Costo della vita, alti e bassi dello spread, lavoro che manca. La crisi morde e gli italiani sono impegnati a cavarsela. Ma nonostante l'obiettivo sia arrivare alla fine del mese, non si dimenticano dell'ambiente. La cosiddetta “sensibilità ambientale” rimane inalterata. Lo rileva una ricerca che fa il punto su quanto siamo ecologici oggi rispetto a 15 anni fa. E i risultati sono interessanti.
Interesse recente
Il primo dato è che l’attenzione per l’ambiente – visto come un bene comune da tutelare – è recente: risale a circa 5 anni fa. Il tema non appassiona gli italiani (più preoccupati della crisi economica) ma minore preoccupazione non significa scarsa attenzione.
Eco-tech (16%)
Sempre connessi. Uno smartphone a loro non basta. Ne hanno almeno due. E uno di questi è super glamour: l'immancabile iPhone 5. L'importante è essere in comunicazione con il mondo. Perché sono molto sensibili a ciò che gli sta intorno: lo studiano, lo capiscono, lo rispettano.
Sostenibili (17%)
Se potessero, le carote le comprerebbero dal vicino di casa. Pur di non inquinare. Stanno attenti cosa e dove comprano. Tutto, o il più possibile a km 0, biologico ed equosolidale. Sono anche attenti a quanto consumano e come consumano. Insomma state attenti a lavarvi le mani a casa loro...
Non (for) profit (20%)
Il futuro sarà verde. Loro ne sono convinti. E succederà grazie a molte associazioni no profit che sono in grado di sensibilizzare sui temi ambientali. Si impiegano molto per questo, con grande ottimismo.
Retrò (20%)
Siccome lo fanno tutti, lo fanno anche loro. In realtà di come sta il mondo, l'ambiente e di come starà in futuro gli interessa poco. Anzi nulla. Fanno la raccolta differenziata perché si deve. Ma altrimenti per loro andava bene anche nel passato. Cambiare è faticoso.
Indifferenti (23%)
Snob, forse no. Pensano soltanto ai fatti loro. Cosa succede nel mondo a loro non interessa. E non li preoccupa neppure cosa accadrà in futuro.
Pericolo inquinamento
Le tematiche a cui gli italiani sembrano più sensibili sono quelle dell'inquinamento atmosferico: rispetto alla fine degli anni '90 (15 anni fa), il 75% degli intervistati ritiene che la qualità dell’aria sia peggiorata (e il 60% lo pensa anche dell'acqua).
Si ritiene che sia aumentato lo spreco energetico e le discariche abusive. Tutti questi problemi sono maggiormente sentiti nel Sud Italia.
La rivoluzione delle piccole cose
Tutti gli intervistati sono convinti che sia l'occasione per sentirsi parte di “una rivoluzione delle piccole cose” dove ognuno è invitato a fare la propria parte. Anche se sono consapevoli che il vero cambiamento culturale deve ancora arrivare e ci sarà soltanto se aiutato da leggi piuttosto dure”.
I giovani se ne sbattono
Gli adolescenti trattano invece l'ambiente con un certo distacco: tra loro non ne parlano, lo affrontano soltanto a scuola. Inoltre, alcuni lo considerano un argomento del passato quasi superato, nel mondo sempre più “virtuale e immateriale”.
Che cosa va meglio
Tuttavia gli italiani non vedono solo nero in tema ambientale: materiali riciclati, prodotti biologici e a chilometro zero, energie rinnovabili: sono tutti ambiti che gli italiani - indistintamente - riconoscono come passi avanti positivi fatti negli ultimi 15 anni.
Ma ci si aspetta una maggiore attenzione (e innovazione) dall'industria automobilistica, percepita ancora come troppo lenta nell'applicare politiche per l'ambiente.
L'80% degli intervistati, per esempio, comprerebbe un'auto elettrica.
I 5 eco-tipi
L’attenzione verso l’ambiente (o forse dovremmo dire: la tiepida indifferenza) è evidente se si analizzano i 5 profili di Italiani che i ricercatori hanno individuato in base al loro rapporto con l’ecologia (vedi box a lato).
I più numerosi sono gli indifferenti (24%) e questo non è un bel dato, seguiti da i Retrò (23%), i Non (for) profit (20%), i “sostenibili” (17%) e infine “eco-tech” (16%).
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Qualche dato sulla ricerca
L’indagine è stata commissionata da CONAI a IPSOS per capire come si sono modificati gli atteggiamenti degli italiani negli ultimi 15 anni.
L’indagine, effettuata tra il maggio e il luglio 2012, ha coinvolto telefonicamente 800 persone tra i 15 e i 75 anni. In più, sono stati realizzati 2 focus group on line con 8/10 persone ciascuno, rispettivamente con un campione di Italiani tra i 15 e i 18 anni (il primo) e 30/50 anni (il secondo).