I cambiamenti climatici sono irreversibili?

Possiamo contrastare il riscaldamento globale? Due scienziati spiegano che il global warming è ormai irreversibile, ma anche che i suoi effetti sono ancora contenibili. A patto di agire.

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Cambiamenti climatici: «il più grande nemico dell'azione è la confusione tra ciò che è irreversibile e ciò che l'azione stessa consentirebbe di evitare»

Damon Matthews della Concordia University di Montréal e Susan Solomon del MIT sostengono - in un recente articolo pubblicato sulla rivista Science - che politici, mass media e parte dell'opinione pubblica non hanno chiari due concetti chiave relativi al global warming:

1. la irreversibilità dei cambiamenti climatici in atto.
Il pianeta si sta riscaldando. È un dato di fatto ed è irreversibile.

2. La inevitabilità delle peggiori conseguenze possibili.
Ma la velocità con la quale il pianeta si riscalda e di quanti gradi aumenterà la temperatura media globale nei prossimi decenni sono fattori ancora nelle nostre mani e le nostre azioni li influenzeranno in modo significativo. Gli scenari peggiori, insomma, sono evitabili.

L'equivoco, sostengono Matthews e la Solomon, è spesso sfruttato dai politici per evitare scelte che non entusiasmano l'industria e che potrebbero pesare negativamente sull'economia.

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Matthews e la Solomon sono convinti che i cambiamenti climatici già avvenuti sono irreversibili, almeno su di una scala di qualche secolo, ma anche che i peggiori scenari prospettati per i prossimi decenni dai modelli climatici non siano un destino scolpito nella roccia. Se le emissioni di gas serra saranno ridotte, anche il trend del riscaldamento globale, negli anni a venire, diminuirà. In caso contrario, inevitabilmente aumenterà.

Cos'è la CO2 equivalente?

È un metodo che permette di confrontare l'impatto dei diversi gas serra riducendoli tutti, nei calcoli, a una quantità equivalente di anidride carbonica (CO2). Oltre a quest'ultima, altri gas serra di origine sia naturale sia antropica (ossia prodotti dall'uomo) sono: il vapore acqueo (H2O), il protossido di azoto (N2O, ossido di diazoto), il metano (CH4). Altri gas serra, ma di origine esclusivamente antropica, sono: i clorofluorocarburi (CFC) e altre molecole cloro-fluoro, e un'ampia gamma di gas alogenati, che hanno applicazioni civili (per esempio in anestesia) e militari (armi chimiche).

«Nel corso degli anni ho sentito molti politici affermare che la situazione è senza speranza, in qualche modo obbligata dalle emissioni già presenti in atmosfera», afferma Matthews, che considera questa posizione "una buona scusa per non agire". La sua critica si estende però anche agli studi scientifici che partono dal concetto che il tasso di aumento della temperatura globale sia ormai determinato, indipendentemente dalla quantità o dalla velocità di riduzione delle emissioni: «Il global warming c'è e ci sarà, ma il modo e la velocità con cui aumenteranno le temperature non sono ancora condizionati dal sistema climatico ma dalle nostre scelte».

Purtroppo, però, di tagli delle emissioni si parla soltanto, come dimostrano i fallimenti delle annuali conferenze sul clima. Nei Paesi industrializzati manca la volontà politica per intervenire su di un sistema economico che ogni giorno deve fare i conti con il miraggio dei PIL in crescita di Paesi come Cina e India.

Il lavoro di sintesi di Matthews e Solomon ha trovato abbondante eco nel mondo scientifico, nonostante vi siano parecchie sfumature differenti.

Come nel caso di Gavin Schmidt, climatologo della NASA al Goddard Institute for Space Studies di New York, che ritiene che eventuali azioni nella riduzione delle emissioni a breve termine non avrebbe un impatto rilevante sul sistema climatico almeno per un paio di decenni.

«Nel lavoro di Matthews e della Solomon c'è un messaggio di speranza»

Su posizioni più estreme, Katharine Hayhoe, climatologa presso la Texas Tech University, pensa che l'equivoco tra irreversibile e inevitabile sia molto più comune in ambito politico che altrove. La Hayhoe è convinta che nel lavoro di Matthews e della Solomon vi sia un messaggio di speranza e che una parte importante del problema sia «l'inerzia che ci porta a credere che ogni azione sia inutile. Ma agire», afferma, «è possibile, oltre che necessario».

Cambiamenti climatici: «il più grande nemico dell'azione è la confusione tra ciò che è irreversibile e ciò che l'azione stessa consentirebbe di evitare»

Damon Matthews della Concordia University di Montréal e Susan Solomon del MIT sostengono - in un recente articolo pubblicato sulla rivista Science - che politici, mass media e parte dell'opinione pubblica non hanno chiari due concetti chiave relativi al global warming:

1. la irreversibilità dei cambiamenti climatici in atto.
Il pianeta si sta riscaldando. È un dato di fatto ed è irreversibile.

2. La inevitabilità delle peggiori conseguenze possibili.
Ma la velocità con la quale il pianeta si riscalda e di quanti gradi aumenterà la temperatura media globale nei prossimi decenni sono fattori ancora nelle nostre mani e le nostre azioni li influenzeranno in modo significativo. Gli scenari peggiori, insomma, sono evitabili.

L'equivoco, sostengono Matthews e la Solomon, è spesso sfruttato dai politici per evitare scelte che non entusiasmano l'industria e che potrebbero pesare negativamente sull'economia.

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16 aprile 2013 | Silvia Ponzio