I fiori del male

Lo sapevate che tra le piante da appartamento si possono nascondere pericolosi killer? Si tratta di piante che se ingerite, possono essere tossiche o addirittura velenose per l’organismo umano. Ecco alcune delle più comuni piante velenose... da appartamento.

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Crisantemo. È il simbolo della commemorazione dei defunti, ma del Crisantemo (Chrysanthemum) gli si riconoscono diversi usi. Gli agricoltori per esempio lo utilizzano per tenere lontani i conigli: la testa del fiore è tossica, soprattutto per gli animali. E seppure non in maniera letale, può provocare fastidi come orticaria, prurito, dermatite da contatto anche agli esseri umani. Dai suoi fiori si produce un insetticida naturale, il piretro, i cui effetti sull'uomo non sono pericolosi (almeno non quanto quelli degli insetticidi di derivazione sintetica). Come per tutte le piante la velenosità del crisantemo risponde a precise esigenze di difesa: un importante vantaggio sugli animali, davanti ai quali i fiori, a causa della loro immobilità, non possono fuggire.

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Anthurium. L'aspetto bizzarro e decorativo dell'Anthurium (Anthurium) - si presenta in una gamma di colori che vanno dal bianco allo scarlatto, sebbene in questa immagine sia fotografato ai raggi X - ne svela l'origine sub-equatoriale.
Ma chi pensava di usarlo come ingrediente di una marmellata esotica, seguendo l'ultima moda delle confetture floreali, è bene ci ripensi. Foglie e radici dell'anthurium, se ingerite, possono provocare gonfiore e infiammazioni sulle labbra. E ne risente anche la capacità di parlare, con la voce che diventa rauca e faticosa, e difficoltà a deglutire. I sintomi non durano molto, per fortuna. E, tranne nei casi di intossicazione più gravi, scompaiono bevendo dell'acqua fredda o masticando liquirizia.

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Ortensia.  "Cucinare coi fiori": non di rado qualche chef ci prova. Attenzione però: non tutti i fiori sono commestibili. Anzi, la gran parte non lo è affatto.
L'ortensia (Hydrangea macrophylla), per esempio: i suoi caratteristici petali dal blu-violaceo al bianco, sono apprezzati per l'arredo dei giardini. Ma pensare di utilizzarla in cucina, soprattutto della varietà conosciuta come Hydrangea Macrophylla potrebbe essere fatale. Dopo qualche ora si manifesta un brutto mal di pancia, accompagnato da prurito, sudorazione e debolezza. Insomma un avvelenamento in piena regola. Senza contare che a seguito di ingestione di ortensie sono stati riscontrati anche casi di coma, convulsioni e problemi gravi alla circolazione sanguigna. C'è un antidoto? Per fortuna sì: è lo stesso utilizzato contro il cianuro. Del resto è proprio questo l'ingrediente killer dell'ortensia.

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Oleandro. L’oleandro (Nerium oleander) è molto diffuso come pianta ornamentale, e a guardarlo in tutta la sua bellezza è difficile credere che ogni sua parte è velenosa. Eppure è così. È tossico il fumo che sprigionano i suoi ramoscelli, una volta bruciati. Si corre un rischio anche a usare questi ultimi come steak per il cibo.
E se volete seguire un'antica tradizione cinese che suggerisce di bere acqua aromatizzata con fiori freschia, non fatelo con i fiori di oleandro: è pericoloso.
I sintomi sono quelli caratteristici da avvelenamento (nausea, diarrea, vomito, dolori addominali), ma in base alla quantità di olenadro ingerita, il malessere può estendersi anche al cuore: dalle aritmie alla depressione cardiaca, all'innalzamento dei livelli di potassio nel sangue.
Nella foto qui accanto, lo stame dell'oleandro al microscopio elettronico.

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narciso. Dietro la bellezza mitologica del narciso (Narcissus) si cela la narcissina, una sostanza velenosa che se ingerita in grandi quantità può provocare nausea, vomito, crampi e diarrea. E i sintomi sono ancora più gravi nei bambini.
Originario della Persia, cresce tra le pianure e le montagne dell'Europa meridionale. I suoi petali somigliano a quelli del fiore di cipolla. Ciò potrebbe spingere qualcuno a raccoglierli per farne uso in cucina. Considerati i rischi, è bene fare attenzione. Il narciso è noto dall'antichità come fiore dal profumo inebriante e soporifero. Secondo la gran parte degli studiosi di etimologia, la radice di narciso è "narkè" (sopore, stupore), la stessa di narcotico.

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Digitalis purpurea. Dalla Digitalis purpurea, (digitalis purpurea) si estrae il principio attivo della "digitale", un farmaco indicato nel trattamento delle insufficienze cardiache. I suoi poteri erano noti già nell'antichità e oggi è inserita nell'elenco delle piante officinali spontanee. Ma l'ingestione dei fiori selvatici è da evitare: la digitalis purpurea può portare problemi cardiaci, oltre che nausea, vomito, crampi allo stomaco. E in caso di intossicazione i sintomi possono aggravarsi. La digitossina, uno dei glicosidi attivi della digitale, che ne fa un prezioso alleato della medicina, ha anche la funzione di "metabolita secondario", utile per difendersi dall'aggressione di altri organismi. Secondo alcuni studi però le piante userebbero tali metaboliti (liberandoli nell'aria), anche per scambiarsi informazioni preziose.

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Ficus Benjamin. Alzi la mano chi non ne ha mai visto uno in un salotto. Il Ficus Benjamin (Ficus benjamina) ha scarse esigenze di luminosità e ciò ne fa una pregiata pianta d'appartamento. Il veleno sta nelle foglie e nelle radici: un "latice bianco" a cui conviene fare attenzione perché provoca allergie e infiammazioni della pelle. Niente di grave, sebbene nei paesi tropicali venisse usato per costruire frecce velenose (ma anche per la colla e la gomma). Nessuno si sognerebbe di "assaggiarlo", ovvio. Ma chi ha bambini o animali in casa è bene che faccia attenzione. Ancor di più chi pensa di farlo crescere accanto a un altro albero. Alcune specie del ficus, tra le 800 esistenti, vengono chiamate "assassine": la sinistra fama si deve al fatto che i suoi semi germinano su altri alberi fino a soffocarli.

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Glicine. Secondo alcuni botanici il glicine (Wisteria o Wistaria) è tossico in ogni sua parte. Alcuni scienziati invece limitano la sua pericolosità a semi, radici e baccelli: in ogni caso ingerirne anche piccole quantità provoca avvelenamento che si risolve con l'idratazione intravena o la somministrazione di pillole anti-nausea. Molti degli avvelenamenti da glicine riguardano gli animali domestici. Ma, il fatto che spesso sia associato nella coltivazione al gelsomino, usato in alcune ricette culinarie e bevande, potrebbe indurre qualcuno poco esperto in confusione. Il profumo delicato, la fioritura a grappolo e le capacità rampicanti lo rendono infatti una delle più apprezzate piante ornamentali per balconi, pergolati, giardini e tettoie.

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Rododendro. Già la classificazione delle specie è motivo di polemica. Alcuni botanici ne hanno classificate 200, altri circa 1200. Particolarmente diffuso sull'Himalaya, il Rododendro (Rhododendron) fiorisce sotto forma di arbusto di varie dimensioni un po' ovunque. Anche da noi: prati, pietraie, alberi, radure e paludi. Rosa, bianco, rosso: la gamma di colori di questa piante è impressionante, le api ne vanno matte, sicchè la produzione di miele da rododendro è abbastanza frequente. Non tutte le specie sono tossiche, ma vengono riportati diversi casi di avvelenamento da miele di rododendro derivato da varietà diffuse in Turchia e Anatolia. Il suo veleno si manifesta attraverso una scala di sintomi che va dal bruciore delle labbra al coma (molto raro).

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Mughetto. Guai a farsi ingannare dal Mughetto (Convallaria majalis) con i suoi delicati fiori bianchi a campana. O dal suo odore molto usato in profumeria. O dal fatto che i Queen nel '74 gli hanno dedicato una canzone (Lily of the valley). Il mughetto, che cresce spontaneamente nelle zone prealpine italiane, è una pianta interamente velenosa: ingerirne una piccola quantità non provoca danni gravi, ma basta aumentare la quantità per intossicarsi, con sintomi che vanno dalla nausea ai crampi, fino al battito cardiaco irregolare. Il mughetto contiene infatti "convallatossina", un glicoside dall'alta attività cardio-cinetica.

Crisantemo. È il simbolo della commemorazione dei defunti, ma del Crisantemo (Chrysanthemum) gli si riconoscono diversi usi. Gli agricoltori per esempio lo utilizzano per tenere lontani i conigli: la testa del fiore è tossica, soprattutto per gli animali. E seppure non in maniera letale, può provocare fastidi come orticaria, prurito, dermatite da contatto anche agli esseri umani. Dai suoi fiori si produce un insetticida naturale, il piretro, i cui effetti sull'uomo non sono pericolosi (almeno non quanto quelli degli insetticidi di derivazione sintetica). Come per tutte le piante la velenosità del crisantemo risponde a precise esigenze di difesa: un importante vantaggio sugli animali, davanti ai quali i fiori, a causa della loro immobilità, non possono fuggire.