Organismi estranei possono impossessarsi della nostra mente?

Prendere il controllo delle nostre azioni forse no... Ma possono farci venire sonno e voglia di zucchero, aumentare l'ansia e persino renderci un po' più stupidi. E in alcuni casi...

shutterstock_1133727401
Sebbene non così virulenti come quelli visti al cinema, in natura esistono infatti molti parassiti in grado di modificare il nostro comportamento una volta che gli offriamo ospitalità.

Provate a immaginare: un parassita trova la via per entrare nel vostro corpo e, in men che non si dica, prende possesso della vostra mente. Vi sembra un'ipotesi suggestiva, ma poco realistica, che potrebbe al massimo ispirare romanzi e film horror? Vi sbagliate. Perché i primi a definire i contorni di una simile eventualità da incubo sono stati alcuni scienziati.

Sebbene non così virulenti come quelli visti al cinema, in natura esistono infatti molti parassiti in grado di modificare il nostro comportamento una volta che gli offriamo - nostro malgrado - ospitalità. Eccone sei, da evitare a tutti i costi.

 

A proposito di stupidità... È la forza più pericolosa del cosmo. Non si può eliminare, ma solo riconoscere. Anche se, a volte, può farci pure progredire. Ecco 12 cose che (forse) non sai sulla stupidità!

La stupidità (sì è un virus!). Scienziati americani hanno scoperto un batterio chiamato ATCV-1, ribattezzato in seguito “virus della stupidità”, in quanto la sua presenza era stata rilevata negli animali con un più basso livello intellettivo.

 

Grande è stata la sorpresa quando i ricercatori dell'Università privata John Hopkins di Baltimora (Stati Uniti) hanno riscontrato l’esistenza dello stesso virus anche negli esseri umani durante un esperimento sull’intelligenza che ha coinvolto 92 volontari sani. Il virus è stato trovato nel 43,5% dei casi.

 

Cioè poco meno della metà. E quelli infettati dall'ATCV-1 registravano un peggioramento di circa il 10% nei test sulla velocità di elaborazione visiva. Non solo. I ricercatori hanno scoperto che la presenza del virus era legata anche a una minore attenzione e alla riduzione della consapevolezza spaziale, e ad una "diminuzione statisticamente significativa delle prestazioni sulle valutazioni cognitive dell'elaborazione visiva e della velocità del motore visivo".

 

Il batterio del sonno. Il Trypanosoma brucei gambiense è diffuso soprattutto in Africa sub-sahariana, nel Congo soprattutto, e viene trasmesso dalle glossine igrofile, insetti che devono il loro nome all'attitudine per la vita in zone umide. La sua peculiarità è quella di provocare la cosiddetta malattia del sonno (tripanosomiasi africana umana) che può presentare andamento cronico per anni. A rendere famoso questo batterio è il fatto che arriva all’uomo attraverso una puntura della mosca tze tze.

Purtroppo alla sua diffusione ha contribuito anche la mancanza di ricerca.

Qualche anno fa l’Organizzazione mondiale della sanità ha inserito la tripanosomiasi sulla lista delle malattie tropicali “orfane”, trascurate da chi investe in ricerca (e dal 2013 è stata inserita fra le malattie da eradicare). Ma c'è una buona notizia: nel 2014 un team composto da 146 scienziati, provenienti da 78 istituti di ricerca di 18 Paesi, ha analizzato il genoma della mosca tse-tse e i suoi 12mila geni aprendo nuove strade alla comunità scientifica.

 

I batteri intestinali. La rivista Journal of Medicinal Food nel 2014 ha pubblicato una sintesi di tutte le ultime ricerche sull’interazione tra batteri intestinali e sistema nervoso centrale. I batteri intestinali – spiegavano gli autori – possono influenzare la memoria, ma anche il nostro umore e addirittura le funzioni cognitive. Un successivo studio dell’UCLA, condotto da Kirsten Tillisch, ha confermato che la presenza di determinati batteri nell'intestino può avere conseguenze sull’umore.

In particolare, un gruppo di volontari caratterizzato dalla presenza importante di batteri Prevotella nel microbiota, mostrava anche livelli più alti di sentimenti negativi come ansia, angoscia e irritabilità dopo aver guardato determinate immagini .  Affermano i ricercatori nella loro conclusione: "Questi risultati supportano il concetto di interazioni cervello-intestino-microbiota negli esseri umani sani. Un ulteriore studio dell'interazione tra microbi intestinali, cervello ed emozioni nell'uomo è necessario per capire come il microbiota può influenzare l'umore e il comportamento”.
 

Ti piace il cioccolato? Che differenza c'è tra il fondente e l'extra-fondente? Quanti tipi di semi di cacao esistono? Davvero il cacao amaro fa bene alla salute? Ecco 10 cose che (forse) non sai sul cioccolato... | librakv/Shutterstock

Batteri golosi. Alcuni di questi microrganismi non si limitano a interagire col nostro umore, ma influsicono anche sui nostri desideri. Per esempio, alcune persone adorano il cioccolato, mentre altre ne sono indifferenti.

 

Questione di gusti, ma in realtà la questione può avere a che fare anche con batteri intestinali che sono "immuni" al cioccolato e quindi non provocano questa voglia.

 

Questo può avere conseguenze di ampia portata: alcuni studi hanno infatti dimostrato che, nelle persone obese, sono presenti batteri intestinali diversi da quelli "ospitati" in persone di peso nella media.

Anche la voglia stessa di zuccheri, a volte, può avere una causa nascosta: la Candida, un tipo di lievito che cresce nell'intestino e che ama nutrirsi degli zuccheri che assumiamo. Quando questi piccoli funghi crescono a dismisura, finiscono per produrre sostanze chimiche che potrebbero indurre l’ospite a desiderare più zucchero, continuando così il ciclo. In un modo che può risultare strano, si sarebbero evoluti per "manipolare" la nostra mente affinché ci venga voglia di zuccheri e ottenere così il loro nutrimento preferito.

 

L’ameba mangia cervello. Tale è il soprannome con cui è tristemente nota la Naegleria fowleri, un organismo (protista) che provoca un'infezione in grado di raggiungere il cervello scatenando una meningoencefalite amebica primaria fulminante, spesso mortale. Questo sgradito ospite risulta pericoloso soltanto se entra nel naso: da qui, infatti, può migrare lungo il sistema olfattivo e arrivare al cervello, dove può moltiplicarsi nutrendosi proprio del tessuto cerebrale. Ecco spiegata l'origine di questo nome tanto sinistro...

 

18 Gennaio 2019 | Eugenio Spagnuolo