Il livello dei mari cresce più in fretta

L'innalzamento cambia ritmo: è più veloce e la causa è da imputare allo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e di una parte dell'Antartide. Ecco perché i nuovi dati contraddicono le ipotesi di alcuni anni fa.

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La Groenlandia vista dallo spazio. Lo scioglimento dei suoi ghiacciai è una delle cause dell'innalzamento del livello dei mari.

Il livello dei mari continua a innalzarsi. Secondo un lavoro dell’Ipcc, il gruppo intergovernativo di esperti che studia i cambiamenti climatici, il livello medio globale del mare è aumentato di 19 centimetri tra il 1901 e il 2010, con una media di 1,7 mm all’anno.

 

Movimento accelerato. Quel che preoccupa, però, è il fatto che tra il 1993 e il 2010 l’aumento è stato di 3,2 mm l’anno. Questi dati contraddiscono quanto si è detto negli ultimi anni, allorché sembrava che l’innalzamento del livello del mare stesse diminuendo. E questo faceva ben sperare, al punto che si era ventilato che la crescita misurata lo scorso secolo fosse da imputare a una fluttuazione naturale e non all’aumento della temperatura terrestre. I nuovi dati, più affidabili in quanto arrivano da rilevamenti sia terrestri sia satellitari, danno un duro colpo a questa ipotesi.

 

L'Antartide senza ghiacci. Se un giorno i ghiacci dell'Antartide dovessero sciogliersi, il livello dei mari crescerebbe di 60 metri.

 

Nuovi punti di vista. Perché i lavori precedenti dipingevano un quadro diverso? Secondo i ricercatori dell’Ipcc, le elaborazioni precedenti non tenevano conto che molte terre dell’emisfero settentrionale si stanno innalzando. Un fenomeno, questo, in atto da quando i ghiacci dell’ultima glaciazione si sono ritirati. Il fenomeno ha infatti determinato sulla crosta terrestre una sorta di rimbalzo elastico. Se si tiene conto di questo innalzamento della crosta, si scopre che il livello marino non è rimasto costante, ma è cresciuto costantemente, ed è molto probabile che ciò «sia da imputare allo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e di una parte dell’Antartide», ha spiegato Christopher Watson, dell’Università della Tasmania e tra i responsabili dello studio.

 

 

 

14 Maggio 2015 | Luigi Bignami