Il concerto assordante nella Fossa delle Marianne

Non si può avere un po' di silenzio nemmeno nelle profondità degli abissi: una cacofonia di suoni di provenienza umana e naturale registrata a 11 km di profondità.

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Il team di oceanografi al lavoro.|Oregon State University, Flickr

Si potrebbe pensare alla più profonda depressione oceanica terrestre come a un'isola di pace e di suoni ovattati. Era quello che si aspettavano gli oceanografi del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), della Oregon State University e della Guardia Costiera americana, che per tre settimane hanno registrato, con un microfono sottomarino, i suoni nel Challenger Deep, il punto più profondo della Fossa, a 10,9 km sotto il livello del mare.

Sinfonia sottomarina. Invece di un mare di silenzio, i ricercatori hanno trovato ad aspettarli un baccano costante e composito, dominato dal rumore di terremoti vicini e lontani, dai canti delle balene e dall'eco di un tifone forza 4 passato nelle vicinanze. L'idrofono ha anche registrato molti rumori di origine antropica, come quelli del passaggio delle navi nello snodo caotico di Guam, non lontano dalla Fossa, dove transitano i container di Cina e Filippine.

 

L'idrofono utilizzato per le registrazioni. | Oregon State University, Flickr

Sotto pressione. Scopo del progetto era stabilire un "livello base" da usare come punto di riferimento standard nello studio dell'inquinamento acustico in mare. L'impresa più difficile è stata calare l'idrofono a una profondità che non verrebbe riempita del tutto nemmeno calando l'intero monte Everest nella depressione. Il microfono, incapsulato in una corazza di titanio, ha dovuto sopportare pressioni fino a 1.100 bar (oltre mille volte quella che sopportiamo normalmente).

 

Un insolito punto d'ascolto. Uno dei dati più interessanti è stato quello relativo al terremoto di magnitudo 5.0 registrato nella vicina crosta oceanica, a 10 km di profondità. «Poiché il nostro idrofono si trovava a 11 km, eravamo letteralmente sotto al terremoto - spiega Robert Dziak, ricercatore del Noaa - un'esperienza decisamente inusuale».

 


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04 Marzo 2016 | Elisabetta Intini