Natura

Dentro ai vulcani con Katia e Maurice Krafft, vulcanologi temerari

Un film su Katia e Maurice Krafft ripercorre la vita (e la morte) della coppia di vulcanologi francesi che negli Anni '70 e '80 divennero delle star documentando da vicinissimo le eruzioni vulcaniche più pericolose.

"Quella tra me, Katia e i vulcani è una storia d'amore": a sintetizzarla così fu Maurice Krafft il vulcanologo che con la moglie Katia formò per decenni un'indissolubile coppia al servizio della vulcanologia. La vita di questi due ricercatori, che riuscirono a osservare il più alto numero di vulcani attivi al mondo (circa 175) e furono pionieri nel documentarli, è diventata un film Fire of Love della regista americana Sara Dosa (in uscita il 25 agosto, ma visibile in anteprima già dai primi di agosto: segui i canali Facebook e Instagram della casa di distribuzione per scoprire dove).

La locandina del film Fire of Love che racconta la storia dei vulcanologi francesi Katia e Maurice Krafft. Il film sarà nelle sale dal 25 agosto 2022.

Il docufilm ricostruisce la vicenda attraverso lo sterminato materiale originale attinto dagli archivi personali dei coniugi Krafft. «L'archivio di Katia e Maurice è passato attraverso diverse mani nel corso degli anni, e trovare le loro pellicole ha richiesto un po' di tempo», spiega la regista. «Le abbiamo trovate presso la Image'Est, una società di archiviazione a Nancy, in Francia: era stato il fratello di Maurice, Bertrand, ad affidarle a questa società ed è stato lui a consentirci l'accesso». Il risultato? Un film di 93 minuti che racconta la storia d'amore fra due pionieri della vulcanologia e le loro spedizioni scientifiche attraverso alcune delle immagini più spettacolari mai filmate sui vulcani.

Katia (1942-1991) e Maurice (1946-1991) rilasciano un'intervista. In loro memoria, ogni quattro anni, la International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth's Interior, che edita la rivista scientifica Bulletin of Volcanology, assegna la Medaglia Krafft a chi abbia dato "un contributo eccezionale alla vulcanologia attraverso il servizio alla comunità scientifica o alle comunità minacciate dall'attività vulcanica". © INA

FORZE DELLA NATURA. Katia e Maurice Krafft, entrambi francesi (classe 1942 lei, 1946 lui), fin da bambini avevano subito il fascino dei vulcani di cui approfondirono la conoscenza durante i loro studi all'Università di Strasburgo – Katia diventò geochimica e Maurice geologo. "Ci siamo appassionati di vulcanologia perché eravamo delusi dall'umanità", avrebbero detto poi. La loro storia d'amore nacque infatti nel 1966, nel bel mezzo della guerra in Vietnam (1955-1975) che aveva sollevato le proteste dei giovani di tutto il mondo. Ma quegli erano anche gli anni in cui si impose la rivoluzionaria teoria della tettonica delle placche secondo i quali la litosfera è divisa in molte placche (o zolle) e grazie alla quale la vulcanologia trovò la sua dimensione.

Iniziò così il loro lavoro che per oltre vent'anni li portò a osservare, catalogare, fotografare e riprendere i fenomeni vulcanici a pochissimi passi dai flussi di lava, spesso esponendosi ad altissimi rischi e eludendo i protocolli di sicurezza. Il loro scopo non era solo documentare i vulcani di Islanda, Africa, Sud America, Italia e di molte altre parti del mondo, ma anche sensibilizzazione le comunità del pericolo che correvano vivendo alle pendici dei vulcani.

Si sposarono nel 1970, ma non misero da parte la loro ossessione nemmeno per la luna di miele: la meta scelta fu infatti l'isola vulcanica di Santorini. 

Katia Krafft con un casco protettivo che veniva indossato dai due vulcanologi francesi per avvicinarsi alle eruzioni vulcaniche. Molta della loro attrezzatura era ispirata esteticamente alla narrativa fantascientifica degli Anni '60 e '70. © Image’Est

FUORI DAL CORO. I primi vulcani studiati insieme furono quelli islandesi nel 1968, ma ne seguirono moltissimi altri: dove c'era un'eruzione arrivavano loro, armati di macchina fotografica, lei, e telecamere da 16 mm, lui. Sprezzanti del pericolo, si accampavano a pochi passi dalle colate laviche, guardavano dentro ai crateri, si avvicinavano alle eruzioni protetti solo da strani caschi di metallo e tute di amianto. «Una delle riprese più iconiche è quella di Katia sull'orlo di un cratere dove stava misurando la temperatura: era di 1.200 gradi Celsius», spiega Sara Dosa. «I due isolavano le loro apparecchiature con alluminio e amianto; non disponevano di droni o altri ausili del genere, e dovevano cercare di essere più creativi possibile per fare le riprese». "La vulcanologia è una scienza d'osservazione", dicevano. "E noi siamo i corridori dei vulcani".

La loro fama di "vulcanologi itineranti" cresceva in tutto il mondo. Katia si occupava della stesura dei loro libri, di catalogare le immagini e della logistica dei viaggi. Maurice partecipava a trasmissioni televisive e congressi: dopo un'iniziale scetticismo nei loro confronti, la comunità scientifica internazionale aveva riconosciuto l'importanza dei documenti prodotti e dei materiali raccolti. Nonostante questo i Krafft preferirono sempre lavorare "ai margini" dei percorsi accademici ufficiali. Per esempio, non si adeguarono mai alle classificazioni dei vulcani. Per loro, ne esistevano solo di due tipi: i vulcani rossi (o effusivi) e quelli grigi (o esplosivi). I primi sono quelli che emettono lava abbastanza fluida da formare colate di lava rossastre (da cui il nome): non sono considerati molto pericolosi perché le colate sono relativamente lente, al contrario dei temutissimi vulcani grigi che emettono invece colate piroclastiche che avanzano a grande velocità.

L'ultima eruzione. Erano arrivato gli Anni '90 che l'Onu aveva dichiarati "Decennio internazionale per la riduzione delle catastrofi naturali": per questo l'International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth's Interior stilò la lista dei 16 vulcani attivi (o recentemente attivi) più minacciosi. Tra questi, c'era il Monte Unzen in Giappone che, dopo un sonno durato 200 anni, si risvegliò proprio il 3 giugno 1991: avvertiti dell'imminente eruzione, i coniugi Krafft erano arrivati sul posto, stravolgendo come al solito i loro programmi.

Come sempre, i due non si accontentarono di osservare l'evoluzione del fenomeno da una distanza di sicurezza.

La colata piroclastica li investì e li uccise: avevano 49 anni lei e 45 lui. Vennero recuperato due oggetti che erano appartenuti a loro: una fotocamera e un orologio, con le lancette ferme per sempre alle 16:18. Il loro viaggio era finito, ma il loro straordinario lavoro parla ancora per loro.

20 luglio 2022 Anita Rubini
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