Ghiacci artici al minimo storico

All'inizio del mese di marzo la riduzione dei ghiacci in prossimità del Polo Nord è vicina al record storico. La causa è da imputare nell'anomalia delle correnti a getto in alta quota.

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In questi giorni l’estensione dei ghiacci che coprono il Polo Nord è ridotta ai minimi storici per un periodo invernale. Se le condizioni non cambieranno entro fine mese, marzo 2015 potrebbe essere ricordato come il mese con la minor estensione di ghiacci invernali da quando si raccolgono informazioni dai satelliti.

 

I numeri. A fine febbraio i ghiacci artici si estendevano su un’area di 14,41 milioni di chilometri quadrati: ciò ha fatto del mese di febbraio 2015 il terzo febbraio con la minore estensione di ghiacci. L’area ghiacciata era di 940.000 chilometri quadrati inferiore alla media calcolata tra il 1981 e il 2010, e di soli 50.000 km quadrati superiore all’estensione minima dei ghiacci invernali rilevata nel 2005.

 

L'estensione dei ghiacci artici durante l'inverno negli ultimi anni.

 

Sarà record? Generalmente il mese di marzo vede la massima estensione dei ghiacci in prossimità del Polo Nord, come risultato del freddo invernale, prima di iniziare lo scioglimento primaverile ed estivo. Se nei prossimi giorni non si avrà un’inversione della situazione attuale, la riduzione invernale dei ghiacci artici del 2015 potrebbe segnare il nuovo record negativo.

 

Colpa delle correnti a getto. La riduzione maggiore si è osservata sull’area che si affaccia sull’Oceano Pacifico. Il fenomeno è spiegabile in quanto il mare è stato insolitamente caldo, tanto da registrare temperature fino a 6 °C  al di sopra delle medie. Una situazione inversa, che interessa però una piccola porzione di ghiacci, la si è osservata in prossimità del Canada del nord, dove i ghiacci sono più estesi rispetto alle medie.

 

L’insieme di queste situazioni è da imputare a un andamento anomalo dei jet stream, ossia delle correnti d’aria d’alta quota. Tali correnti, infatti, anziché formare anelli pressoché continui attorno al pianeta hanno dato origine a profonde ondulazioni. Ciò ha fatto sì che aria calda delle medio-alte latitudini venisse portata in prossimità di alcune aree polari, riscaldandole, e che aria fredda polare venisse trascinata verso latitudini più basse, raffreddandole notevolmente.

 

Oltre ad aver interessato i ghiacci polari, il fenomeno ha influito sul tempo meteorologico degli Stati Uniti, portando temperature sopra alle media in Alaska e temperature molto fredde, con violentissime tempeste di neve, sul settore orientale degli Stati Uniti e del Canada.

 

L'estensione dei ghiacci di quest'anno rispetto alla media. C'è una riduzione in prossimità dell'Oceano Pacifico e un aumento in prossimità del Canada.

 

Anomalie nel nord del pianeta. L’anomalia delle correnti a getto si è fatta sentire anche in Asia, portando maggiori quantità di neve in Nepal nel mese di gennaio e minori quantità in altre aree del continente.

 

Per interpretare questi andamenti non bisogna necessariamente chiamare subito in causa l’aumento della temperatura terrestre (il riscaldamento globale) in quanto le anomalie sono fenomeni che possono verificarsi in modo indipendente da ogni altro fenomeno in atto. Tuttavia, poiché nell’ultimo quinquennio le correnti a getto hanno mostrato anomalie ripetute si tratta anche di verificare, nei prossimi anni, se tutto ciò diventerà normalità. Nel qual caso sarà necessario trovare una spiegazione.

 

Le anomalie della copertura nevosa nel nord del mondo durante il mese di febbraio 2015.

 


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17 Marzo 2015 | Luigi Bignami