In volo sull'Islanda

Fiumi, vulcani, montagne, coste rocciose, località termali, lava e ghiacciai: l'Islanda, con i suoi paesaggi naturali che sembrano usciti da uno scenario alieno, è una terra che incanta. Per visitarla non serve aspettare le prossime ferie: basta sfogliare questo incredibile reportage dall'alto realizzato dal fotografo italiano Sandro Santioli.

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Due estati consecutive, due amici fotografi, una sfilza di piccoli aerei a noleggio e oltre 70 ore di scatti dall'alto: sono questi gli ingredienti di "Iceland from above", il progetto di fotografare l'Islanda dal cielo che ha portato, tra il 2009 e il 2010, il fotografo italiano Sandro Santioli nella terra di vulcani e ghiacciai. Insieme a una collega americana, l'esperto di paesaggi ha sorvolato le aree più impervie e incontaminate del paese europeo per catturare una serie di panoramiche mozzafiato. Ecco una selezione delle più belle.

Non è un albero ma il corso del fiume Hvita con relative ramificazioni, quello immortalato in questa foto scattata dal finestrino di un Cessna. L'intesa con il pilota è fondamentale per la buona riuscita delle foto, come spiega Santioli: i due devono infatti comunicare via radio per cercare insieme l'inquadratura ideale. L'occhio allenato del pilota, inoltre, può notare dettagli che ad altri sfuggono.

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L'area geotermale di Námafjall, con fumarole, piscine di fango e solfatare. Vista dall'alto la località assume forme quasi astratte, che sembrano create ad arte dalla mano di un pittore.

Se a terra era tutto un ribollire di fanghi e vapori, all'interno dei diversi Cessna noleggiati da Santioli si congelava. Tra i maggiori disagi lamentati dal fotografo figurano, infatti, i gelidi venti del nord, che entrando dal portellone del velivolo intirizzivano le mani rendendo il lavoro più difficile.

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I piccoli e numerosi specchi d'acqua di Landeyasandur, nella zona del lago Mitvar, a nord del paese. Prima di fotografare un'area dall'alto è indispensabile raccogliere informazioni sulla morfologia del luogo, magari attraverso il lavoro di fotografi che l'hanno già immortalata, e sulle condizioni meteo caratteristiche della zona. L'osservazione da Terra, spiega Santioli, è determinate per preparare delle buone riprese aeree.

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L'area del fiume Tungnaá, nelle colline meridionali del paese. Il freddo non è l'unico inconveniente da affrontare per chi si dedica alla fotografia aerea. Le vibrazioni del velivolo causate dalle masse d'aria che entrano nel portellone o dal finestrino possono far tremare mano e fotocamera, rendendo la messa a fuoco più complicata. Senza contare la nausea provocata dai sobbalzi: meglio tenere tutto ciò che serve per lo scatto a portata di mano, obiettivi e schede di memoria inclusi.

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Un'altra veduta del fiume Tungnaá. «Il mio obiettivo non è dipingere la realtà nelle sue forme pure e semplici» precisa Santioli «piuttosto, mi propongo di trasformare questa versione della realtà in una forma che incoraggi un'interpretazione più soggettiva. Un paesaggio può esistere contemporaneamente in una dimensione fisica e allo stesso tempo esercitare un forte potere evocativo».

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Il monte Tungnaarfjoll in un tripudio di colori. «L'Islanda dall'alto è un paese straordinario» racconta il fotografo «questo è anche un luogo dove la natura apporta cambiamenti continui alla morfologia del paesaggio. Ho rifotografato a luglio 2010 l'area vicina al vulcano Eyjafjallajökull dopo l'eruzione che ad aprile aveva bloccato il traffico aereo in mezzo continente. Le grandi quantità di ceneri, lapilli, minerali eruttate avevano cambiato l'aspetto delle aree circostanti. Anche i colori dei ghiacciai, dei fiumi, delle ampie distese non erano più gli stessi. Magicamente trasformati e meravigliosamente ridipinti».

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I pattern regolari e cadenzati del ghiacciaio Skaftarjökull. La parola islandese jökull significa "cupola", "calotta" - e quindi anche calotta di ghiaccio - e viene usata come desinenza caratteristica per i nomi dei ghiacciai, che ricoprono l'11% circa del territorio islandese.

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Uno dei luoghi preferiti dell'autore dello scatto: la Laguna Blu, un'area situata a 39 km dalla capitale Reykjavík e caratterizzata da una piscina termale dalle acque calde (37-39 °C) ricche di zolfo, silicio e altri minerali. Immergersi è considerato un vero toccasana per alcune malattie della pelle. «Vista dal basso non ha gli stessi colori e la stessa densità che vista dall'aereo. Dall'alto sembra quasi che i bagnanti siano immersi in un gigantesco lavandino pieno di latte. Le teste e i corpi che escono dall'acqua danno quasi un senso di astrazione. Ciò che ci riporta alla realtà è il bar che serve cocktail agli ospiti».

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I colori dell'area di Veiovotn fanno pensare alla superficie di un pianeta extrasolare appena individuato. Una delle tante bellezze squisitamente terrestri meglio apprezzabili se viste dall'alto.

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La piana di sabbia lavica nera e ceneri vulcaniche di Skeiðarár Sandur, solcata da una miriade di piccoli ruscelli, occupa un'area di circa 40 chilometri di lunghezza. Nella foto, è sormontata da alcune piccole nubi. Se la luce solare consente una migliore lettura dei dettagli, «un cielo velato o leggermente nuvoloso, ha il vantaggio di bilanciare la luce diurna, distribuendola in modo uniforme» aggiunge il fotografo. Un consiglio utile anche per chi è solito scattare "con i piedi per terra".

Due estati consecutive, due amici fotografi, una sfilza di piccoli aerei a noleggio e oltre 70 ore di scatti dall'alto: sono questi gli ingredienti di "Iceland from above", il progetto di fotografare l'Islanda dal cielo che ha portato, tra il 2009 e il 2010, il fotografo italiano Sandro Santioli nella terra di vulcani e ghiacciai. Insieme a una collega americana, l'esperto di paesaggi ha sorvolato le aree più impervie e incontaminate del paese europeo per catturare una serie di panoramiche mozzafiato. Ecco una selezione delle più belle.

Non è un albero ma il corso del fiume Hvita con relative ramificazioni, quello immortalato in questa foto scattata dal finestrino di un Cessna. L'intesa con il pilota è fondamentale per la buona riuscita delle foto, come spiega Santioli: i due devono infatti comunicare via radio per cercare insieme l'inquadratura ideale. L'occhio allenato del pilota, inoltre, può notare dettagli che ad altri sfuggono.

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