Il mondo... visto dallo spazio

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vulcano

Un'eruzione vulcanica è sempre uno spettacolo suggestivo. Ma questo è anche raro.
La piccola macchia scura che appare sulla foto è il pennacchio di fumo del vulcano Shiveluch (nella Penisola di Kamchatka, federazione Russa), che ha eruttato lo scorso marzo, catturato da un satellite della Nasa. La particolarità della foto sta nel fatto che il satellite si trovava a passare sopra il vulcano proprio nel momento preciso dell'eruzione. Mentre di solito le foto dal satellite sono fatte nei momenti successivi all'eruzione e non sono così chiare e nitide.
Anche se vista così non si direbbe la colonna di fumo è alta circa 9.750 metri.

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Forse tra qualche anno sarà popolata di resort per i turisti amanti delle palme e delle isole deserte. Ma per adesso l’Home Reef è “in costruzione”. Dall’estate scorsa, infatti, in seguito all’eruzione di un vulcano sottomarino sulla superficie del mare, nei pressi dell’isola di Tonga, ha cominciato a formarsi una “zattera” di pietra pomice.
Sull’isola (qui fotografata dal satellite in autunno) si sarebbero formati anche laghi le cui acque, secondo gli esperti, raggiungono la temperatura di circa 65 gradi.

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Godetevi questa vista da satellite perché… tra 25 mila anni sparirà. Le cascate del Niagara sono infatti in estinzione e tra il 1842 e il 1927 sono arretrate di ben 102 metri. Come avviene questo ritiro?
Tutta l’acqua che salta sviluppa un’enorme forza, che è stimata equivalere a quella sprigionata da 25 mila trattori da 100 cavalli. La cascata agisce come una gigantesca lima che prima crea un’incisione, poi un canale fino a una profonda gola: si crea così un’erosione che cammina lentamente verso monte. E appunto in qualche migliaio d’anni “mangerà” i 48 chilometri che separano il lago Erie dal lago Ontario. L’acqua che cade in un giorno, al ritmo di 64.498 metri cubi al secondo, basterebbe a dissetare una città come Bologna per 25 anni.
Foto: © Space Imaging®

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Come ogni estate le campagne di tutta Europa sono colpite dal flagello degli incendi. In questa foto scatta da un satellite dell’Esa si vede il fumo degli incendi della settimana scorsa che hanno devastato la regione spagnola della Galizia, in particolare nei pressi di Vigo e di Santiago de Compostela, dove sono andati in fumo più di 10mila ettari di foresta.
Nei boschi possono innescarsi tre tipi di incendio. Il più frequente è il cosiddetto fuoco basso, rasente il suolo, che brucia arbusti, fogliame secco e sterpaglie. Il “fuoco di cima”, invece, brucia le foglie sugli alberi e per combatterlo occorre ricorrere agli aerei. Infine c’è il fuoco occulto che è il più infido: brucia lentamente i tronchi dall’interno, trasformandoli in brace.

Foto: © Esa

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Per commemorare il 4 luglio, giorno dell’adozione nel 1776 della dichiarazione d’indipendenza delle colonie americane dall’Inghilterra, c’è chi compie gesti particolarmente patriottici. È stato il caso nel 2002 di una ditta di floricoltori, la Bodger Seeds, che ha disegnato con 400 mila piante di delfinio, che fioriscono proprio tra giugno a luglio, la bandiera americana. Per l’occasione è servito un campo di oltre 26 mila metri quadri, quasi 4 campi di calcio, a Lompoc in California, a metà strada tra San Francisco e Los Angeles.
L’immagine è stata catturata dal satellite IKONOS e realizzata ad alta risoluzione da Space Imaging.
Foto: © Space Imaging

alta

La Stazione Spaziale Internazionale è il più grande laboratorio scientifico orbitante nello spazio: gira attorno alla Terra, a un'altezza di 400 chilometri e a una velocità di 28.000 chilometri all'ora, per 16 volte al giorno. Dalla città di Madrid a quella di Berlino, sorvola i 2.300 chilometri che le dividono in cinque minuti. Gli astronauti che vivono a bordo assistono insomma in un giorno a 16 albe e 16 notti…
L'inizio della costruzione della Stazione è datato 1998, ma i lavori sono ancora in corso: alla fine dell'opera, ci sorvolerà una struttura di 100 metri per 80, l'equivalente di un campo di calcio.
Nella foto, la Stazione fotografata dallo Space Shuttle Discovery, mentre sorvola il Mar Caspio.
Foto: © Nasa

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Novità dal Vesuvio. E poco confortanti. Il vulcano, che domina su una regione abitata da 3 milioni di abitanti, sarebbe infatti molto più pericoloso di quanto si creda. L'ha affermato un recente studio pubblicato dalla rivista americana Proceedings of the National Academy of Sciences. Circa 3.870 anni fa, una devastante eruzione - molto più violenta di quella che colpì successivamente Pompei - distrusse alcuni insediamenti dell'Età del Bronzo proprio nella zona corrispondente alla città di Napoli. La devastazione fu tale allora che nella zona i primi nuovi insediamenti sorsero solo due secoli dopo. Inimmaginabili, oggi, le conseguenze che potrebbe avere il fenomeno in un'area così densamente popolata.
Tutto sui vulcani, con multimedia esplicativi nel nostro speciale La penisola dei vulcani

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Secondo un nuovo studio sul clima la Terra potrebbe surriscaldarsi da qui al 2100 così da causare il quasi scioglimento totale della calotta ghiacciata della Groenlandia e parziale di quella Antartica. Il risultato è stato ottenuto confrontando il clima terrestre degli ultimi 129 mila anni: secondo i calcoli del ricercatore Bette Otto-Bliesner e della sua équipe pubblicati su Science, il livello del mare si sarebbe alzato da quel periodo interglaciale di 2,2-3,4 metri a causa dello scioglimento dei ghiacci: tendenza che proseguirebbe anche nel Ventunesimo secolo.
Nella foto, la liquefazione dei ghiacciai in Groenlandia.
Foto:© Richard B. Alley

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Ecco come appare dall'alto lo scenario delle Olimpiadi invernali che si stanno svolgendo a Torino: l'immagine, catturata dal satellite QuickBird, riprende a colori naturali la zona attorno a Sestiere nell'ottobre del 2005. La città montana si trova nel cuore delle Alpi a 2000 metri di altitudine e a circa 120 chilometri da Torino. Voluta come località sciistica dalla famiglia Agnelli durante gli anni Trenta, Sestriere è la località più alta dei Giochi (2035 m. s.l.m.). Ha già ospitato nel 1997 i Campionati Mondiali di sci alpino e in occasione di Torino 2006 ospiterà le prove veloci maschili e le prove tecniche maschili e femminili.
Foto: © DigitalGlobe

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Queste interessanti formazioni nuvolose sono conosciute come "strade di nuvole", ovvero nuvole cumulo che si formano quando l'aria fredda proveniente dalla terra ghiacciata soffia sul mare aperto, raffreddando l'aria umida relativamente meno fredda. A mano a mano che la temperatura si abbassa, l'acqua si congela in minuscole nuvole che il vento raggruppa in linee nette parallele.
Alcune nuvole si sono formate sopra la lastra congelata di ghiaccio (sulla destra dell'immagine), le altre sono sopra la distesa di mare scongelato. È questa la visione ripresa dal satellite Terra della Nasa sopra al mare di Bering, due milioni di chilometri quadrati di mare a nord est della Siberia.
Dall'incontro tra acqua, aria, terra e fuoco è nata una imperdibile fotogallery.
Foto: © Nasa

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L'autunno in arrivo porta con sé temperature più fresche, ma non necessariamente correnti di acqua più fredda nel mare. Anzi.
Nella foto, proveniente da un'apparecchiatura a microonde montata sul satellite Aqua, sono in evidenza correnti calde sotto, la temperatura della superficie marina in gradi centigradi).
Sono proprio queste correnti calde ad alimentare le tempeste tropicali: queste estese perturbazioni si spostano prendendo energia dall'acque superficiali dell'oceano. Dopo aver fatto evaporare quelle più tiepide, risucchiano anche le fredde fermando la catena degli uragani. Per ora la fascia di acqua calda (28°C è la temperatura "ideale") è ancora molto estesa. E il nuovo uragano Rita avanza…
Foto: © Nasa

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Ecco come appare, grazie al sistema radar di cui erano dotate due missione Shuttle (aprile e ottobre 1994), la zona meridionale degli Stati Uniti su cui scorre il fiume Mississipi. In questo punto il vasto corso d'acqua separa gli stati di Arkansas e Louisiana (sopra) da quello del Mississipi (sotto).
I piccoli bacini d'acqua di forma allungata che si formano in prossimità del fiume - che tende a straripare regolarmente - sono chiamati "laghi a giogo di bue", per la loro forma che ricorda la tavola di legno che veniva appoggiata sulla schiena degli animali da soma. In questa zona si formano quando il Grande Fiume cambia il suo corso, abbandonando vecchi canali per scorrere su nuovi solchi.
Foto: © Nasa

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Tra l'Africa e l'isola del Madagascar c'è uno spazio di mare, il Canale del Mozambico, lungo circa 1.700 chilometri e largo da 400 a 1000. In questo tratto di oceano si tuffa il principale fiume del Madagascar, il Betsiboka, che attraversa la lussureggiante isola per 525 chilometri. I detriti trasportati hanno formato isolotti e grandi banchi di sabbia, com'è visibile dal satellite. In realtà, la conformazione dell'estuario è il sintomo di un disastro ecologico in corso sull'isola: il disboscamento intensivo e incontrollato delle foreste che ricoprono il territorio ha accelerato bruscamente l'erosione del suolo e i sedimenti visibili nella foto rappresentano un insostituibile vantaggio naturale che scivola inesorabilmente verso il mare.
Foto: © Nasa

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La piramide di Kulkulkan si erge in Messico tra le città di Cancun e Merida ed è stata costruita attorno al 1000-1200 d.C. dai Maya sulle fondamenta di templi precedenti. La piramide, dedicata al dio Serpente piumato (conosciuto anche dagli Aztechi come Quetzalcoatl), fu progettata in modo particolarmente spettacolare: durante il giorno dell'equinozio, la luce del Sole penetra infatti nell'edificio e per alcuni secondi disegna un serpente di 33 metri di lunghezza. Dall'alto, la piramide mostra le sue 4 facce con i loro 365 scalini, il numero dei giorni dell'anno.
Per giocare con le civiltà scomparse, clicca qui! Foto: © Nasa

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Anche da satellite è visibile la straordinaria opera d'arte che si dipana lungo i sentieri di Central Park a New York. Si tratta dell'installazione di due artisti Christo e Jeanne-Claude che l'hanno chiamata The Gates (I Cancelli): è composta infatti da 7.532 porte drappeggiate di arancione che si snodano per 37 chilometri nei viali del parco della Grande Mela. Per l'opera - costata ai due artisti 21 milioni di dollari - sono state usate 5.290 tonnellate di acciaio e 101.250 metri quadrati di vele, per proteggere le quali sono stati utilizzati 96,5 chilometri di tubi di vinile. 165.000 invece i bulloni per fissare le porte…
Foto: © Nasa/Ikonos

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Hanno girato il mondo, verrebbe da chiedersi. Quando si cambia prospettiva stentiamo a riconoscere le cose, specie se si tratta di nozioni radicate come quelle geografiche, per cui il Sud sta a "sotto" e il Nord sta "sopra".
Il sensore SeaWiFS (Sea-viewing Wide Field-of-view), speciale apparecchiatura per ottenere un ampio campo visivo sul mare a bordo di un satellite Nasa, ha catturato così un'immagine dell'Adriatico, dopo la tempesta abbattutasi sull'Europa il 13-14 novembre scorso. Sono particolarmente visibili i colori chiari in prossimità della costa veneta: le acqua basse del Golfo di Venezia sono state infatti rimescolate e intorbidite a causa dei forti venti, mentre in alto mare i sedimenti si sono presto sprofondati.
Foto: © Nasa

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Se sull'origine dei cerchi sul grano sappiamo ancora ben poco, i cerchi di quest'immagine non hanno nulla di misterioso e sono frutto del sistema di irrigazione a perno centrale, in cui la tubazione lunga anche 500 metri ruota attorno al punto di alimentazione dell'acqua. Siamo nel mezzo del deserto a Kuwait City (Kuwait), dove il verde intenso indica una vegetazione rigogliosa e raccolti rigogliosi, mentre il marrone indica le zone più aride. Con questo sistema gli erogatori sono mantenuti a qualche metro da terra grazie ad appositi supporti, simili a tralicci, che si muovono su carrelli con ruote. L'area catturata dal satellite è ampia all'incirca tre chilometri quadrati.

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Continuiamo la carrellata dei paralleli tra strutture della Terra e strutture del corpo umano, azzardati nelle "Foto del giorno" precedenti. Questa è la veduta aerea del delta del Colorado River nel Golfo della California (USA) che si dirama come rami di albero su un terreno sabbioso. Quasi due milioni di acri sono trasformati in una regione paludosa dove il fiume trasporta i sedimenti trascinati via nella sua corsa dal Gran Canyon. Anche il corpo umano ha strutture che si diramano in modo capillare: questa immagine che cosa vi ricorda in particolare? A domani, la risposta!

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Misura tremila metri di profondità e si apre in una voragine larga 6.5 chilometri. È la miniera di Toquepala in Perù dove si estraggono principalmente rame, oro e argento: è una delle miniere più grandi del mondo. A sud si vede la strada d'accesso alla miniera che per il resto è formata da alti gradini scavati verso il centro della Terra. La foto è stata scattata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale il 22 settembre scorso con il sole alto e brillante sopra le Ande centrali.
© Nasa

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Il distretto di Sanjiang nel sud-ovest della Cina è entrato nella lista dell'UNESCO dei patrimoni storici e culturali dell'umanità. Questa regione, dove si ricongiungono tre grandi fiumi, ma anche differenti gruppi etnici, ha attirato l'attenzione dell'UNESCO proprio grazie alla ricchezza e la diversità del patrimonio culturale e naturale di questo angolo del pianeta.
In Italia, numerosi sono i luoghi che compaiono in questa lista. Venezia e la sua laguna, la Costiera Amalfitana, i Trulli di Alberobello e le Isole Eolie, solo per citarne alcuni esempi. Nel 2003 sono stati aggiunti a questa lista i Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.

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Tempeste di sabbia e polvere si sviluppano in luoghi dove il terreno è particolarmente arido e la vegetazione sparuta non è in grado di proteggere la zona dall'erosione. Se i venti raggiungono velocità elevate le particelle di polvere vengono spazzate nell'atmosfera oscurando il cielo con una coltre grigia. Dopo le tempeste più furiose è a volte impossibile far crescere del grano nelle zone colpite. Quella della foto è la tempesta occorsa nel deserto del Djourab (Chad), proprio nel centro del continente africano.
© Nasa

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Un altro serpente, questa volta di tutt'altra fattura. Si tratta infatti delle luci notturne accese lungo la valle del Nilo che si snoda nel deserto egiziano. Le città di Naj' Hammadi, Qena e Luxor risplendono più intensamente (vedi nell'ingrandimento la loro collocazione), mentre le piccole comunità insediate sui pendii delle colline disegnano un bordo luminoso su entrambe le rive del fium, seguendone le curve naturali. La maggior parte della popolazione egiziana vive proprio in queste zone che sono anche le più fertili e coltivabili.
Nulla a confronto con le luci intense emanate da una città che non dorme mai, come Londra…

© Nasa

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I cosiddetti crateri da impatto sono visibili sulla Terra come su altri pianeti del Sistema solare. L'Australia in particolare, grazie alla superficie antica e a condizioni climatiche che ne favoriscono il mantenimento, è territorio ideale per osservarli. Quello nella foto è detto Gosses Bluff ed è stato causato da un asteroide (o cometa) approssimativamente di un chilometro di diametro caduto almeno 142 milioni di anni fa.
Agli scienziati lo studio di questi fossili a cielo aperto consente di ricostruire la storia della Terra e del Sistema solare: recente è la notizia di un corpo celeste che avrebbe provocato un'immane catastrofe 380 milioni di anni fa.

© Nasa

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Il 3 maggio del 2003, negli Stati Uniti, una serie di violentissime perturbazioni ha prodotto svariati tornado di incredibile potenza che hanno spazzato l' Oklahoma e gli stati confinanti.
Uno di questi tornado ha toccato la città di Moore, a sud di Oklahoma City: ed è stato un vero disastro…Il percorso di distruzione del tornado è visibile chiaramente nella foto da satellite (in particolar modo, nell'immagine ad alta risoluzione scaricabile dal link sottostante). Il tornado ha completamente raso al suolo edifici e abitazioni trovate lungo il suo cammino.

© Nasa

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A vederlo da questa immagine, scattata dal satellite Terra, sembrerebbe alquanto minaccioso: in realtà, il ciclone tropicale Inigo sta rallentando la sua corsa mentre si avvicina alla costa dell'Australia nord-occidentale. I venti che il 4 aprile soffiavano a 250 chilometri all'ora sono diminuiti progressivamente d'intensità e il 7 aprile, giorno dello scatto, registravano appena una velocità di 185 chilometri all'ora.
Per immaginare le dimensioni di questa immagine digitale basti pensare che ogni pixel corrisponde a un chilometro reale. Tutti i segreti della fotografia digitale, nel nuovo multimedia abbinato al Focus File sui falsi fotografici.
© Nasa

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Il Bangladesh è un paese sotto il livello del mare e soggetto, per questo, ai catastrofici straripamenti degli enormi fiumi che lo solcano. Il Gange, il Brahmaputra e il Meghna entrano nel paese da nord, colmati dall'acqua dei ghiacci che si disciolgono delle cime himalayane. Questi e altri fiumi si diramano poi nell'enorme Delta del Gange che disegna sulla Terra una sorta di geometrica decorazione.
Altri spettacoli offerti dalla Terra vista dall'alto, nella fotogallery "L'arte ruba alla Natura o la Natura ruba all'arte".

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Detroit è una città in controtendenza: mentre la popolazione del mondo tende ad affollare sempre di più le città, quella che abita a Detroit diminuisce, nonostante questa rimanga la più popolata città del Michigan. Negli Anni Cinquanta la popolazione aveva raggiunto il picco di 1,8 milioni di abitanti, mentre oggi non supera neppure il milione.
Nella foto, la città attraversata dal fiume Detroit che congiunge il lago Saint Clair (a Est) e il lago Erie (a Sud).
© Nasa

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Il Dagze Co è uno dei principali laghi dell'entroterra tibetano con i suoi 260 chilometri quadrati. Questa foto mette in rilievo i cerchi concentri attorno al lago: sono delle rive fossili che attestano la presenza di un lago più largo e profondo in un lontano passato. I cambiamenti climatici degli ultimi secoli infatti hanno portato ad una intensificazione del clima arido e quindi ad una riduzione degli specchi d'acqua dell'altopiano del Tibet.
© Nasa

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Il fiume Green nello stato dello Utah attraversa da nord a sud l'altopiano Tavaputs prima di inoltrarsi tra i canyon della Valle della Desolazione (ancor meglio visibile nell'ingrandimento del link sottostante). La valle della Desolazione fu così nominata dal famoso esploratore americano John Wesley Powell per il suo terreno aspro e minaccioso. La foto dagli intensi colori falsati mostra in rosso la vegetazione, in blu il corso del fiume e in bianco le cime innevate delle Roan cliffs.
© Nasa (Landasat 7)

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Quando il ghiaccio ricopre la terra, il paesaggio è a due colori: il bianco scintillante del ghiaccio e il nero della terra spoglia. Si tratta in questo caso del lago Bratskove, detto anche Dragon Lake, nella Siberia meridionale: si tratta del bacino artificiale che si è formato dietro alla diga Bratsk (a sinistra, nella foto), presso appunto la città di Bratsk. La foto a grandi dimensioni nel link sottostante (160 Kbyte).
C'è stato un tempo in cui la Terra era completamente ricoperta da una coltre di ghiaccio di un chilometro di spessore a causa della temperatura esterna che raggiungeva i 50 gradi sotto lo zero. Tutti i particolari di questo evento, nel nostro Focus File "La terra palla di neve".

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Il ghiacciaio Lambert in Antartide è il più grande al mondo con i suoi 300 km di estensione. Questa cascata di ghiaccio dimostra come il ghiacciaio si muova come una sorta di cascata d'acqua al rallentatore. Una discesa di 400 metri, fatta di curvature e pieghe, formatesi con la tipica fiacca del ghiacciaio. Un'altra straordinaria immagine del satellite Landsat 7.
© Nasa

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Una foglia autunnale imbiancata dai primi fiocchi di neve? Niente di tutto ciò: si tratta invece dei Fiordi islandesi, penisole modellate da ghiacciai, acqua e vento che caratterizzano quasi la metà della costa islandese. Il satellite Landsat 7 ha posato il suo obiettivo sui Fiordi dell'ovest, protesi verso il mare dell'Islanda nord-occidentale. Quella dei fiordi occidentali è la regione costiera più scarsamente popolata dell'Islanda.
© Nasa

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Un fiume di lava ribollente che si getta in mare? Non fatevi ingannare dalle apparenze: quella che si mischia ai flutti del mare che bagna la regione del Landeyjarsandur (Islanda) è solamente... acqua. Sono le rocce vulcaniche del letto del fiume a rilasciare materiale ferroso e a dare al fiume l'originale colorazione arancione.
Un altro caso è quello del lago Natron (Tanzania): lì il colore rosso dell'acqua è dovuto alla presenza di microorganismi.

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Un tappeto di sabbia e dune grande come 26 penisole italiane messe insieme. E' il deserto del Sahara. Ma non è sempre stato così. Secondo gli esperti diecimila anni fa quest'area era fertile e rigogliosa, ricca di erba e animali: elefanti, leoni e giraffe (come testimoniano alcune incisioni rupestri del neolitico rinvenute nel Sahara libico). Di questo paradiso terrestre preistorico oggi è rimasto ben poco, solo piccole zone verdi che rappresentano appena il 2% dell'intero deserto.
Nella foto: il territorio roccioso vicino all'oasi del Terkezi, in Ciad, visto dal satellite.
I deserti più belli (guarda)
Gare pazze nel deserto
Meraviglie da satellite

[E. I.]

Foto: © Nasa

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È uno dei paesi più poveri del mondo, la Guinea Bissau (nell’Africa occidentale). Ma se c'è una cosa che non manca sono i fiumi che attraversano il paese in lungo e in largo per poi tuffarsi nell’Atlantico.
Portando con sé tonnellate di fango e detriti che sembrano quasi “sporcare” l’acqua dell’oceano, come si nota in questa foto da satellite (i colori chiari e scuri distinugono le diverse correnti). L' accumulo dei detriti portati dai fiumi ha dato origine, nel corso dei secoli, a un’ottantina di isolotti sparsi vicino alle foci. Veri e propri paradisi naturali tutelati dall’Unesco e in parte ancora disabitati.

I rami del fiume (guarda)
Altre meraviglie da satellite

[E. I.]

Foto: © USGS, NASA

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La costanza non è proprio il suo forte. Un anno c’è e quello dopo, se non piove abbastanza, scompare. E anche se in questa foto da satellite, il Lago Carnegie (nell'Australia occidentale) sembra come tanti azzurro e profondo, non è sempre così. Nelle annate più secche, infatti, il clima torrido di questa regione fa evaporare quasi del tutto l'acqua. Lasciando dietro di sé soltanto un ammasso di fango appiccicoso. Complicando non poco la vita agli "inquilini" del lago - piante e anfibi - che rimangono così all'asciutto.

Il lago rosa (guarda)
Le più belle foto da satellite (slide show)

[E. I.]

Foto: © USGS

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Nella lingua degli abitanti delle Ande il suo nome - Cotopaxi - significa Collo della Luna. Poiché di notte il "faccione" pallido del nostro satellite sembra posarsi proprio sulla sua cima. Visto invece in questa foto da satellite il vulcano ecuadoriano somiglia più che altro a un "brufolo" sulla superficie rugosa della Terra.
In realtà è una montagna di quasi 5.897 metri d’altezza ed è il terzo vulcano più alto del mondo, ancora attivo. Il Cotopaxi, infatti, non è molto pacifico: negli ultimi due secoli ha eruttato oltre 50 volte, distruggendo città e campi circostanti. Le sue armi più micidiali sono le bollenti "valanghe" di fango e cenere capaci di causare danni anche a 300 chilometri di distanza.

Una spettacolare eruzione fotografata da satellite
Gli scatti più belli dei vulcani di tutto il mondo (guarda)

[E. I.]

Foto: © German Remote Sensing Data Center

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Una distesa di "cavalloni" battuti dal vento. Se non fosse completamente asciutto, il Grande Erg Orientale (nel Sahara) potrebbe diventare il paradiso dei surfisti. Ma l’unica cosa che accomuna questo deserto - circa 140 mila chilometri quadrati di sabbia tra Algeria e Tunisia - al mare, è il nome. Erg infatti in lingua araba, significa proprio mare di sabbia. Ed è così che i geologi chiamano i territori occupati per più del 20 % dalla sabbia.
Il vento che soffia senza sosta nel Grande Erg Orientale (qui visto da satellite) ha "scolpito" nei secoli dune dalla forma curiosa. Per vederne una da più vicino, torna a trovarci domani...
Pazzi incontri nel deserto (slideshow)
Cartoline dall’Africa (guarda)
Altre meraviglie da satellite
 
[E. I.]

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L’arma definitiva contro l’estinzione? Che domande: il sesso. Meglio se abbondante e soprattutto promiscuo. Almeno sembrano "pensarla" così alcuni coralli indo-pacifici, che all'occorrenza, vista la scarsità di "partner" della loro specie non disdegnano di accoppiarsi con coralli che fanno parte della stessa famiglia Acropora, ma sono di una specie diversa. E "l'amore libero" sembra dare i suoi frutti: secondo gli esperti queste unioni tra specie diverse generano una prole (ibrida) molto forte geneticamente.
A scoprire la curiosa strategia di sopravvivenza corallina un gruppo di ricercatori del Centro di Eccellenza australiano per gli Studi sui Coralli.
Nella foto la barriera corallina di Plantation Key, in Florida, vista dal satellite.

Altre ventimila crature sotto i mari (slideshow)
Le più belle foto da satellite (guarda)

[E. I.]

Foto: © Scientific Visualization Studio, NASA Goddard Space Flight Center; Landsat Project

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Esiste da qualche parte sulla Terra una montagna alta 17 chilometri? In un certo senso sì. Il Mauna Loa – il più importante vulcano delle Hawaii, qui visto da satellite – si innalza per più di 4 mila metri sopra il livello del mare.
Ma la parte che noi non vediamo, quella sommersa, si estende per altri 5 mila metri circa, prima di toccare il fondo dell’oceano. Il quale, a sua volta, subisce una depressione di 8 mila metri, a causa della massa del vulcano. Ecco che i conti tornano. In confronto, il vulcano della scorsa settimana (guarda) è un pivellino!
Il principale cratere della “grande montagna”(questo vuol dire Mauna Loa in lingua hawaiana) è ben visibile a centro. In bianco e giallo sono indicate le zone originate da lava più densa e viscosa, in rosso quelle formate da lava più liquida e liscia.

Vulcani, geyser, fumarole... scopri come funzionano i punti caldi della Terra
Altre foto di vulcani

[E. I.]

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Si spinge a nord nel Golfo del Messico, compie un ampio giro in senso orario e poi viaggia verso la Florida, "tuffandosi" infine nel flusso oceanico che mitiga il clima e le temperature globali. È la Loop Current, una corrente sottomarina che passando per gli Stretti della Florida - le zone di mare che lambiscono la "punta" dello stato - si unisce alla Corrente delle Antille per formare la Corrente del Golfo. Questa foto è stata scattata dal satellite dell'ESA Envisat l'1 aprile scorso, 20 giorni prima del disastro petrolifero della Deepwater Horizon (per conoscere tutti i numeri della catastrofe, clicca qui). Secondo gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), c'è il rischio che frange di petrolio vengano inghiottite dalla corrente, e portate così "a spasso" ben oltre il luogo dell'incidente. Altre spettacolari foto da satellite (guarda)

[E. I.]

Foto © ESA

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Con i suoi sbuffi di cenere ha mandato in tilt il traffico aereo di mezza Europa. Ma almeno il vulcano islandese Eyjafjallajökull non è riuscito ad accecare l'occhio attento che lo scruta dallo spazio, quello del satellite Earth Observing-1 (EO-1) della Nasa. Osservato attraverso l'infrarosso, il cratere della montagna non è altro che un puntino rosso coperto da una vistosa colonna di fumo (in basso a sinistra). Sotto quella spessa coltre azzurra (una calotta di ghiaccio) invece, si nasconde un altro temibile "sputa fuoco": il vulcano Katla, che in passato ha eruttato una ventina di volte, l'ultima nel 1918.
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[E. I.]

Foto: NASA/JPL/EO-1 Mission/GSFC/Ashley Davies

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Guardatelo bene. A una prima occhiata potrebbe sembrare una pozzanghera iridescente, o una goccia di sapone al microscopio. Invece i colori che vedete sono quelli, variamente combinati al satellite, del più grande delta di fiume del mondo: la foce del Gange, tra Bangladesh e India. Un'area di 350 chilometri in cui si incrociano terra, acqua e detriti portati non solo dal sacro fiume ma anche da altri due corsi d'acqua dell'Asia, il Meghna e il Brahmaputra. È in questa zona così ricca che si trova la più imponente foresta di mangrovie del pianeta: quella di Sundarbans ("magnifica foresta" in lingua Bengali) dove si nasconde la famigerata Tigre del Bengala (Panthera tigris tigris).

[E. I.]

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Altro che acqua dolce, quella del Lago Frome, nel sud dell'Australia, somiglia più che altro a una melma fangosa salata. In una regione in cui la pioggia è una rarità (massimo 216 millimetri all'anno, contro i 782 medi annui di Milano), il bacino - qui visto da satellite -rimane quasi sempre asciutto trasformandosi per lunghi periodi in un deposito di sale. Secondo un mito degli Adnyamathanha, una popolazione aborigena del luogo, a prosciugare il lago con una lunga bevuta sarebbe stato, prima ancora dell'avvento dell'umanità, il mitico Serpente Arcobaleno, una creatura divina ritenuta responsabile della distribuzione dell'acqua nei deserti australiani.
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[E. I.]

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Se pensate che la neve si trovi solo sulle montagne guardate questa foto da satellite catturata nelle acque della Baia Terra Nova, in Antartide. Quelle piccole increspature bianche non sono onde ma sottili strisce ghiacciate, spesse pochi millimetri. Particolari formazioni di ghiaccio che gli scienziati chiamano frazil ice. Su questo speciale ghiaccio marino, che si forma quando la temperatura scende almeno a -6 °, si radunano i pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae), i principali abitanti della baia.
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[E. I.]

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Scorrono a valle trascinando dietro di sé quintali di polveri e detriti. Non sono i soliti fiumi, ma le sinuose lingue di ghiaccio del Susitna, un ghiacciaio dell'Alaska, fotografato durante l'estate del 2009 dal sensore remoto Advanced Spaceborne Thermal Emission and Reflection Radiometer (ASTER) a bordo del satellite della Nasa Terra. L'immagine dallo spazio combina gli infrarossi alle lunghezze d'onda del rosso e del verde per formare una visione a falsi colori in cui nulla è come sembra. Il bordeaux per esempio, indica le aree coperte dalla vegetazione, mentre la superficie del ghiacciaio appare di un grigio marmo tendente al blu.

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Dopo la violenta eruzione avvenuta il 12 giugno scorso, la prima conosciuta nella storia recente, il vulcano Nabro (2218 metri), in Eritrea, sembra aver rallentato la sua attività. Anche se, lo si vede nella foto del 29 giugno, un notevole flusso di lava continua a fuoriuscire dal suo cratere per riversarsi lungo le pendici, raffreddandosi progressivamente lungo il tragitto. Durante la prima fase eruttiva una densa e fittissima nube di vapore, ceneri e gas ha ricoperto la sommità del vulcano, occludendone la vista. Le immagini satellitari nella lunghezza d'onda dell'infrarosso, come questa, si sono rivelate preziose per determinare alcuni parametri importanti per la sicurezza, come la viscosità della lava, e la sua velocità di discesa a valle.
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Una fioritura di fitoplancton colora il mare di Barents al largo delle coste norvegesi, in prossimità di Capo Nordkin, il punto più settentrionale dell'Europa continentale (escluse quindi le isole della Norvegia). Considerati individualmente, gli elementi che compongono il fitoplancton, alla base della catena alimentare marina, sono invisibili, ma la clorofilla che usano per effettuare la fotosintesi non sfugge agli speciali sensori per il monitoraggio delle acque presenti sui satelliti, in questo caso Envisat che ha scattato questa foto il 17 agosto scorso.
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Un'eruzione vulcanica è sempre uno spettacolo suggestivo. Ma questo è anche raro.
La piccola macchia scura che appare sulla foto è il pennacchio di fumo del vulcano Shiveluch (nella Penisola di Kamchatka, federazione Russa), che ha eruttato lo scorso marzo, catturato da un satellite della Nasa. La particolarità della foto sta nel fatto che il satellite si trovava a passare sopra il vulcano proprio nel momento preciso dell'eruzione. Mentre di solito le foto dal satellite sono fatte nei momenti successivi all'eruzione e non sono così chiare e nitide.
Anche se vista così non si direbbe la colonna di fumo è alta circa 9.750 metri.