Natura

Effetto serra e produzione alimentare

È indispensabile riuscire a contenere il riscaldamento globale del pianeta entro i 2 °C, o ne soffrirà enormemente la nostra capacità di produzione alimentare.

Da tempo sono note le correlazioni tra l'aumento della temperatura globale media - ossia il riscaldamento globale indotto dai gas serra - e le varie problematiche legate alla produzione alimentare, ma finora la questione non era mai stata inquadrata a livello globale. Adesso però uno studio pubblicato su One Earth da un gruppo di scienziati delle università di Aalto (Finlandia) e Zurigo (Svizzera) analizza a fondo il problema: «L'aumento rapido e fuori controllo delle emissioni di gas serra potrebbe, entro il 2100, portare più di un terzo delle produzioni agricole globali al di fuori del cosiddetto spazio climatico sicuro, trasformando quelle aree in ambienti dove non è possibile produrre cibo», afferma Matti Kummu (università di Aalto).

Il 95 per cento della produzione agricola globale avviene nello spazio climatico sicuro, ossia regioni con caratteristiche ambientali definite dalla combinazione di tre fattori fondamentali: pioggia, temperatura e aridità. «Se riducessimo le emissioni fino a limitare l'aumento della temperatura media globale a 1,5-2 °C rispetto ai valori di riferimento, solo una parte della produzione alimentare si troverebbe in condizioni non adatte: dobbiamo puntare a questo», sottolinea Kummu. Gli fa eco il collega Matias Heino: «Agricoltura e allevamento si sono sviluppati in un clima relativamente stabile, durante un periodo in cui il riscaldamento globale è stato lento. Ma l'attuale continua crescita delle emissioni di gas serra può creare uno sbalzo nella temperatura e nuove condizioni ambientali tali per cui la produzione di colture alimentari e l'allevamento del bestiame non avranno il tempo per adattarsi».

I ricercatori hanno elaborato due scenari che si potrebbero realisticamente avere nel prossimo futuro: il primo basato sulla drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica, con il contenimento dell'aumento della temperatura entro i 2 gradi; il secondo basato invece sull'aumento continuo delle emissioni. Il lavoro ha anche tenuto conto delle differenti capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, a seconda delle varie regioni del mondo, e da tutto ciò si è arrivati a valutare gli effetti dei due scenari sulle 27 principali colture alimentari e sull'allevamento di 7 animali da fattoria.

Lo studio mostra che i cambiamenti climatici e le loro conseguenze colpiranno in modo profondamente diverso le varie regioni del mondo: su 177 Paesi presi in considerazione, nello scenario peggiore solo 52 rimarrebbero in uno spazio climatico sicuro nonostante l'aumento della temperatura. Tra questi molti Paesi europei, soprattutto del nord, mentre l'Europa meridionale avrebbe qualche problema, seppure non grave, e per l'Italia la situazione peggiore si avrebbe nel sud della penisola.

Nell'Africa sub-sahariana si avrebbero situazioni più gravi, e drammatiche in Benin, Ghana, Guinea-Bissau. In America del sud le conseguenze più gravi si avrebbero in Guyana, Suriname, Brasile; in Asia soprattutto in India e in Indocina.
 
A seconda dello scenario considerato, dall'8 al 31% dei terreni agricoli, e dal 5 al 34% degli allevamenti si verrebbe a trovare al di fuori dello spazio climatico sicuro e in Paesi con scarsa o nulla capacità di adattamento ai cambiamenti.

Sintesi grafica dei due scenari considerati dallo studio: a low emission (basse emissioni di gas serra, quindi contenimento dell'aumento della temperatura media globale entro i 2 °C) corrisponde una perdita dell'8% della produzione agricola e del 5% degli allevamenti, che entro il 2090 finirebbero al di fuori dello spazio climatico sicuro (SCS, safe climatic space). A high emission (alte emissioni di gas serra) le percentuali salgono, rispettivamente, al 31% e al 34%.
Sintesi grafica dei due scenari considerati dallo studio: a low emission (basse emissioni di gas serra, quindi contenimento dell'aumento della temperatura media globale entro i 2 °C) corrisponde una perdita dell'8% della produzione agricola e del 5% degli allevamenti, che entro il 2090 finirebbero al di fuori dello spazio climatico sicuro (SCS, safe climatic space). A high emission (alte emissioni di gas serra) le percentuali salgono, rispettivamente, al 31% e al 34%. © Matti Kummu et al., 2021

Lo studio ha considerato anche le foreste boreali, che si estendono dal nord America al nord Europa, attraversando la Russia: se l'aumento della temperatura media globale fosse contenuto entro i 2 °C, la superficie forestale potrebbe ridursi dagli attuali 18 a 14,8 milioni di chilometri quadrati entro il 2100; se la temperatura dovesse crescere di più, la copertura forestale si ridurrebbe a 8 milioni di chilometri quadrati. Il cambiamento sarebbe drammatico in nord America, dove nel 2000 le foreste boreali coprivano circa 6,7 ​​milioni di chilometri quadrati: nel 2090 potrebbero ridursi a un terzo. La situazione potrebbe essere anche peggiore per la tundra artica: lo studio stima che potrebbe sparire completamente, se non si mitigherà l'aumento della temperatura, mentre cresceranno la foresta tropicale secca e le zone desertiche tropicali.

26 maggio 2021 Luigi Bignami
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