Giornata Mondiale dell'Ambiente: diamo un taglio agli sprechi di cibo

La parola d'ordine di quest'anno è: conservare. Ma anche riflettere prima di acquistare alimenti che non consumeremo. Perché buttare cibo in spazzatura significa prosciugare e inquinare la Terra inutilmente.

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Il recupero delle arance dopo la chiusura di un mercato di Nizza. Un terzo dei prodotti alimentari finisce in spazzatura per errori di conservazione o distribuzione. Photo credit: Eric Gaillard/Reuters

"Pensa. Mangia. Conserva" è il motto del World Environment Day, la Giornata Mondiale per l'Ambiente indetta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il 5 giugno di ogni anno. L'imperativo del 2013 sarà, per ciascuno, ridurre lo spreco alimentare: la "foodprint", il nostro personale contributo allo sperpero di cibo cui si assiste continuamente.

Secondo la FAO, ogni anno nel mondo vengono gettate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Soltanto le nazioni ricche ne sciupano 222 milioni di tonnellate, quasi l'equivalente della produzione alimentare totale dell'Africa Subsahariana. Intanto, una persona su 7 nel mondo va a dormire affamata ogni sera e 20 mila bambini sotto i 5 anni di età muoiono di fame ogni giorno.

I paesi industrializzati e in via di sviluppo dissipano più o meno la stessa quantità di cibo, rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate. Ma è lo spreco pro capite a fare la differenza: i consumatori di Europa e Nord America buttano nella spazzatura dai 95 ai 115 chili di cibo ciascuno, mentre nell'Africa Subsahariana e nel sudest asiatico vanno gettati solo 6-11 chili di cibo all'anno. A provocare gli sprechi, nelle aree più povere del mondo, sono i problemi nella catena di produzione e distribuzione del cibo, dettati da bassa tecnologia, infrastrutture carenti e assenza di investimenti.

In quale paese si spende di più per il cibo?

Un terzo della produzione globale di cibo va sprecato o perduto, e questo dato con l'ambiente c'entra, eccome. Perché gettare via il cibo significa aver prodotto emissioni e consumato preziose risorse naturali a vuoto, mentre la Terra racimola le ultime energie per provare a sfamare i suoi 7 miliardi (per ora) di abitanti. La produzione alimentare occupa il 25% della terra abitabile ed è responsabile dell'80% della deforestazione, del 30% delle emissioni di gas serra e del 70% dei consumi d'acqua. Per produrre un litro di latte, per esempio, ne occorrono mille di acqua: se ci dimentichiamo del cartone nel frigo, avremo usato invano anche quella.

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Per ridurre la nostra impronta alimentare occorre scegliere prodotti dal minore impatto ambientale (alimenti organici, di stagione e a km zero) ma anche acquistare solamente i cibi che siamo sicuri di consumare, magari facendo la spesa più spesso e in modo "mirato".

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04 Giugno 2013 | Elisabetta Intini