Il vulcano russo e i tramonti canadesi

Il Raikoke, in Kamchatka, ha seminato l'atmosfera di cenere e biossido di zolfo, colorando i tramonti in nord America.

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L'eruzione del vulcano Raikoke. |

È ormai da mesi che i canadesi vivono dentro un quadro impressionista: una volta al giorno, al tramonto, il cielo sopra le loro teste si tinge di giallo e viola. Uno spettacolo che si ripete regolarmente da giugno ogni volta che il sole scende sotto l'orizzonte, e il cui responsabile, come raccontano le immagini che arrivano dall'ISS e dai satelliti della NASA, che potete vedere in questo video di The Weather Network, sta a migliaia di chilometri di distanza. È un vulcano che si trova nell'arcipelago russo delle Curili (Pacifico settentrionale, sopra il Giappone), il Raikoke ("bocca dell'inferno" nella lingua locale, l'Ainu), che il 22 giugno scorso è esploso eruttando una nube che ha raggiunto i 17.000 metri di altezza, inondando l'atmosfera di cenere e biossido di zolfo.

 

Gran parte del materiale espulso dal vulcano è rimasto nella troposfera, il primo strato della nostra atmosfera, quello nel quale siamo immersi anche noi; una porzione significativa, però, è arrivata fino al secondo livello, la stratosfera, e da qui ha cominciato a viaggiare (letteralmente) sulle ali del vento fino ad arrivare sopra il continente americano. La presenza nell'aria di ceneri vulcaniche ha un effetto polarizzante sulla luce solare, mutando l'aspetto del classico tramonto: le particelle solforose, infatti, disperdono solo le frequenze del blu, che vanno a combinarsi con il rosso naturale dei tramonti per ammantare il cielo di uno spettacolare colore viola. Il fatto che il particolato di origine vulcanica non sia distribuito uniformemente sopra il continente nordamericano significa che non tutti hanno la fortuna di godersi un tramonto (o un'alba) viola; e lo show, tra l'altro, non andrà avanti per sempre: ancora un paio di mesi, il tempo per le ceneri vulcaniche di abbandonare la stratosfera e depositarsi al suolo, e le luci viola saranno solo un ricordo - almeno fino alla prossima eruzione.

 

26 settembre 2019 | Gabriele Ferrari
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