I deserti più belli

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Che cosa vi ricorda? Una faccia imbronciata, una piramide rovesciata? Alla maggior parte delle persone questo strano masso del Deserto del Siloli, alle porte della Riserva Naturale Eduardo Avaroa (Bolivia), fa pensare ad un albero. Tanto che si è guadagnato il soprannome di “Árbol de Piedra” (“albero di pietra”).
In realtà si tratta di una roccia vulcanica “scolpita” dall’azione erosiva di vento e sabbia, che per il suo curioso aspetto è diventata la principale attrazione turistica della zona. Per vederla bisogna far la fila a qualunque ora e per evitare “ingorghi” gli organizzatori hanno imposto una regola: vietato sostare per più di mezz’ora accanto al macigno. Giusto il tempo di scattare qualche foto.

Un'altra opera d'arte "naturale"
Guarda tante altre facce di pietra

[E. I.]

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Guardate questi cactus, sono così giganteschi (arrivano fino a 13 metri di altezza) perché “mangiano” tanto.
I saguari (Carnegiea gigantea) infatti, subito dopo le rare piogge - nel deserto del Sonora in Arizona dove vivono non piove quasi mai – succhiano dal terreno, attraverso le potenti radici, 5 tonnellate di acqua. Chi l’avrebbe mai detto che l’acqua può fare ingrassare così? Gli esemplari più “in carne” possono arrivare a pesare anche 12 tonnellate, come un elefante di grossa taglia.
E fa anche bene: questi giganteschi vegetali sono molto longevi: possono vivere fino 200, forse 300 anni. Una piccola pianta grassa d’appartamento come la Echinocactus (comunemente chiamata “cuscino della suocera”) vive al massimo 80 anni.

Il nido scomodissimo dello scricciolo dei cactus (guarda)

[E. I.]

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Il comune girasole è solo una delle decine di specie con i gialli fiori appariscenti che appartengono al genere Helianthus. Altri girasoli, più piccoli e bassi, vivono un po' ovunque nell'America del nord, terra di origine della famiglia. Si possono trovare piccoli girasoli nelle praterie del centro degli Stati Uniti, ma anche tra le Montagne Rocciose e, come in questo caso, nel deserto del sud-ovest degli Stati Uniti. Recenti ricerche hanno dimostrato che quando due specie di girasoli si incrociano, è possibile che nasca una specie nuova, dai caratteri diversi da quelli delle specie "genitrici", ma robusta e resistente a condizioni ambientali severe.
© Science - Rieseberg

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Dietro a questi colori inusuali si nasconde la distesa di sabbia più antica della terra: è il deserto del Namib, sulla costa sudoccidentale dell’Africa.
Questo territorio, arido da più di 50 milioni di anni, si pensa che sia il deserto più antico del mondo. Ma non è l'unico record: una delle sue due dune soprannominata "big daddy" con i suoi 380 metri di altezza è tra le più alte mai viste.
Nonostante non piova molto (ma spesso c'è la nebbia) e i suoi corsi d'acqua siano praticamente asciutti, alcuni animali - e vegetali -  riescono a sopravvivere.
Come? Utilizzando alcune strategie.
Gli sciacalli per esempio leccano l'umidità dalle pietre, mentre le antilopi da queste parti hanno un sistema di termoregolazione interna che permette loro di sopravvivere nelle ore più calde della giornata.
La Nella foto, il deserto del Namib, in rosa, bagnato dall’oceano Atlantico (in giallo).

I colori sorprendenti del deserto di sabbia più vasto del mondo
Snowboard nel deserto e salti mortali tra le dune

[E. I.]

Foto: © NASA JPL

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Sembra il set di un film di fantascienza o un paesaggio dipinto. In realtà è una foto del parco nazionale Namib-Naukluft in Namibia, la quarta riserva naturale del mondo per estensione (è grande quanto la Svizzera). Si ritiene che il deserto di questo territorio sia il più antico del mondo, creatosi circa 55 milioni di anni fa.
Ma la desertificazione è tutt’ora un problema, causato sempre più spesso dall’uomo e dal surriscaldamento globale.
Proprio il 7 luglio scorso si è tenuto Live Earth, il primo concerto globale per salvare la Terra, promosso dall’ex vice presidente statunitense Al Gore per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale ai problemi legati ai cambiamenti climatici.
Madonna, Genesis, Police, Duran Duran, Red Hot Chili Peppers e molti altri per un totale di centocinquanta artisti si sono esibiti in nove città (Sydney, New York, Tokyo, Shanghai, Amburgo, Londra, Johannesburg, Rio de Janeiro e Washington) di sette diversi continenti, ininterrottamente per 24 ore di musica. Live Earth ha raggiunto il pubblico di tutto il mondo (2 miliardi di spettatori), ma riuscirà a cambiare qualcosa? Partecipa al nostro sondaggio.

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Chi ha detto che nel deserto c'è una vegetazione poco lussureggiante? Nel parco nazionale di Joshua Tree, in California, dove si congiungono il deserto del Colorado e quello di Mojave, per esempio, lo spettacolo è ben altro. Ci si può infatti imbattere in questi spinosi "barrel cactus" della California (Ferocactus cylindraceus) che possono anche raggiungere i due metri e mezzo di altezza.
Gli indiani usavano i fiori del cactus per uso alimentare, mentre usavano le sue spine come pungoli o aghi adatti anche a praticare tatuaggi.

© Jacob Sears

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Il deserto del Sahara è il più esteso del mondo: basti pensare che si estende per 5150 chilometri, da Est a Ovest, e per 1280 e 2250 chilometri, da Nord a Sud. Ben 26 volte l'estensione dell'Italia. Quando si pensa al deserto, si immaginano distese infinite di sabbia: ma nella maggior parte dei casi si tratta di territori aridi o semi-aridi dove rocce si alternano a sparuta vegetazione.
Quello della foto è il deserto più caldo del mondo: sugli altipiani dei monti Hoggar (in Algeria) si raggiungono infatti anche i 78 °C. Nel numero di Focus in edicola (n. 137), una carrellata fotografica mostra i più suggestivi luoghi aridi del mondo…

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Le dune più alte del mondo ve le aspettereste nel deserto del Sahara? Ebbene vi sbagliate: per trovarle bisogna andare in Mongolia, nel deserto del Gobi, dove si alternano a numerosi piccoli laghi. Questi ultimi sono sotto osservazione di un gruppo di studiosi cinesi e tedeschi che ne stanno ricostruendo l'origine e calcolando le possibilità di sopravvivenza: il loro livello d'acqua si sta infatti abbassando negli anni.
Ognuno di questi laghetti ha una concentrazione salina differente e questo determina la presenza di una fascia perimetrale di vegetazione o altrimenti l'esistenza di una spessa crosta di sale. Oltre all'osservazione da satellite (l'immagine qui accanto proviene dal microsatellite Proba dell'ESA), gli studiosi raggiungono la zona da perlustrare per le rilevazioni a bordo di cammelli.
Foto: © Esa

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Il lago Amadeus in Australia è uno dei tanti acquitrini salati del continente dove l'acqua, circondata dal deserto, scorre in solchi verso una depressione lunga circa 160 chilometri e larga 30: solo dopo piogge consistenti il livello dell'acqua raggiunge appena un paio di centimetri: subito dopo le precipitazioni l'acqua è dolce, ma sotto i raggi del sole evapora rendendo l'acqua salmastra e salata.
Il nome fu dato in onore del compositore Wolfgang Amadeus Mozart dal suo scopritore Ernest Giles, che lo scovò nel 1872 durante il suo primo viaggio attraverso il continente, ancora in larga parte sconosciuto.

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Tempeste di sabbia e polvere si sviluppano in luoghi dove il terreno è particolarmente arido e la vegetazione sparuta non è in grado di proteggere la zona dall'erosione. Se i venti raggiungono velocità elevate le particelle di polvere vengono spazzate nell'atmosfera oscurando il cielo con una coltre grigia. Dopo le tempeste più furiose è a volte impossibile far crescere del grano nelle zone colpite. Quella della foto è la tempesta occorsa nel deserto del Djourab (Chad), proprio nel centro del continente africano.
© Nasa

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La città di Mada'in Saleh (Arabia Saudita) nasconde un tesoro affascinante: più di cento tombe monumentali scavate nell'arenaria, ben conservate e risalenti al periodo d'oro di questa oasi, quando era tappa obbligata delle rotte commerciali, tra il 100 a.C. e il 100 d.C.. Funestata da antiche credenze che la consideravamo una città maledetta, è ora riscoperta dai turisti disposti a inoltrarsi nel deserto settentrionale saudita. La tomba di Qasr al-Farid è particolarmente spettacolare: scavata in un singolo monolite solitario nel deserto, mantiene ancora le effigi e i simboli religiosi scolpiti 2.000 anni fa.

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In pieno deserto del Namib (Namibia) si staglia il Massiccio Branberg, che arriva a un’altezza di 2600 metri ed è il più alto rilievo del intero stato africano. Questo enorme masso di granito dal diametro di circa 20-25 chilometri, abitato solo da alcune comunità di animali selvatici e ricoperta da piante endemiche, rappresenta però un importante sito archeologico dove sono stati rinvenuti graffiti risalenti a 2 mila anni fa.
Arida e con temperature che d’estate superano normalmente i 40 °C, questa formazione risalente a 120 milioni di anni fa influenza il clima della zona. Riesce ad attirare più acqua di quanta ne cada nel deserto: la pioggia poi si incanala nelle profonde fessure della montagna evaporando lentamente ai primi caldi.

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Immaginate una gigantesca aspirapolvere in grado di tirare su la sabbia del Sahara. È quello che succede qualche volta quando sull’Atlantico si forma un uragano. Le tempeste che nascono vicino alle coste africane, infatti, risucchiano una gran quantità di sabbia del deserto, aumentando, per questo motivo, la loro forza distruttrice. 
Almeno secondo gli scienziati della Nasa che stanno cercando di capire quali sono i fattori che alimentano la potenza di alcuni uragani. Ma non c’è solo la sabbia, gli scienziati stanno studiando anche quanto influisca il livello di umidità e la temperatura della superficie marina.
Nella foto, una tempesta di sabbia ripresa dal satellite nel 2006.
© Nasa

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Le più alte dune del mondo, che possono alzarsi fino ad un'altezza di 300 metri: sono quelle modellate dai venti litoranei africani che si abbattono sulla Namibia, e in particolare sul parco nazionale Namib-Naukluft. Questa enorme riserva ecologica comprende infatti un'estesa zona desertica e semi desertica dove sono di casa animali rari come la zebra di montagna di Hartmann. A testimoniare questo straordinario paesaggio l'occhio potente del telescopio Landsat 7. © Nasa

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Un mare di dune lineari quelle del Rub' al Khali, il deserto di sabbia più vasto del mondo: 650.000 chilometri quadrati che si estendono per la maggior parte sul territorio dell'Arabia Saudita, e poi tra Emirati Arabi, Oman e Yemen. È una delle zone più impervie del mondo per la sua aridità: non è popolata, se non per sporadici gruppi di Beduini che si avventurano e l'attraversano.
Le dune prendono la colorazione gialla per la presenza di minerali di ossido di ferro, blu per quella di argilla e limo.

© Nasa

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Sul più bello deve aver pensato che fosse meglio soffrire un po' che finire tra le fauci dei suoi aggressori. Così questa lince rossa (Lynx rufus) si è arrampicata su un saguaro - un cactus dalla forma a candelabro - alto 4 metri e mezzo per sfuggire a un branco di famelici cani selvatici del deserto di Sonora, in Messico. La poverina è apparsa pietrificata davanti all'obiettivo del fotografo che dopo averla ritratta, ha messo in fuga i predatori per consentirle di scendere. Il felino ha salvato così la pelle ma ha rimediato una bella dose di spine nelle zampe. I saguari (Carnegiea gigantea), anche detti cactus giganti, possono arrivare a sfiorare i 13 metri di altezza e sopravvivono fino a 200-300 anni.
Altre curiosità su queste piante

Che cosa vi ricorda? Una faccia imbronciata, una piramide rovesciata? Alla maggior parte delle persone questo strano masso del Deserto del Siloli, alle porte della Riserva Naturale Eduardo Avaroa (Bolivia), fa pensare ad un albero. Tanto che si è guadagnato il soprannome di “Árbol de Piedra” (“albero di pietra”).
In realtà si tratta di una roccia vulcanica “scolpita” dall’azione erosiva di vento e sabbia, che per il suo curioso aspetto è diventata la principale attrazione turistica della zona. Per vederla bisogna far la fila a qualunque ora e per evitare “ingorghi” gli organizzatori hanno imposto una regola: vietato sostare per più di mezz’ora accanto al macigno. Giusto il tempo di scattare qualche foto.

Un'altra opera d'arte "naturale"
Guarda tante altre facce di pietra

[E. I.]
10 Novembre 2008