Natura

Dove vivono le piante endemiche in Italia

Un ampio rilevamento sulle località in cui sono state descritte le piante italiane ha svelato un quadro complesso, ma non catastrofico
 

Un folto gruppo di botanici italiani ha analizzato su tutto il territorio nazionale lo stato di quelli che si chiamano “loci classici degli endemismi italiani”.

La frase descrive i siti in cui sono state scoperte per la prima volta, e quindi descritte scientificamente, specie botaniche che vivono solo in Italia. Le entità analizzate sono 1.216 (tra specie e sottospecie) per un totale di 1.536 località.

Utilizzando strumenti informatici come analisi spaziali e dati satellitari, gli studiosi (che hanno pubblicato le loro ricerche sulla rivista Biological conservation) sono arrivati a un quadro preciso per le più preziose specie italiane.

Ricchezza mediterranea. Poiché questi siti sono di solito in luoghi molto ricchi di specie e spesso in zone protette, lo studio è servito anche per conoscere lo stato delle zone italiane più interessanti dal punto di vista della biodiversità e della protezione della natura. I siti segnalati potrebbero anche essere suggerimenti per aumentarne la protezione nelle zone più interessanti. I risultati dicono che la maggior parte dei siti importanti, 1134, sono nella regione mediterranea. Altri sono nella regione alpina (306) e pochi (96) nella zona continentale. Con questo confermando che le zone mediterranee sono quelle più ricche di biodiversità.

Il trend è uguale anche per le specie cosiddette “narrow endemic”, cioè le piante con un’area di distribuzione molto piccola: sono 197 nel Mediterraneo, 41 nella regione alpina e 25 in quella continentale. La maggior ricchezza di specie appartiene alla Sicilia (307), seguita dalla Sardegna (186) e dalla Toscana (108). Com’era previsto, molte specie sono endemiche delle isole, perché è proprio nelle regioni lontane dalla terraferma che evolvono specie particolari, in seguito a vari meccanismi di speciazione.

Lontano dalle coste. Purtroppo in molte zone le aree di distribuzione delle piante si sono molto ristrette. «Le piante che sono state descritte sulle montagne si trovano in buone condizioni», dice Gianniantonio Domina, ricercatore all’Università degli Studi di Palermo, «perché le montagne sono state sfruttate solo dal secondo dopoguerra. I luoghi che hanno risentito di maggiori trasformazioni sono quelli delle coste e delle zone umide». Un altro risultato interessante dice che le aree protette attualmente istituite in Italia ospitano un grande numero di specie endemiche: 1030 loci classici, dei 1536 iniziali, sono in aree protette.

Questo deriva dal fatto che già al momento della scoperta e della descrizione delle specie le aree studiate erano più ricche in biodiversità. Oppure che stabilire zone come i parchi nazionali è un sistema efficace per proteggere le specie endemiche. Il Parco Naturale con il maggior numero di località in cui sono state descritte piante solo italiane è quello delle Madonie, in Sicilia, con 73, seguito dalle Apuane, con 50.

Microriserve. Questo risultato sottolinea l’importanza della protezione della natura per la conservazione della biodiversità. E, come fanno notare gli autori, dovrebbe spingere a istituire altre zone che conservano la biodiversità vegetale: non nuovi parchi nazionali o regionali, che spesso sono tali solo sulla carta, ma piccole o piccolissime “microriserve” non più grandi di 20 ettari, che sono più facili da proteggere e gestire.

7 settembre 2017 Marco Ferrari
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