazione geografica del territorio poi, fa sì che i venti soffino sempre verso la capitale, e che sopra di essa l'atmosfera sia molto stabile. Per questo motivo si accumula qui tutto l'inquinamento della regione, e finché non interviene una perturbazione particolarmente potente è difficile che lo smog si dissolva.

Una sigaretta, in questa coltre di smog? E che sarà mai, potrebbe dire qualcuno. In effetti respirare l'aria di Pechino per un mese, equivale - in periodi normali e non da record come questo - a fumare 5 sigarette.

Gli abnormi livelli di smog hanno sollevato un'ondata di proteste in rete e sui media ufficiali. Le autorità cinesi sono state accusate di celare i dati relativi all'inquinamento e invitate a prendere misure attive per risolvere la situazione.

Può anche andare peggio di così? Sembra incredibile, ma sì. Nell'ottobre 2010, durante quello che la stampa internazionale ribattezzò "smogmageddon", l'inquinamento a Pechino (e in particolare le emissioni di biossido di zolfo, prodotte dagli impianti a carbone) raggiunse valori pari a 6-8 volte quelli accettati in Cina e a 20 volte quelli consentiti negli Stati Uniti. La visibilità si ridusse, in alcune zone, a meno di 100 metri e almeno 32 persone morirono sulle strade a causa di incidenti automobilistici.

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In Europa è già stata approvata una nuova direttiva sulla qualità dell'aria nelle aree urbane che detterà limiti più severi per tutelare la salute. Ma non è ancora entrata in vigore. 
Nel prossimo numero di Focus, in edicola dal 22 gennaio 2013, vi spieghiamo quali misure concrete servirebbero (e in molti casi sono alla nostra portata, costano poco e si possono introdurre rapidamente), quali esempi virtuosi esistono già e come i costi per migliorare la qualità dell'aria si ripagano con i risparmi sulla salute. Un esempio? A Milano - nella foto l'ingresso dell'Area C a traffico limitato - un calo del 10% delle polveri sottili salverebbe la vita a 200 persone ogni anno.

"Restate a casa" è l'avvertimento più saggio che gli abitanti di Pechino si sono sentiti dare nell'ultima settimana: i residenti della capitale e di altre grandi città cinesi stanno affrontando uno dei picchi di smog più temibili degli ultimi anni.

La coltre densa e grigia che aleggia sopra la città è ben visibile anche dallo Spazio. Guardate questa foto, scattata il 14 gennaio 2013: grandi nuvole basse, miste a nebbia (in bianco) lasciano il posto a una pennellata grigiastra uniforme e impenetrabile che rende quasi impossibile vedere cosa c'è sotto.

Il giorno in cui è stato catturato questo scatto, i sensori a terra dell'Ambasciata degli Stati Uniti di Pechino hanno registrato livelli di PM2.5 di 291 microgrammi per metro cubo d'aria. Per PM2.5 si intende quelle particelle inquinanti di dimensioni inferiori a 2,5 micron (un trentesimo dello spessore di un capello), pericolose perché abbastanza piccole da penetrare facilmente nei polmoni. Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità l'aria è "sicura" e respirabile quando il PM2.5 è al di sotto dei 25 microgrammi al metro cubo d'aria.