Natura

Le prossime spie dei militari? Le piante

In futuro, le loro proprietà di percezione e adattamento potranno essere sfruttate per garantire la sicurezza dei militari. Riuscireste a immaginare spie più insospettabili?

Alle idee bizzarre della DARPA, l'agenzia che per il Dipartimento della Difesa americana si occupa dello sviluppo di tecnologie militari, ci siamo ormai abituati: ma dopo il ghepardo robot, gli umanoidi soldato e gli elicotteri con le zampe, avreste mai pensato ad agenti segreti con le foglie?

super poteri. L'ultima trovata dell'organizzazione è sfruttare la naturale abilità delle piante di percepire i cambiamenti di suolo, terra e acqua, per usarle come rete di monitoraggio di ogni possibile problema ambientale.

Del progetto, ribattezzato Advanced Plant Technologies (APT) si sa ancora molto poco: l'idea di base è riprogrammare specie vegetali attraverso la bioingegneria, per trasformarle nel primo cancello di allarme in caso di contaminazioni chimiche e radioattive, segnali elettromagnetici anomali, mine antiuomo, fughe di batteri pericolosi e altre minacce alla umana sicurezza.

Messaggi in codice. Alterando il genoma delle piante, si potrebbe fare in modo che per ogni minaccia venga emesso un segnale specifico captabile da satellite o altri sistemi di monitoraggio remoto. Attualmente, sulla Terra e dallo Spazio siamo in grado di sorvegliare temperatura, colore, velocità di crescita, composizione e reazione alla luce delle aree verdi: alcune di queste risposte potrebbero essere sfruttate come segnali di allarme.

Efficienti e discrete. Interventi tempestivi metterebbero in sicurezza il personale umano impegnato in una data area; la nuova, futuristica rete di sensori sarebbe inoltre più economica di altre tecnologie militari. Il vantaggio delle piante è infatti quello di essere autosostenibili: in altre parole, alla manutenzione delle sentinelle, penserebbero le sentinelle stesse (che non darebbero nell'occhio). Tutto questo, a patto di non risucchiare, con le nostre richieste, ogni loro risorsa - incluse quelle deputate a nutrimento e fotosintesi.

Il progetto APT è ora aperto al contributo di qualunque scienziato, anche se per vederlo in atto ci vorranno ancora diversi anni.

25 novembre 2017 Elisabetta Intini
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