Giaca, il gigantesco frutto multiuso

Ancora poco conosciuto in Occidente, il giaca è un alimento molto nutriente coltivato nel Sud Est asiatico. La sua versatilità potrebbe ridurre la fame in alcune aree del mondo.

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Una coppia di jackfruit pronti a essere raccolti. Ogni albero di giaca può produrre fino a centocinquanta frutti che possono arrivare a 40 cm di diametro e pesare fino a 30 kg. | Mikel Bilbao/VWPics/Redux/contrasto

Assomiglia al guscio di un armadillo e può pesare fino a 30 kg: è il giaca o jackfruit, il frutto da albero più grande del mondo. Diffuso in tutto il Sud Est dell'Asia, è conosciuto per le sue proprietà nutritive (che qualcuno considera addirittura "miracolose") e per la sua versatilità, specialmente in cucina.

 


Oggi anche l'occidente sta riscoprendo questo frutto davvero speciale: sui banchi del mercato di Chinatown a New York è possibile acquistarlo - sia intero, sia a fette - a cinque dollari al chilo. Purtroppo però rimane ancora difficile coltivarlo in aree con clima continentale o mediterraneo.

 

Il sincarpo, l'insieme dei carpelli saldati insieme (il carpello è una foglia serrara su se stessa con funzione riproduttiva, contenente i semi), racchiude numerosi frutti. Al loro interno si trovano grossi semi proteici e ricchi di ferro. | Branden Eastwood/Redux/contrasto

Versatile e nutriente. Il giaca custodisce all’interno della buccia numerosi frutti arancioni o gialli dalla polpa carnosa e calorica (95 kcal per 100 g) ricca di vitamina C. I grossi semi contenuti nei singoli frutti sono un’ottima fonte di proteine, potassio, calcio e ferro.

 


Se mangiato fresco ha un sapore di ananas e mela, mentre quando il giaca viene fatto cuocere per oltre un’ora prende un gusto simile a quello della porchetta. L’unica controindicazione di questo alimento è che deve essere consumato in breve tempo, poiché tende a marcire molto velocemente.

 

Oltre alla cucina. Non solo buono sulla tavola, ma anche fuori dalla cucina il jackfruit e il suo albero si prestano a numerosi altri utilizzi: dal frutto si ricava farina e una tintura (la stessa che utilizzavano i monaci buddisti per colorare le proprie vesti); dalle foglie cibo per animali; e dalla pianta legname e una sostanza appiccicosa usata come colla naturale.

 


Arma contro la povertà? Mentre in Bangladesh «ll jackfruit è il frutto nazionale e viene coltivato più o meno ovunque», come spiega la botanica Nyree Zerega del Chicago Botanic Garden, in India non viene quasi mai utilizzato, sebbene sia presente in natura in grandi quantità, poiché è considerato un alimento da poveri.

 

Tuttavia, le istituzioni locali stanno spingendo sempre più agricoltori da una parte a coltivare il frutto gigante per godere dei proventi delle esportazioni, dall’altra a incrementarne il consumo per risolvere i problemi di denutrizione di una cospicua parte della popolazione.

 

17 settembre 2015 | Silvia Malnati